Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Redazione
Leggi i suoi articoliParigi. L'Icom, International Council of Museum, ha presentato ieri all'Institut du Monde Arabe di Parigi una «lista rossa» delle antichità libiche a rischio a causa della guerra civile in corso.
La settimana scorsa si era diffusa la notizia che milizie dell'Isis erano entrate a Sabratha, sito costiero a una settantina di km da Tripoli in cui sorge un importante e ben conservato teatro romano; al momento però non si registrano distruzioni deliberate di reperti e monumenti da parte degli estremisti quali purtroppo si sono viste nei mesi scorsi in Iraq e in Siria. Dalle valutazioni dell'Icom tuttavia a correre rischi sarebbero anche Cirene, colonia greca fondata nel 631 a.C., Leptis Magna, roccaforte romana nell'Africa settentrionale, le pitture rupestri preistoriche di Tadrart Acacus, e l'antica città presahariana di Ghadames. La Libia, sottolinea l'Icom, è nel caos, con due governi rivali: uno a Tripoli, sostenuto dalle milizie isalamiche, l'altro, riconosciuto internazionalmente, a Tobruk.
Scopo della Lista rossa di emergenza dei beni culturali libici a rischio, Emergency Red List of Libyan Cultural Objects at Risk, è mettere in guardia i funzionari doganali, le forze di polizia e il mercato dell'arte sulla possibilità che vengano messe in circolazione e vendute opere frutto di saccheggi. Finanziata dal Dipartimento di Stato statunitense, la Lista è stata redatta da Vincent Michel, direttore della missione archeologica francese in Libia, con la collaborazione di altri esperti internazionali.
La pubblicazione non è un elenco specifico di antichità rubate, ma illustra le categorie al momento più vulnerabili, a rischio di distruzione, saccheggio e vendita sul mercato nero: arte rupestre preistorica, lastre con iscrizioni in greco, punico, latino e arabo, sculture, busti funerari femminili velati, pitture murali e mosaici, sarcofagi, gioielli e monete.
Dal 2000 sono ormai 15 le «liste rosse» dell'Icom: le ultime due, pubblicate lo scorso giugno e nel 2014, riguardano rispettivamente l'Iraq e la Siria, mentre si lavora alle liste dei beni culturali a rischio nell'Africa Occidentale (con particolare attenzione all'emergenza in Mali), nello Yemen e nel Sud-Est dell'Europa.
Articoli correlati:
Sabratha in mano all'Isis
Furti diffusi, ma nessun saccheggio
Quella testa a Londra veniva da Sabratha
Domitilla Minor è tornata in Libia
Sabratha, rifugio dei lealisti di Gheddafi
Libia, Galan «terrorizzato» per Sabratha e Leptis Magna
Tra gli esempi di tipologie di opere a rischio elencate nella Lista rossa compilata dall'Icom figurano busti funerarui femminili velati, come questo, del IV secolo, proveniente dalla necropoli di Cirene, ora al Louvre. Foto: © Musée du Louvre, 2006, Paris / Daniel Lebée and Carine Deambrosis
Redazione
Leggi i suoi articoliAltri articoli dell'autore
Il 15 ottobre all’Accademia di Belle Arti di Brera una giornata internazionale di studi ricostruisce la stagione in cui artisti, intellettuali e galleristi trasformarono Milano in uno dei principali laboratori dell’arte europea. I risultati confluiranno in un volume bilingue pubblicato da Silvana Editoriale
Da BKV Fine Art a Milano, «De Sanguine», la collettiva nata da un progetto di Gabriele Tinti, riunisce 46 opere dall’arte antica alla contemporaneità per indagare il sangue come simbolo sacro, immagine del sacrificio e testimonianza della violenza. Dal martirio nella pittura del Cinque e Seicento alle sperimentazioni di Marina Abramović, Andres Serrano e Regina José Galindo, la mostra esplora il confine tra corpo, vita e morte, affiancando al percorso espositivo un volume di poesie e saggi critici
I protagonisti del mercato antiquario • Un viaggio esclusivo dietro le quinte nel panorama del mercato italiano per scoprire le gallerie storiche e i visionari mercanti d’arte che custodiscono il patrimonio culturale del paese, con tutti gli appuntamenti in arrivo e le date da non perdere
A Bergamo, il 9 e 10 ottobre, AIEM e GAMeC riuniscono educatrici, pedagogiste e ricercatrici per due giornate di formazione dedicate al rapporto tra patrimonio culturale, pratiche educative, partecipazione e trasformazione sociale



