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Pierre de Nolac
Leggi i suoi articoliPresentato alla Festa del Cinema di Roma nella sezione Best Of, «Nina Roza», il nuovo film della regista canadese Geneviève Dulude-De Celles, esce in sala giovedì 29 ottobre distribuito da Lspg Popcorn, la divisione di distribuzione di Luca Severi Production Group, lanciata nel 2025 da Paolo Teta, e co-prodotto da Lorenzo Fiuzzi e Bardo Tarantelli per Umi Films. Orso d’Argento alla Berlinale 2026 per la Miglior Sceneggiatura, scelto dal Canada per rappresentare il Paese nella corsa alla nomination agli Oscar come Miglior Film Internazionale, «Nina Roza» è un racconto intimo e profondamente contemporaneo che attraversa i temi dell’identità, della memoria, dell’emigrazione e del rapporto con le proprie radici. Per la regista, «grande fonte d’ispirazione è arrivata dal mondo dell’arte. Avevo scoperto attraverso un video diventato virale la storia della giovanissima pittrice australiana Aelita Andre. Approfondendo il fenomeno dei bambini prodigio della pittura, ho scoperto che le loro opere vengono spesso sottoposte all’analisi di esperti per verificarne l’autenticità. Ho immaginato allora Mihail come uno di questi esperti, chiamato a incontrare una bambina e a stabilire se dietro quei dipinti ci fosse davvero il talento straordinario che tutti vedevano. È diventato il filo narrativo attraverso cui raccontare una storia molto più ampia». Non solo: «Sono sempre stata affascinata dal mondo dell'arte contemporanea. Mio padre, racconta Geneviève Dulude-De Celles, insegnava arti visive e scultura; mia madre e mia nonna erano illustratrici. L’arte visiva è stata la mia porta d’accesso al cinema. Da bambina, mentre seguivo i miei genitori nei musei, combattevo la noia leggendo le didascalie accanto alle opere d'arte. Rendendomi conto del divario, o talvolta della complementarità, tra l’opera stessa e il testo che la accompagnava, ho iniziato gradualmente a chiedermi cosa desse davvero valore a questi dipinti: l'oggetto fisico o la storia che portava con sé? L’arte contemporanea continua ad affascinarmi per la sua natura speculativa e i suoi eccessi. Mi interessa anche il posto che l’artista occupa all'interno di questo mondo commerciale. Ora, come regista che si confronta con la mercificazione dei propri film, sono acutamente consapevole del fragile equilibrio tra la vita personale dell'artista, il suo nome, la sua identità e il percorso della sua opera». Da rilevare che «due consulenti hanno seguito da vicino il progetto, leggendo e revisionando diverse stesure della sceneggiatura. Durante la produzione, ho scelto di ambientare la storia in luoghi reali (Arsenal Contemporary Art, Galleria Bradley Ertaskiran, un magazzino d’arte specializzato) e ho collaborato con l’artista di Montréal Aujeault, che ha creato i dipinti di Nina. Per me era importante che questo mondo fosse rappresentato in modo credibile e autentico», ha sottolineato Geneviève Dulude-De Celles.
Nel film, protagonista è Mihail, interpretato dall’attore e regista teatrale bulgaro Galin Stoev, un uomo che ha lasciato la Bulgaria quasi trent’anni prima per costruirsi una nuova vita a Montréal. Mihail ha lasciato la Bulgaria dopo la morte della moglie e ha cresciuto da solo la figlia Roza a Montréal. Lontano dalla cultura d’origine e dai ricordi dolorosi del passato, ha costruito una nuova vita immersa nella lingua francese e nel mondo dell’arte contemporanea. Quando un importante collezionista gli affida il compito di autenticare i dipinti di Nina, una bambina bulgara di otto anni diventata improvvisamente famosa grazie a un video virale, Mihail si trova davanti a una scelta che non avrebbe voluto affrontare: tornare nel Paese che ha lasciato quasi trent’anni prima. La decisione arriva anche attraverso Roza. La figlia, che vive a Montréal e sta attraversando un momento delicato nel rapporto con il padre, si trasferisce temporaneamente da lui insieme al figlio. Vuole che il bambino possa conoscere le proprie origini bulgare e recuperare quel legame con una storia familiare che Mihail ha sempre cercato di tenere a distanza. È così che Mihail parte alla ricerca di Nina. L’incontro con la bambina lo destabilizza. La piccola pittrice, apparentemente capace di entrare in contatto con qualcosa di più grande di lei attraverso la pittura, gli ricorda Roza alla stessa età, quando lasciò la Bulgaria insieme a lui. Nina diventa così non soltanto un enigma professionale, ma anche uno specchio del passato. Mihail deve capire se Nina è davvero l'autrice dei dipinti, se qualcuno la sta aiutando e quale sia il confine tra talento, autenticità e sfruttamento. Ma, mentre cerca una risposta concreta al mistero dei quadri, si apre davanti a lui una domanda molto più personale: cosa significa tornare nel luogo da cui si è fuggiti e fare i conti con ciò che si è scelto di lasciare? La possibilità che i dipinti di Nina possano trasformare la vita della bambina porta con sé altre domande. Se il suo talento è autentico, è giusto intervenire nella sua vita? È giusto trasformare una bambina in un'artista da vendere sul mercato internazionale? E cosa accadrebbe se il successo significasse per lei lasciare il proprio mondo, proprio come Mihail aveva fatto molti anni prima? Tra presente e passato, realtà concreta e dimensione simbolica, «Nina Roza» racconta un viaggio geografico che diventa progressivamente un viaggio interiore. Un percorso attraverso l'identità, la memoria, i legami familiari e il rapporto fra la vita e l'arte. Nel cast, accanto a Galin Stoev, figurano Sofia ed Ekaterina Stanina, gemelle nella vita e interpreti entrambe di Nina, Michelle Tzontchev, Christian Bégin e l'attrice italiana Chiara Caselli. Il film è una coproduzione internazionale tra Canada, Italia, Bulgaria e Belgio, prodotto da Colonelle Films e coprodotto per l'Italia da Umi Films, insieme alle società bulgare Ginger Light e Premier Studio Plus e alla belga Echo Bravo.
Pierre de Nolac
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