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Luana De Micco
Leggi i suoi articoliDopo gli attentati dell’Isis, che hanno gettato Parigi nel terrore, assume un altro significato la mostra che, nella cripta della basilica di Saint Denis, la violenta periferia multietnica a nord della città da cui sarebbe partito l’ordine della strage del 13 novembre, propone abiti dal taglio medievale firmati da uno stilista di confessione islamica, Lamyne M.
I plissé delle gonne e dei bustini dei «Grandi abiti reali» sono allestiti fino al 30 aprile sotto le volte delle cappelle e, nella loro luce innaturale, questi abiti giganteschi posati su discreti manichini assumono le sembianze di alte colonne dalle forme femminili.
Lamyne M. ha avuto l’idea originale di ispirarsi alle statue di gisant dei monumenti funerari delle regine di Francia sepolte nel mausoleo reale della basilica gotica. Ma se i modelli sono di altri tempi, i tessuti sono nelle materie più varie, pregiati o di fabbricazione industriale, moderni o ispirati alle tradizioni di Paesi lontani. Alcuni abiti sono confezionati con la tela di jeans o il jersey delle tute da sport. Alcuni riprendono i tessuti wax di cotone trattati con la cera che si usano per i perizomi africani, altri ancora rinviano agli abiti della Cina di Mao.
Ogni modello porta il nome della regina che lo ha ispirato. Una lunga tunica russa con la mantella nera allacciata in vita ricorda la bella Fredegonda, che da serva alla corte di Soissons divenne regina dei Franchi di Neustria sposando il re Chilperico I. L’abito in due pezzi con le cravatte annodate che scendono al centro della gonna, come i cordoni che si portavano nel Medioevo, ricorda Isabella d’Aragona, la regina che, incinta di sei mesi, morì cadendo da cavallo nei dintorni di Cosenza rientrando dall’ultima Crociata, pochi mesi dopo aver indossato la corona. L’abito di Giovanna II di Navarra, figlia di Luigi X «L’Attaccabrighe», stroncata dalla peste, ha invece una bella e ampia ruota.
I modelli realizzati per la mostra sono tredici: otto sono esposti nella basilica (che ogni anno accoglie 170mila visitatori), gli altri sono sparsi in diversi luoghi della città, dal Musée d’Art et d’Histoire al Théâtre Gérard Philipe. Ma visitando la mostra, frutto di un progetto del Centre des Monuments Nationaux, non si possono dimenticare le tensioni del quartiere in cui è allestita e si ha la sensazione che la dimensione estetica si intrecci a quella politica e sociale: a Saint Denis non poteva essere diversamente.
Per la realizzazione del progetto, Lamyne M., nato in Camerun nel 1977 ma attivo in Francia, ha coinvolto giovani del quartiere e associazioni locali. Lo stilista rende omaggio alla storia di Francia e alle sue regnanti, ma anche ai sapori e ai colori del mondo della cittadina di periferia, gettando un ponte, e forse anche un messaggio di speranza, tra storia e presente, tra l’armoniosa struttura medievale della basilica, la cui facciata è stata di recente restaurata, e i «mostri» di cemento della banlieue.
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