Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Image
Image

L'eclissi come esplosione di luce: Alma Thomas e il cielo che diventa colore

In occasione dell'eclissi solare del 12 agosto, Il Giornale dell'Arte propone una serie di brevi approfondimenti dedicati alle opere che hanno trasformato i fenomeni astronomici in immagini. Tra queste, Eclipse (1970) di Alma Thomas, ultimo capitolo della sua serie Space, traduce il raro allineamento tra Sole e Luna in una vibrante costruzione cromatica, dove l'astrazione diventa esperienza della luce, del tempo e del cosmo.

Francesco Piperno

Leggi i suoi articoli

Quando il 7 marzo 1970 un'eclissi totale di Sole attraversò la costa orientale degli Stati Uniti, milioni di persone alzarono lo sguardo verso il cielo. Tra loro c'era anche Alma Thomas (1891-1978), che trasformò quell'esperienza astronomica in uno dei dipinti più intensi della sua ultima stagione creativa: Eclipse. L'opera appartiene alla celebre serie Space, realizzata negli ultimi anni della sua vita, quando la pittrice americana aveva ormai superato i settant'anni e guardava con crescente interesse tanto alle missioni Apollo quanto alle immagini provenienti dall'esplorazione spaziale. L'universo, per Thomas, non rappresentava un territorio lontano da descrivere scientificamente, ma uno spazio di energia, ritmo e trasformazione.

Al centro della tela compare un nucleo blu profondo, quasi un vuoto cosmico. Attorno si sviluppano anelli concentrici costruiti attraverso centinaia di piccole pennellate rettangolari, cifra stilistica dell'artista, che si espandono in una sequenza di gialli, aranci, rossi, verdi e azzurri. La composizione è volutamente decentrata: l'eclissi non appare immobile, ma sembra attraversare lentamente lo spazio, suggerendo il movimento della Luna davanti al Sole. È un'immagine sorprendentemente fedele al fenomeno reale. Durante un'eclissi totale il disco lunare oscura completamente il Sole e lascia emergere la corona solare, normalmente invisibile perché nascosta dalla sua intensa luminosità. Thomas non cerca una rappresentazione naturalistica dell'evento, ma ne restituisce l'esperienza percettiva: quel momento sospeso in cui il cielo cambia colore, la luce perde consistenza e il tempo sembra rallentare.

A differenza di molti artisti astratti del Novecento, Alma Thomas non utilizza il colore per allontanarsi dal mondo visibile. Al contrario, lo impiega per avvicinarsi a fenomeni che sfuggono alla rappresentazione tradizionale. Le sue superfici vibrano come organismi viventi, trasformando la pittura in una registrazione della luce. In questo senso Eclipse dialoga idealmente con la ricerca impressionista sulla percezione, ma ne amplia radicalmente l'orizzonte. Se Monet inseguiva le variazioni della luce terrestre, Thomas guarda oltre l'atmosfera. L'evento astronomico diventa il punto di partenza per riflettere sull'infinito, sulla posizione dell'essere umano nell'universo e sulla possibilità che la pittura renda visibile ciò che normalmente sfugge allo sguardo.

Realizzato nel 1970, Eclipse conclude la serie Space e rappresenta una delle ultime grandi opere dell'artista. È anche il simbolo di una stagione culturale segnata dall'entusiasmo per la conquista dello spazio, quando arte e scienza sembravano condividere la stessa tensione verso l'ignoto. Oggi quel dipinto continua a ricordare che un'eclissi non è soltanto un fenomeno astronomico. È uno dei rarissimi momenti in cui il cielo modifica improvvisamente il proprio ordine apparente. Alma Thomas sceglie di non raccontare l'allineamento tra Sole e Luna, ma lo stupore che quell'allineamento produce. Ed è forse proprio questo il compito dell'arte: trasformare un evento misurabile in un'esperienza interiore.

Francesco Piperno, 11 agosto 2026 | © Riproduzione riservata

Francesco Piperno

Leggi i suoi articoli

Altri articoli dell'autore

In occasione dell'eclissi solare del 12 agosto, Il Giornale dell'Arte dedica una serie di approfondimenti alle opere che hanno trasformato i fenomeni astronomici in immagini. Con Eclipse of the Sun II (1975), Roy Lichtenstein abbandona temporaneamente l'immaginario del fumetto per confrontarsi con uno degli eventi più spettacolari del cosmo, traducendolo nel linguaggio essenziale della geometria e della Pop Art.

In occasione dell'eclissi solare del 12 agosto, Il Giornale dell'Arte dedica una serie di approfondimenti alle opere che hanno trasformato i fenomeni astronomici in linguaggio artistico. Per Wolfgang Tillmans il cielo è un laboratorio percettivo dove fotografia, tempo e materia mettono continuamente in discussione il nostro modo di vedere.

L'Eclissi di sole a Venezia dell'8 luglio 1842 è una delle più sorprendenti rappresentazioni di un fenomeno astronomico nella storia dell'arte occidentale. Il dipinto è stato analizzato dagli astronomi per verificarne l'accuratezza e rivela un equilibrio raro tra osservazione scientifica, rigore prospettico e interpretazione poetica, facendo di Caffi un precursore del dialogo tra arte e scienza.

Il 12 agosto il cielo europeo sarà attraversato dalla prima eclissi totale di Sole visibile dal continente dal 1999. Da presagio divino a oggetto di osservazione scientifica, fino a esperienza percettiva nell'arte contemporanea, il fenomeno ha accompagnato per secoli l'evoluzione dello sguardo occidentale. Un viaggio tra pittura, fotografia e ricerca contemporanea per capire come pochi minuti di oscurità abbiano trasformato il modo di rappresentare il mondo.

L'eclissi come esplosione di luce: Alma Thomas e il cielo che diventa colore | Francesco Piperno

L'eclissi come esplosione di luce: Alma Thomas e il cielo che diventa colore | Francesco Piperno