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Una doppia immagine firmata Wolfgang Tillmans

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Una doppia immagine firmata Wolfgang Tillmans

L'ombra del Sole. Come l'eclissi ha attraversato la storia dell'arte

Il 12 agosto il cielo europeo sarà attraversato dalla prima eclissi totale di Sole visibile dal continente dal 1999. Da presagio divino a oggetto di osservazione scientifica, fino a esperienza percettiva nell'arte contemporanea, il fenomeno ha accompagnato per secoli l'evoluzione dello sguardo occidentale. Un viaggio tra pittura, fotografia e ricerca contemporanea per capire come pochi minuti di oscurità abbiano trasformato il modo di rappresentare il mondo.

Francesco Piperno

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Il 12 agosto 2026 il cielo europeo assisterà alla prima eclissi totale di Sole osservabile dal continente dal 1999. Per pochi minuti la Luna oscurerà completamente il disco solare, trasformando il giorno in un crepuscolo improvviso. È uno dei fenomeni astronomici più spettacolari che esistano, ma anche uno dei più rappresentati nella storia dell'arte. Per oltre duemila anni pittori, incisori, fotografi e artisti contemporanei hanno cercato di raccontare quell'istante in cui la natura sembra sospendere le proprie regole. Cambiano le immagini, cambia il linguaggio, cambia perfino il significato dell'eclissi: ciò che resta immutato è il fascino esercitato da un evento che continua a mettere in discussione il nostro modo di guardare il mondo.

Per gli antichi un'eclissi non era un fenomeno astronomico ma un evento politico e religioso. Il Sole che scompariva annunciava guerre, carestie, cadute di imperi o l'ira delle divinità. L'arte non cercava di rappresentarne il dato naturale, bensì il valore simbolico. Ancora nel Medioevo l'oscuramento del cielo compare frequentemente nelle Crocifissioni come manifestazione cosmica della morte di Cristo, dove il Sole e la Luna partecipano al dramma sacro. Più che descrivere un fenomeno, gli artisti raccontavano una frattura nell'ordine del mondo. Con il Rinascimento cambia radicalmente il rapporto tra arte e natura. Leonardo da Vinci dedica pagine fondamentali allo studio della luce, delle ombre e dei fenomeni atmosferici, inaugurando una nuova stagione dell'osservazione. L'eclissi smette progressivamente di appartenere soltanto al linguaggio della fede per entrare in quello dell'indagine. Non interessa più soltanto ciò che significa, ma il modo in cui modifica la percezione dello spazio, della luce e del paesaggio. È la stessa rivoluzione che trasforma la pittura occidentale: dall'interpretazione simbolica alla conoscenza della realtà attraverso l'osservazione.

Tra Settecento e Ottocento il fenomeno assume una nuova dimensione. Il Romanticismo vede nell'eclissi una delle manifestazioni più potenti del sublime: quella condizione in cui la natura supera la capacità dell'uomo di comprenderla e dominarla. Non è un caso che proprio in questo periodo il cielo diventi uno dei grandi protagonisti della pittura europea. Tempeste, tramonti, aurore ed eclissi raccontano un universo che appare improvvisamente immenso rispetto alla fragilità dell'osservatore. La luce non è più soltanto uno strumento della rappresentazione, ma il soggetto stesso dell'opera. Il Novecento introduce un'ulteriore trasformazione. L'eclissi diventa un terreno d'incontro tra arte e scienza. Emblematica è la figura del pittore americano Howard Russell Butler, protagonista di numerose spedizioni astronomiche. Durante i circa due minuti della totalità prendeva appunti rapidissimi annotando forma, colore e intensità della luce per ricostruire successivamente il dipinto in studio. Le sue opere non documentano semplicemente un evento astronomico: trasformano l'osservazione scientifica in esperienza pittorica, dimostrando come rigore analitico e sensibilità artistica possano convivere nello stesso sguardo.

Alla stessa stagione appartengono le rare fotografie dell'eclissi del 1932, probabilmente realizzate da astronomi universitari americani. Le immagini registrano la corona solare e la progressione dell'oscuramento con precisione quasi scientifica, ma rivelano anche una sorprendente qualità estetica. La sequenza delle diverse fasi dell'eclissi restituisce il tempo stesso del fenomeno, trasformando un documento astronomico in una riflessione visiva sul movimento e sulla durata. Con l'arte contemporanea cambia ancora il punto di vista. Non interessa più soltanto l'eclissi, ma gli effetti che produce sullo sguardo. Tra gli artisti che hanno lavorato più intensamente su questo tema c'è Wolfgang Tillmans, autentico "cacciatore di eclissi", che ha seguito il fenomeno in diverse parti del mondo. Nella serie dedicata all'eclissi del 1998 ad Aruba non fotografa soltanto il Sole oscurato, ma anche il paesaggio, le ombre a falce proiettate dalle foglie, il mutamento improvviso della luce e dell'atmosfera. «Si vedeva arrivare l'ombra alla velocità di un aereo», ha raccontato l'artista. «Poi apparve la corona: un anello di fuoco gelido. Per tre minuti il cielo diventò nero, si vedevano le stelle. Poi era di nuovo giorno». L'eclissi diventa così un'esperienza percettiva prima ancora che astronomica, un evento capace di modificare simultaneamente la visione del mondo e la coscienza di chi osserva.

Questa ricerca trova numerose affinità con molta arte contemporanea che ha fatto della luce uno dei propri materiali privilegiati. Dalle installazioni immersive di James Turrell agli ambienti di Olafur Eliasson, ciò che interessa non è tanto rappresentare il fenomeno naturale, quanto costruire condizioni percettive che mettano in crisi la nostra abituale esperienza dello spazio. L'eclissi, in questo senso, rappresenta una sorta di installazione perfetta realizzata dalla natura: un evento che, per pochi minuti, modifica contemporaneamente luce, colore, temperatura, paesaggio e comportamento umano. Forse è proprio questo il motivo per cui le eclissi continuano ad affascinare gli artisti. Per pochi minuti il mondo rimane identico e, allo stesso tempo, completamente diverso. Non cambiano le cose, cambia il modo in cui le vediamo. Ogni epoca ha trovato nell'eclissi un significato differente: un presagio, una manifestazione del divino, un laboratorio scientifico, un'esperienza estetica. Più che raccontare il cielo, la storia delle eclissi nell'arte racconta l'evoluzione dello sguardo umano. Ed è probabilmente questa la sua eredità più duratura: ricordare che ogni grande trasformazione dell'arte nasce, prima ancora che da un'immagine nuova, da un modo nuovo di osservare il mondo.

Francesco Piperno, 10 agosto 2026 | © Riproduzione riservata

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