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Jenny Dogliani
Leggi i suoi articoliSi è spenta Maria Sole Agnelli, figura storica della famiglia Agnelli e ultima rappresentante della generazione nata tra gli anni Venti e Trenta che ha attraversato, da protagonista o da testimone diretta, il lungo Novecento industriale italiano. Con la sua scomparsa si chiude simbolicamente la stagione dei fratelli Agnelli cresciuti all’ombra della Fiat e del capitalismo familiare che ha segnato la storia economica e sociale del Paese. Nata nel 1925, Maria Sole era figlia di Edoardo Agnelli e Virginia Bourbon del Monte, e sorella di Gianni Agnelli, Susanna, Umberto, Clara, Cristiana (98enne, l’unica ancora in vita) e Giorgio
A differenza di altre figure più esposte della famiglia, ha mantenuto per tutta la vita un profilo riservato, senza rinunciare però a ruoli pubblici e responsabilità istituzionali. Tra gli incarichi più noti, l’esperienza come sindaco di Campello sul Clitunno, in Umbria, negli anni Sessanta: un impegno nella politica locale che rifletteva una concezione ancora novecentesca del ruolo pubblico, legata al territorio, alla comunità e a un’idea di servizio più che di rappresentanza mediatica. Accanto a questo, la passione per l’equitazione, coltivata ad alto livello anche in ambito sportivo. Sul piano familiare, Maria Sole Agnelli è stata un punto di raccordo tra la generazione storica e quelle successive: zia di John Elkann, Lapo Elkann e Ginevra Elkann, ha vissuto il passaggio da una struttura industriale fortemente identificata con la Fiat a un sistema più articolato, finanziario e globale, oggi guidato da Exor. In questo senso, la sua figura incarna una continuità genealogica e culturale più che un ruolo operativo diretto negli asset industriali contemporanei.
Il legame con il mondo dell’arte e della cultura si inserisce nel più ampio ecosistema culturale costruito attorno alla famiglia Agnelli. In particolare, il suo nome è associato alla Fondazione Agnelli, di cui è stata presidente, contribuendo a orientarne l’attività verso la ricerca, l’educazione e la produzione di conoscenza. Un approccio coerente con una visione della cultura come infrastruttura civile, piuttosto che come ambito di rappresentanza. Insieme alla sua generazione, cresciuta prima e dopo la seconda guerra mondiale, ha vissuto il potere economico come responsabilità pubblica intrecciando industria, politica, cultura e vita civile in modo strutturale.
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