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Camilla Sordi
Leggi i suoi articoliIl sistema dell'arte contemporanea si interroga sempre più da vicino sui confini tra autenticità espressiva, automazione e ritmi frenetici del mercato globale. In questo scenario, l'Investec Cape Town Art Fair sceglie di ripartire dalla forza trasformativa della materia e dal valore insostituibile del gesto umano, annunciando la visione curatoriale e la squadra per la sua quattordicesima edizione, in programma dal 19 al 21 febbraio 2027 negli spazi del Cape Town International Convention Centre (CTICC). Sotto la guida della direttrice Laura Vincenti, la manifestazione punta a consolidare ed espandere il proprio ruolo di piattaforma primaria per il collezionismo nel continente africano. Un obiettivo che poggia sui numeri record registrati nel 2026, quando l'evento ha accolto 126 espositori, le opere di oltre 490 artisti provenienti da 34 città globali e ben 34 mila visitatori.
Il concetto guida dell'edizione 2027 è In Acts of Alchemy, una sollecitazione teorica che propone l'opera e la sua gestazione come un vero e proprio atto alchemico. In un'epoca segnata dall'incertezza legata all'automazione, alla meccanizzazione e alla ricerca esasperata dell'efficienza produttiva, la fiera invita galleristi, artisti, curatori e pubblico a rivendicare la centralità della decisione umana. L'alchimia - intesa come antica disciplina che fonde spiritualità, scienza e pura curiosità speculativa - diventa la chiave di lettura per comprendere la creazione artistica come un processo stratificato di tempo, dedizione e immaginazione. Superando la concezione rigida e lineare della fiera come semplice punto d'arrivo per l'esposizione di prodotti finiti, l'impostazione di questa quattordicesima edizione concepisce la pratica artistica come una reazione chimica, imprevedibile e viva, in cui materia, significato e osservatore si fondono in un gioco mutuo di metamorfosi.
Per tradurre questa densa impostazione concettuale all'interno delle sezioni espositive della fiera, l'organizzazione ha scelto tre curatori di profilo internazionale, chiamati a ricalibrare i percorsi curati dell'evento. Il curatore Hamzeh Alfarahneh firma la sezione Generations, rinnovata nella sua struttura per ospitare presentazioni collettive focalizzate sull'astrazione transgenerazionale e interdisciplinare. Attraverso il sottotitolo Form is the Essence, Alfarahneh punta i riflettori sulla pluralità delle pratiche non-figurative sviluppate dagli artisti della Global Majority e delle diaspore globali, valorizzando narrazioni spesso ai margini dei canoni occidentali.
La curatrice Céline Seror guida la sezione SOLO con il tema Becoming Otherwise: Matter, Spirit, World. La sua selezione riunisce proposte monografiche dedicate al concetto di mutazione identitaria, corporale e di coscienza, affiancate da ricerche che considerano la materia come una forza attiva e generativa, capace di plasmare nuove relazioni e scenari futuri. Infine, la storica dell'arte e curatrice Dr Mariella Franzoni firma la sezione Tomorrows/Today, intitolata Material Imaginations e dedicata agli artisti emergenti o sottorappresentati. L'indagine di Franzoni mette al centro la presenza fisica e la carica poetica delle opere, esplorando come l'uso dei materiali possa scardinare le forme consolidate del sapere, interrompere i regimi visivi dominanti e proporre modi alternativi di narrare e abitare il presente.
Accanto alle sezioni curate, l'architettura espositiva del Cape Town International Convention Centre accoglierà le altre sei sezioni storiche della fiera, tra cui le sezione principali Main, Editions, Lookout e l'approfondimento su design consapevole e alto artigianato proposto da Capsule, configurando una mappatura ad ampio raggio del talento sia emergente sia storicizzato. A completare l'offerta della manifestazione sarà un fitto calendario di talk, itinerari guidati, workshop e programmi pubblici ad accesso diffuso. Attraverso la metafora dell'alchimia, l'Investec Cape Town Art Fair si propone così non solo come una fiera di riferimento per il mercato dell'arte contemporanea, ma come un archivio vivo del pensiero visivo, capace di trasformare il momento dell'incontro con l'opera in un'esperienza di scoperta e partecipazione profonda.
Camilla Sordi
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