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Il gabbiano davanti al padiglione polacco

Courtesy of JD

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Il gabbiano davanti al padiglione polacco

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L’installazione più vera della Biennale? Un gabbiano con «problemi di gestione del territorio»

La natura sta guarendo? Forse no. Però ha capito benissimo dove ottenere visibilità internazionale

Michelangelo Tonelli

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Ai Giardini della Biennale di Venezia quest’anno c’è un’opera che ha davvero fermato il pubblico. Non è un’installazione sonora in otto atti sul collasso dell’Occidente, né un video di quaranta minuti proiettato al contrario dentro una stanza buia. È un gabbiano. Con tre uova. E parecchia voglia di farsi rispettare. Durante l’anteprima VIP della Biennale, il consueto pellegrinaggio di curatori vestiti di lino, collezionisti e critici armati di espressione severa procedeva a ritmo sostenuto tra un padiglione e l’altro. Poi, all’improvviso, la processione rallentava davanti al Padiglione polacco per una madre gabbiano che ha deciso di fare ciò che nessun ufficio stampa aveva previsto: nidificare lì, in mezzo all’arte contemporanea.

Il personale del padiglione, con la solennità riservata di solito alle opere fragili o ai finanziatori importanti, ha persino allestito una barriera protettiva attorno al nido. Un cartello avvertiva i visitatori di non avvicinarsi troppo all’animale, descritto — con un certo understatement veneziano — come«irascibile» e dotato di «becco molto affilato». Traduzione: il gabbiano è pronto a difendere la sua maternità con più convinzione di un curatore davanti a una domanda sensata.

E in effetti la scena aveva qualcosa di irresistibile. Mentre dentro i padiglioni si discuteva di crisi climatiche, identità liquide e apocalissi post-capitaliste, fuori una creatura perfettamente reale covava tre uova ignorando del tutto il sistema dell’arte e le sue liturgie. In Biennale dove spesso bisogna leggere tre pagine di testo per capire se quello davanti a noi sia un’opera o un estintore, il gabbiano ha avuto il merito raro della chiarezza. Nessun concept, nessuna mediazione curatoriale, nessuna dichiarazione artistica. Solo una madre, tre uova e un istinto territoriale degno di un bodyguard all’ingresso del privé.
La natura sta guarendo? Forse no. Però ha capito benissimo dove ottenere visibilità internazionale.

Michelangelo Tonelli, 12 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

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