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Jenny Dogliani
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Artissima invita quest’anno a concepire un Manuale Operativo per Nave Spaziale Terra, ispirandosi all’omonimo libro di Richard Buckminster Fuller. La fiera chiama la comunità di giovani galleristi e operatori culturali a riflettere sul senso di abitare il nostro pianeta, adottando prospettive inedite, sfidando le consuetudini e abbracciando un futuro di responsabilità collettiva e innovazione.
La parola ad Antonia Bergamin, fondatrice di Galatea.
In che modo un’opera o un artista hanno fortemente trasformato il suo modo di abitare il nostro «pianeta-mondo», influenzando il suo sguardo critico e la sua azione curatoriale?
In qualità di gallerista – e non di curatrice – mi sono sempre affidata a curatori come il mio socio Tomas Toledo, o a collaboratori esterni per costruire la struttura curatoriale dei nostri progetti. Detto questo, la mia visione è stata profondamente influenzata dall’arte concettuale. Sono entrata in questo campo quindici anni fa e ciò che mi ha colpito fin dall'inizio sono state le sottigliezze e i messaggi nascosti presenti nelle opere di artisti come Cildo Meireles, Jac Leirner e Luis Camnitzer. Mi hanno insegnato che un semplice gesto può cambiare completamente la nostra percezione del mondo in cui viviamo. Questo stesso approccio continua a ispirarmi ancora oggi, e lo vedo chiaramente in una generazione più giovane di artisti come Carolina Cordeiro – che presenteremo ad Artissima – e Allan Weber, che ampliano queste strategie concettuali in un nuovo contesto.
Nella sua pratica di gallerista, come concilia l’intuizione e la capacità di affrontare l’imprevisto con le esigenze di pianificazione e il rigore necessari ad affrontare le sfide del nostro tempo?
Nel contesto di una galleria indipendente che opera in Brasile, queste due cose non sono mai separate. L'intuizione e la pianificazione coesistono in ogni decisione che prendiamo. Non possiamo permetterci di affidarci solo a una strategia a lungo termine o solo all’istinto: ci muoviamo costantemente tra le due cose per navigare in realtà sociali, politiche ed economiche complesse e per rimanere reattivi nei confronti degli artisti con cui lavoriamo.
Se potesse trasmettere un’istruzione alle prossime generazioni di artisti e operatori culturali, quale messaggio essenziale, idealmente ispirato al pensiero di Buckminster Fuller, vorrebbe lasciare per guidarli in questo viaggio collettivo?
Non lasciarsi intrappolare dai risultati a breve termine. C’è una pressione crescente a ottenere risultati immediati e ad assumere posizioni rapide e visibili. Ma il lavoro più significativo, sia esso artistico o istituzionale, richiede tempo e talvolta decisioni scomode che rivelano la loro importanza solo nel lungo periodo. Bisogna rimanere fedeli a ciò che conta davvero, anche quando non viene immediatamente ricompensato.
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NEW ENTRIES FOR FUTURE | Artissima 2025
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