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Antonio Aimi
Leggi i suoi articoliIl 15 dicembre 2024 in Messico si sono conclusi i lavori del Treno Maya e da quel giorno i turisti possono compiere un viaggio relativamente vicino alle coste dello Yucatán, attraversare questa penisola e tornare al punto di partenza, con la possibilità, eventualmente, di una deviazione per la moderna città di Palenque, a due passi dall’omonimo centro maya. Complessivamente il percorso della linea ferroviaria è di 1.554 km con 34 stazioni e collega siti archeologici molto visitati tra i quali Chichén Itzá, Tulum e Palenque, che nel 2025 hanno registrato rispettivamente 2.182.034, 1.300.000 e 670mila ingressi. Parallelamente, i tratti aperti al pubblico del Treno Maya nel 2024 hanno registrato 790mila passeggeri, saliti a 1 milione e 510mila nel 2025 e nei primi due mesi dell’anno corrente, secondo il direttore della società che ha in gestione il Treno.
Durante i lavori sono stati portati alla luce i resti di svariati centri maya, che in alcuni casi hanno spinto l’Inah (Instituto Nacional de Antropología e Historia) a creare nuovi parchi archeologici e nuovi musei. Tra questi ultimi si può ricordare che il 28 febbraio 2024 il presidente del Messico López Obrador ha inaugurato il Gran Museo de Chichén Itzá, con oltre 540 reperti, museo che è stato visitato nel 2025 da quasi tutti i turisti che nello stesso anno sono entrati nel sito maya. Il 7 settembre, sempre del 2024, il presidente e poi Claudia Sheinbaum Pardo, subentrata al suo posto, hanno aperto il Museo de la Costa Oriental, all’interno del Parque del Jaguar, un’area archeologica di oltre mille ettari creata nell’ambito del Treno Maya vicino alla stazione di Tulum. Tra le scoperte archeologiche si possono segnalare circa mille tombe a Cansacbé, in cui sono state rinvenute 19 ceramiche di grandi dimensioni.
Tra i siti di Chunchucmil e Oxkintok è stata scoperta un’«unità residenziale» abitata da un gruppo maya per oltre 1.500 anni, dove sono stati rinvenuti un altare quadrangolare a tre piani, un vaso e una collana di perline di conchiglia e pietra verde, che gli archeologi collocano nel Periodo Classico (300-900 d.C.). Il sito di K’oxol Ja’ II ha restituito un’area poligonale con 21 strutture, che l’Inah ha definito «area protetta», sia col fine di garantirne la tutela, sia con quello di riservarla a future ricerche.
A Chetumal sono stati messi al sicuro 1.163 reperti, tra i quali si contano elementi architettonici, conchiglie e opere di ceramica e di pietra. Dalle analisi effettuate è emerso che la maggior parte dei reperti è del Periodo Classico, anche se alcuni risalgono al Tardo Preclassico (300 a.C.-300 d.C.) e al Postclassico (900-1542). In 24 casi l’individuazione di nuovi siti ha costretto a modificare il tracciato originariamente previsto per il treno. Ad esempio, la scoperta di opere monumentali di alto livello nei pressi della stazione di Nicolás Bravo-Kohunlich ha spinto i responsabili del progetto del treno a lasciarle in situ, dando così ai turisti la possibilità di vederle dalla stazione. In altri casi, invece, gli archeologi hanno ritenuto che per tutelare certe costruzioni fosse necessario spostarle. Ad esempio, nel Parque de la Memoria Balam Tun, un centro turistico-archeologico creato ad hoc, si potranno vedere le basi di 36 piramidi.
Sui risultati complessivi del Treno Maya si è espresso in esclusiva per «Il Giornale dell’Arte» Diego Prieto, già direttore dell’Inah negli anni dei lavori e che ora ha un incarico molto importante al Ministero della Cultura: «Il Treno Maya è stato senza dubbio l’opera pubblica più importante del sessennio del presidente López Obrador. Un’opera che si proponeva di rilanciare l’economia del Sud-Est messicano. Questo ambizioso progetto ha sempre mirato a conciliare lo sviluppo delle infrastrutture con la tutela e lo studio del patrimonio storico e archeologico, con il miglioramento dei siti archeologici aperti al pubblico e con la partecipazione delle comunità maya alla ricerca del loro benessere, al recupero della loro memoria e al rafforzamento della loro identità». Un giudizio positivo arriva anche dal ricercatore Miguel Gleason, che ha «inventariato» tutte le opere precolombiane del Messico presenti in Europa e negli Stati Uniti: «Come nel 1978 i lavori per posare dei cavi elettrici nel centro di Città del Messico hanno portato alla scoperta dello straordinario monolito di Coyolxauhqui (una divinità azteca), negli ultimi anni i lavori per la costruzione del Treno Maya hanno consentito di scoprire migliaia di vestigia maya sepolte nella foresta. Tutti i nuovi parchi creati e i nuovi siti archeologici aperti al pubblico sono il risultato di un progetto valido e originale per preservare quello che è stato scoperto e per far conoscere la cultura maya».
Antonio Aimi
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