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Stampa alla gelatina di sali d’argento, da "Bingo 1974"

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MIART NEW DIRECTIONS | Montrasio Arte

In vista della trentesima edizione di Miart, una serie di conversazioni con le gallerie protagoniste della fiera per delineare una mappa di orientamenti, strategie e visioni

Jenny Dogliani

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Le gallerie di montrasio arte fin dal 1939 incoraggiano la conversazione intergenerazionale fra artisti emergenti e correnti creative contemporanee, sfidando le narrative della critica tradizionale. Sempre un passo avanti nel cogliere le sensibilità dell'atmosfera creativa, negli anni 60 montrasio accoglie nei suoi spazi eccellenze del panorama artistico italiano come Fontana, Tancredi e Burri; oggi è la terza generazione Montrasio a portare avanti gli ideali del proprio nome e ampliare gli orizzonti delle gallerie ad artisti internazionali, con esposizioni dedicate a Christo e Jeanne-Claude, Joseph Beuys, Gordon Matta-Clark. Ma montrasio arte si dedica anche a coltivare giovani talenti e artisti emergenti attraverso la collaborazione con enti internazionali, la promozione, e l'erogazione della Harlem Studio Fellowship: l'obiettivo è quello di ampliare la portata comunicativa dell'arte, rendendo accessibile un dialogo in costante trasformazione. 

Francesca e Ruggero Montrasio

Il tema della trentesima edizione di miart è New Directions, un concetto che richiama il jazz e l’idea di variazione sul tema attraverso l’improvvisazione. Nel vostro percorso di galleristi, vi siete mai trovati in una situazione in cui avete dovuto contare sulla vostra capacità di improvvisazione?
La capacità di improvvisare è strumentale nella misura in cui si possiede una profonda conoscenza della propria materia e più in generale un grande bagaglio culturale. Pensiamo alla figura ad esempio di Franco Russoli e alla capacità di contaminare (oggi si direbbe ibridare) autori di epoche differenti con competenza assoluta improvvisando con un rigore scientifico senza eguali. Diremmo quindi che improvvisare non è per tutti, per uscire dallo spartito e’ indispensabile una profonda competenza.


Le fiere d’arte giocano un ruolo significativo per le gallerie. Qual è l’obiettivo di esporre a una fiera internazionale come miart?
La fiera per noi coincide con l’opportunità di presentare i progetti in essere, spesso gli stand sono di carattere monografico e-o tematico. Una fiera di respiro internazionale come miart permette di far conoscere autrici e autori che per differenti ragioni da tempo non si affacciano a un panorama di respiro internazionale.


Con quali artisti, tipologie di opere e concept curatoriale partecipate a miart?
A miart presenteremo le opere di Gordon Matta-Clark del quale stiamo una monografia realizzata con la collaborazione dell’Estate nella persona di Jessamyn Fiore. L’altra parte dello stand è dedicata ad un dialogo tra dipinti e plastiche. Leoncillo e Leonardo Cremonini, Nedda Guidi e Alfredo Chighine, Mario Ballocco e Manuela Cirino, Giorgio Bellandi e Amilcare Rambelli, Mattia Moreni e Giacinto Cerone, Arturo Martini e Anselmo Bucci.


Milano è ricca di musei e gallerie, ma è anche la città della moda e del design. Quanto questo ecosistema ibrido si riflette sul pubblico e sul collezionismo che frequenta miart?
La contaminazione fra mondi apparentemente diversi è oggi la base del collezionismo più evoluto. Il design come la moda sono un volano formidabile per miart. Meno art victim e più cultural addicted è il nostro obiettivo.

Jenny Dogliani, 07 aprile 2026 | © Riproduzione riservata

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