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Lin Shan, «Swaying Mimosas», 2024 (particolare)

Courtesy dell’artista e di Don Gallery, Shanghai

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Lin Shan, «Swaying Mimosas», 2024 (particolare)

Courtesy dell’artista e di Don Gallery, Shanghai

Le promesse coreane contraddistinguono Paris Internationale 2026

Nella capitale francese torna l’anti-fiera accessibile e di qualità che agli stand tradizionali preferisce le pareti di edifici storici insoliti. Quest’anno ha scelto gli spazi di Quai de Valmy 187-189

Nei giorni affollati dai numerosi appuntamenti collaterali che ruotano intorno ad Art Basel Paris, Paris Internationale si è ritagliata uno spazio su misura e un’identità forte e precisa. Nata nel 2015 da un gruppo di galleristi desiderosi di affermare un nuovo modello di fiera, meno standardizzato, più curatoriale e più sostenibile economicamente, la manifestazione ha sviluppato quest’idea nel tempo con un format agile e apprezzato dagli addetti ai lavori quanto dal pubblico. Fedele alla sua impostazione nomade, l’edizione di quest’anno, in programma dal 20 al 24 ottobre (con Vip preview il 19), ha scelto gli spazi di Quai de Valmy 187-189, nel cuore del quartiere di Canal Saint-Martin, per ospitare una sessantina di gallerie di arte contemporanea, compresi alcuni spazi non-profit, provenienti da 19 Paesi diversi.

L’allestimento è come di consueto affidato agli architetti svizzeri Christ & Gantenbein secondo la cifra caratteristica della kermesse: non stand tradizionali ma semplici pareti in edifici storici o insoliti della città, trasformati e valorizzati dal dialogo con le opere d’arte. L’accessibilità della fiera si rivela non solo nella gratuità dell’ingresso per i visitatori ma anche in costi ridotti per chi espone e nell’assenza di gerarchie precostituite che permette la coabitazione e lo scambio fra gallerie internazionali già affermate e altre emergenti. Così, fra le presenze consolidate, oltre alle gallerie fondatrici Ciaccia Levi (Parigi/Torino) e Gregor Staiger (Zurigo/Milano), ci saranno nomi come greengrassi (Londra), Gaga (Città del Messico), Don (Shanghai), Magician Space (Pechino), Kendall Koppe (Glasgow), Clima (Milano). Quindici le new entry, fra cui le italiane Fonti (Napoli) e Gian Marco Casini (Livorno) e poi Blank Projects (Cape Town), Corpus (Cambridge), El apartamento (La Habana/Madrid/Miami) e Mountains (Berlino). 
Nell’ambito dei progetti speciali è previsto un percorso che propone installazioni di grande formato e performance, coinvolgendo tanto le gallerie espositrici quanto altre esterne, invitate, anche allo scopo di favorire collaborazioni e nuove sperimentazioni. 

Una novità di questa edizione è rappresentata dalla presentazione di una vetrina dedicata alle gallerie coreane emergenti, sviluppata insieme al Korea Arts Management Service (Kams). Un’opportunità per queste giovani realtà orientali che permette loro di conoscere direttamente il mercato dell’arte europeo, di costruire relazioni internazionali durature e di sviluppare la loro presenza all’estero. Fra gli artisti che si potranno trovare in fiera si segnalano Richard Walker con «Untitled (Pink)» del 2023, una visione in bilico fra realtà e astrazione (da Corpus gallery), l’artista angolano Kiluanji Kia Henda con l’installazione «Eyes Without a Soul (1)» del 2024, da galleria Fonti, Lin Shan con la natura antropomorfa di «Swaying Mimosas» del 2024 (da Don gallery) e Costanza Candeloro con un lavoro sul linguaggio come mezzo di contestazione, «Tout le temps de vie est temps de travail», alla galleria Martina Simeti (Milano).

Elena Correggia, 17 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

Elena Correggia

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