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Stefano Luppi
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Per la sua ultima curatela in qualità di direttore del MAMbo-Museo d’Arte Moderna di Bologna Lorenzo Balbi, qui insieme a Fulvio Chimento, sceglie il duo Cuoghi Corsello, Monica Cuoghi (Mantova, 1965) e Claudio Corsello (Bologna, 1964), che dal 16 ottobre al 10 gennaio 2027 trasforma la Sala della Ciminiere del museo con la personale «Tra le nuvole».
Al centro della mostra, un inedito intervento ambientale costruito attorno alla presenza fantasmatica di «Quadrupede», definito dagli artisti «un essere che non ha i sensi come noi uomini, ma diversi». Soggetto ormai iconico nella ricerca di Cuoghi Corsello, «Quadrupede» è utilizzato attraverso diversi medium dalla metà degli anni Novanta. In mostra, come spiegano gli artisti nell’intervista che segue, due esemplari renderanno l’ambiente espositivo onirico e rarefatto. A emergere indirettamente attraverso tale «simbolo», raffigurato nei decenni con il disegno, il fumetto e la scultura, è l’attenzione per gli ambienti, gli spazi pubblici e le vecchie architetture che Cuoghi Corsello ha spesso abitato, trasformandole in luoghi di vita, produzione e condivisione. Una pratica divenuta così centrale nel loro lavoro.
Dal 1994 per un decennio gli artisti hanno infatti occupato alcuni stabilimenti industriali dismessi del quartiere Mazzini di Bologna, come, ad esempio, gli ex Magazzini generali raccordati della Banca Del Monte rinominati «Il Giardino dei Bucintori», l’ex fabbrica di materassi Silma ribattezzata «Cime Tempestose» e un’ex concessionaria Fiat. Questi luoghi venivano trasformati in abitazione, studio, museo delle proprie opere e spazi per attività e incontri.
Il vostro sodalizio artistico dura ormai da quarant’anni. Come e quando è iniziato?
Monica Cuoghi: Nel 1986 all’Accademia di Belle Arti, ho chiesto a Claudio la sua graffettatrice in prestito, non ci conoscevamo di persona prima.
In che modo il sodalizio si è modificato nel corso del tempo?
M.C.: All’inizio cercavamo una parte «centrale» nelle tracce unite delle nostre opposte personalità, una classicità cuoghicorselliana nella quale nasceva uno stile nuovo, diverso da noi prima. In seguito, abbiamo scelto di esporre e pensare anche a progetti più personali, le varie singolarità di entrambi premevano di essere espresse, firmando sempre tutto Cuoghi Corsello.
Claudio Corsello: Se all’inizio tutto si fondeva, poi abbiamo lavorato anche per accostamenti, con le nostre attitudini contrastanti, oppure lasciando libere le briglie.
Se doveste riassumere in pochi concetti i temi della vostra poetica, quali usereste?
M.C.: Morte, ironia, vedere lo spirito anche della polvere. Una sensazione di ordine universale che garantisce un equilibrio anche nella mostruosità e apparente incongruenza.
C.C.: Il caos, il paradosso e la fascinazione per il trascendente. Non è però una scelta consapevole, ci siamo trovati a passare di là...
Nella vostra pratica l’opera sembra spesso nascere da processi di esplorazione, accumulazione e trasformazione. Qual è il rapporto con il processo creativo? Concepite l’opera secondo il progetto iniziale o apportate cambiamenti durante l’iter?
M.C.: «La vita nasce senza l’attesa, attendi prima di agire». Questa frase, tratta da «il libro magico» che uso da trent’anni (il Libro Sincronico del popolo di Damanhur), dà un senso interpretativo aperto a questa domanda. In ogni caso il processo, come ogni cosa nella realtà, si modifica continuamente.
C.C.: Il gioco è la mia carta.
Tra gli autori del passato avete, ad esempio, molto interesse per Marcel Duchamp, Christo, Dadaismo e Costruttivismo russo, ma anche per Morandi, Ontani ed Eva Marisaldi. Ci sono altri nomi nel vostro pantheon?
M.C.: Bastet, Pan, Ecate, Tripura Sundari, Horus, Odino, Freya, Amateratus. Tengri... È il nostro pantheon. Dimenticavo l’importantissima Iside.
C.C.: Da un pantheon tra le nuvole vedo, tra i fumi, i musicisti, Sunn O))) fino al nichilismo di No New York.
La mostra al MAMbo è una rilettura critica del vostro percorso o, piuttosto, una nuova opera costruita attraverso lavori precedenti?
M.C.: La mostra che si apre il 16 ottobre è un’installazione unica, un progetto nato due anni fa quando abbiamo saputo, per merito del fervido lavoro di Fulvio Chimento, dell’accoglienza nel museo di Bologna, il quale sarà il protagonista nella sua fisicità, interpreterà «Quadrupede», un personaggio da noi inventato nel 1994. Nella seconda fase che si aprirà il primo dicembre, come nel caso di un calendario dell’Avvento pieno di doni, riempiremo le pareti libere sin dall’inizio con un’ampia selezione di moquette e tele dipinte o vuote perché esposte nel passato come elementi importanti nella loro pura essenza; saranno allestite fitte come una carta da parati: i sogni di quadrupede dal 2001 al 2020. Di questi anni ci sarà quasi tutto il girato di quello che abbiamo dipinto, senza scegliere tra «il giusto o lo sbagliato» o tra «ciò che funziona o che non funziona», mescolando stili e ricerche libere, ed esprimendo in alcuni casi una maldestra ignoranza. Questa ulteriore mostra nella mostra è merito di Lorenzo Balbi, che ci ha chiesto un’idea per mostrare anche un lavoro più storico e complessivo del nostro operato.
C.C.: Del resto i parametri del giudizio sono così sfarfalleggianti... spesso con il tempo amiamo e scegliamo ciò che ci sembrava orribile e sbagliato.
Il titolo della mostra, «Tra le nuvole», suggerisce una condizione di sospensione, transizione o instabilità: qual è il suo rapporto con i lavori esposti? E come trasformate le Ciminiere?
M.C.: I quadrupedi interpretati dal museo saranno un paesaggio celeste, probabilmente ci aiuteranno ad ampliare i nostri sensi interiori nascosti attraverso il convivere dentro a questo particolare loro mondo. Per accentuarne le peculiarità desidererei fosse spento il riscaldamento.
C.C.: Portiamo questa suggestione con la speranza di renderci tutti più frivoli, leggeri.
E come sarà il percorso?
Non c’è percorso, la fruizione è a piacere, specchiarsi, perdersi.
Cuoghi Corsello «Quadrupede volante», 2023 Sintografia Courtesy Cuoghi Corsello
Cuoghi Corsello «Zio», 2023 Sintografia Courtesy Cuoghi Corsello
Stefano Luppi
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