Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Francesco Piperno
Leggi i suoi articoliSe Kandinsky vedeva nell'eclissi una forma universale e Alma Thomas ne traduceva la vibrazione luminosa in colore, Wolfgang Tillmans compie un'operazione diversa. Per lui l'eclissi non è tanto un'immagine quanto un metodo. È il momento in cui la fotografia viene costretta a interrogare i propri limiti.
L'interesse dell'artista tedesco per i fenomeni astronomici attraversa gran parte della sua ricerca. Nel 1998 realizza Total Solar Eclipse Grid, una sequenza fotografica che documenta le diverse fasi di un'eclissi totale. Più che inseguire la spettacolarità dell'evento, Tillmans costruisce una griglia di osservazione quasi scientifica, nella quale ogni variazione di luce diventa un dato percettivo. L'immagine registra il divenire del fenomeno. Tillmans studia in maniera analitica e simbolica il "magico evento", per esempio quando osserva i "postumi" dell'eclisse ogni mese nei giorni successivi alla Luna nuova. Quella sottile falce lunare appare completata da un tenue disco illuminato non dal Sole, bensì dalla luce riflessa dalla Terra. È la cosiddetta earthshine, la "luce cinerea" della Luna.
Ed è proprio questo che interessa a Tillmans, questa "sublime" inversione dello sguardo. Normalmente pensiamo alla Luna come corpo illuminato dal Sole. Qui invece è la Terra a diventare sorgente luminosa. Un fenomeno discreto, quasi invisibile, che modifica completamente la percezione del cielo. È una dinamica che attraversa tutta la sua pratica artistica. Da oltre trent'anni Tillmans fotografa cellule, carta fotografica, onde radio, cieli stellati, pixel digitali, strutture architettoniche, superfici liquide e corpi umani con la stessa attenzione. L'universo macro e quello microscopico finiscono per appartenere allo stesso sistema di osservazione.
Nei cicli sull'eclissi convivono infatti fotografie astronomiche, immagini delle radici di un albero, dettagli del cemento armato, superfici lunari, schermi digitali e le celebri opere della serie Silver, nelle quali il processo chimico della fotografia diventa esso stesso immagine. Anche gli annuari astronomici collezionati dall'artista fin dagli anni Settanta entrano nell'allestimento come strumenti di ricerca, testimonianza di un interesse coltivato ben prima che diventasse soggetto espositivo. Per Tillmans la fotografia non serve a dimostrare ciò che esiste. Serve a verificare come esiste. Ogni immagine nasce dall'incontro tra materia, luce e tempo, gli stessi elementi che rendono possibile un'eclissi.
Non sorprende allora che questo fenomeno ritorni nella sua opera. L'eclissi è forse la manifestazione più evidente del carattere instabile della visione: il Sole continua a essere presente proprio mentre scompare; la Luna diventa visibile grazie a una luce che non le appartiene; ciò che osserviamo dipende interamente dalla posizione relativa dei corpi nello spazio. Come da tradizione, Tillmans continua a cercare fenomeni che richiedono pazienza. Le sue fotografie chiedono allo spettatore di rallentare, di accettare che vedere significhi anche attendere. L'eclissi, in fondo, è questo: un'immagine che esiste soltanto per pochi minuti e che obbliga chi guarda a prendere coscienza della fragilità della percezione. È probabilmente per questa ragione che continua ad affascinare Wolfgang Tillmans. Non perché oscuri il Sole, ma perché illumina il funzionamento stesso dello sguardo.
Wolfgang Tillmans
Wolfgang Tillmans
Francesco Piperno
Leggi i suoi articoliAltri articoli dell'autore
L’artista è morto a 43 anni in un incidente sulla spiaggia di Copacabana, a Rio de Janeiro. Ex seminarista, Cass aveva costruito una ricerca nella quale l’eredità del Neoconcretismo brasiliano incontrava iconografia cattolica, filosofia e spiritualità carmelitana. Colore e forme geometriche diventavano strumenti per superare la contrapposizione tra razionalità e percezione: nella sua ultima personale a Porto aveva definito questa ricerca «geometria sensibile».
Julian Schnabel e Pietro Moretti a confronto alla Paggeria Arte di Sassuolo: due generazioni e due linguaggi diversi per interrogare la pittura tra materia, realtà, memoria e racconto
In occasione dell'eclissi solare del 12 agosto, Il Giornale dell'Arte dedica una serie di approfondimenti alle opere che hanno trasformato i fenomeni astronomici in linguaggio artistico. Con Wall Eclipse (2004), Olafur Eliasson non rappresenta un'eclissi: la ricrea artificialmente nello spazio espositivo, trasformando luce, ombra e movimento in un'esperienza percettiva che coinvolge direttamente lo spettatore.
In occasione dell'eclissi solare del 12 agosto, Il Giornale dell'Arte dedica una serie di approfondimenti alle opere che hanno trasformato i fenomeni astronomici in linguaggio artistico. Nel Mer et soleil (1925) Max Ernst guarda al cielo attraverso il Surrealismo: il Sole smette di essere un fenomeno naturale e diventa un'immagine dell'inconscio, sospesa tra paesaggio, alchimia e sogno.



