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Leoncillo, la materia che brucia: a Milano una mostra attraversa quarant'anni di ricerca

Dal 16 settembre al 14 novembre Palazzo Belgioioso ospita Perché più bruci, prima personale di Leoncillo organizzata dalla galleria in collaborazione con la Fondazione Leoncillo. Curata da Lorenzo Fiorucci, Alberto Salvadori e Azalea Seratoni, la mostra ripercorre quattro decenni di ricerca attraverso sculture e opere su carta, mettendo al centro il rapporto tra natura, gesto e trasformazione della materia.

Bianca Castelbarco Albani

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A oltre mezzo secolo dalla sua scomparsa, Leoncillo continua a occupare una posizione singolare nella storia della scultura italiana del Novecento. Pur essendo spesso identificato con la ceramica, il suo lavoro supera ogni classificazione tecnica per imporsi come una delle ricerche più radicali sul rapporto tra materia, forma ed espressività. Dal 16 settembre al 14 novembre Palazzo Belgioioso di Milano gli dedica Perché più bruci, prima mostra personale dell'artista organizzata dalla galleria in collaborazione con la Fondazione Leoncillo e curata da Lorenzo Fiorucci, Alberto Salvadori e Azalea Seratoni.

L'esposizione attraversa circa quarant'anni di attività, riunendo sculture e opere su carta che consentono di seguire l'evoluzione di un linguaggio capace di trasformare la ceramica in un mezzo pienamente contemporaneo. Più che una ricostruzione cronologica, il progetto individua alcune costanti della ricerca di Leoncillo, mettendo in evidenza la continuità di un pensiero che dalla figurazione giunge progressivamente a una forma di astrazione fortemente organica.

Al centro del percorso emerge il motivo dell'albero, presenza ricorrente sin dagli anni Trenta. Nei primi disegni dedicati agli ulivi il paesaggio diventa già un organismo vivente, una struttura capace di suggerire analogie con il corpo umano e con la crescita della materia. Questa intuizione accompagnerà tutta la produzione successiva, trasformandosi nelle figure pastorali e mitologiche delle prime sculture e riaffiorando, in forma sempre più essenziale, nelle opere della maturità. L'albero rappresenta infatti molto più di un soggetto iconografico. Costituisce una matrice formale attraverso cui Leoncillo costruisce un dialogo continuo tra natura e corpo, tra energia vitale e tensione plastica. È da questa relazione che nasce una concezione della scultura come organismo in trasformazione, lontana dalla monumentalità classica e orientata invece verso una materia instabile, aperta, continuamente attraversata da forze interne.

Negli ultimi anni della sua ricerca questa tensione raggiunge il punto di massima intensità. Le grandi sculture astratte sembrano rinunciare definitivamente alla rappresentazione per affidarsi al gesto, alla lacerazione della superficie, alla violenza controllata della materia. Fessure, incisioni, spaccature e fratture non costituiscono effetti decorativi, ma diventano il luogo stesso in cui la forma prende vita. È proprio in queste opere che Leoncillo anticipa alcune delle questioni centrali della scultura europea del secondo dopoguerra. La ceramica perde definitivamente la dimensione artigianale con cui era stata a lungo identificata e assume la forza di un linguaggio autonomo, capace di confrontarsi con le ricerche informali e con la nuova sensibilità materica che attraversa l'arte degli anni Cinquanta e Sessanta.

Il titolo della mostra, Perché più bruci, richiama questa continua tensione tra distruzione e rigenerazione. Il fuoco, elemento indispensabile alla ceramica, diventa metafora del processo creativo stesso, in cui la materia viene sottoposta a una trasformazione irreversibile. È una poetica che trova nella fragilità apparente della terracotta una straordinaria capacità di resistenza espressiva. Negli ultimi anni il lavoro di Leoncillo è stato oggetto di una crescente attenzione critica e museale, che ne ha consolidato il ruolo tra i protagonisti della scultura italiana del Novecento. La mostra milanese si inserisce in questo processo di rilettura, proponendo una chiave interpretativa che mette al centro non tanto l'evoluzione stilistica dell'artista quanto la coerenza di una ricerca sviluppata intorno al rapporto tra natura, gesto e materia.

Bianca Castelbarco Albani, 07 luglio 2026 | © Riproduzione riservata

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