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Daria Berro
Leggi i suoi articoliL’11 dicembre la Direzione generale Digitalizzazione e Comunicazione del Mnistero della Cultura e la Europeana Foundation hanno firmato un accordo strategico volto a rafforzare il ruolo dell’Italia nell’infrastruttura digitale che rende accessibili i contenuti culturali dei Paesi dell’Unione Europea. Siglato a Roma al termine degli Stati generali del Digitale nella Cultura (10-11 dicembre), è il primo Memorandum d’Intesa di questo tipo tra la Fondazione con sede all’Aia e uno Stato membro. Obiettivo dell’accordo è potenziare la digitalizzazione e la condivisione del patrimonio culturale italiano a livello europeo, favorendo applicazioni in ambiti come ricerca, turismo e nuove tecnologie, inclusa l’Intelligenza Artificiale
L’intesa rafforza l’impegno del Ministero che fa capo ad Alessandro Giuli nello sviluppo dello spazio comune europeo dei dati per il patrimonio culturale, di cui Europeana è responsabile, e mira ad accelerare il contributo italiano a questa infrastruttura strategica. In base all’accordo il MiC si impegna a conferire almeno 10 milioni di record digitali aggregati relativi al patrimonio culturale entro il 2026, puntando a rendere l’Italia il principale contributore nazionale allo Spazio Dati comune. Nodo nazionale di aggregazione sarà l’Istituto centrale per la digitalizzazione del patrimonio culturale-Digital Library.
«Con la firma di questo Memorandum d’Intesa compiamo un passo decisivo nella costruzione dell’infrastruttura digitale del patrimonio culturale italiano, in piena coerenza con la Raccomandazione del 2021 sullo Spazio Dati comune europeo per il patrimonio culturale, è il commento del Direttore generale Digitalizzazione e Comunicazione del MiC, Andrea De Pasquale. Grazie alla collaborazione con la Europeana Foundation potremo rafforzare il ruolo della Direzione generale Digitalizzazione e Comunicazione e della Digital Library come snodo nazionale per l’aggregazione, la qualità e l’interoperabilità dei dati, mettendo a sistema il lavoro avviato con CulturaItalia e aprendolo a una scala del tutto nuova. Questo investimento nei dati, nei professionisti e nelle infrastrutture digitali significa rendere il patrimonio più accessibile, fruibile e riutilizzabile, a servizio della comunità scientifica, dell’educazione, del turismo e delle nuove applicazioni basate su tecnologie avanzate come il 3D e l’intelligenza artificiale. È una sfida che affrontiamo con senso di responsabilità e con la consapevolezza che la ricchezza del patrimonio italiano può e deve contribuire in modo determinante alla costruzione dello Spazio Dati europeo e del futuro digitale della cultura».
«L’Italia si colloca già con orgoglio tra i primi dieci Stati membri dell’UE che contribuiscono a Europeana e allo Spazio Dati, sottolinea Martina Bagnoli, presidente del Supervisory Board della Europeana Foundation. La nostra rete di istituzioni e professionisti del patrimonio culturale in tutta Italia è vivace e in costante crescita e, grazie a questa partnership, la Europeana Foundation e il Ministero della Cultura uniscono le forze per costruire il futuro digitale della cultura in Europa. Entro il 2026, l’Italia sarà il Paese che fornirà il maggior numero di contenuti a Europeana e allo Spazio Dati, un traguardo che mi rende estremamente orgogliosa, e che darà un impulso concreto al sostegno e al coinvolgimento delle istituzioni culturali di tutto il Paese: dalla maggiore accessibilità delle innovazioni tecnologiche nel 3D e nell’IA, alla condivisione di buone pratiche e all’individuazione di soluzioni comuni».
La Europeana Foundation, dal canto suo, fornirà supporto tecnico, formazione e assistenza. «Ci troviamo in una fase decisiva, sostenuta da un rinnovato impulso politico nell’ambito dell’agenda digitale dell’UE e dall’ambizione di fare dell’Europa il continente dell’Intelligenza Artificiale, ha dichiarato Harry Verwayen, direttore generale della Europeana Foundation. Dati affidabili e multilingue sono il motore dell’Intelligenza Artificiale europea, e lo spazio comune dei dati per il patrimonio culturale è destinato a fornirli. Gli Stati membri sono essenziali: i loro patrimoni digitali e il loro impegno costituiscono le fondamenta dello Spazio Dati, alimentandone il potenziale di innovazione».
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