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Davide Landoni
Leggi i suoi articoliNelle trame leggere del segno il tempo ha custodito un volto, che riaffiora proprio quando era sul punto di essere dimenticato. È quello di Susanna Pfeffinger, tracciato nel 1517 da una mano tra le più libere e inquietanti del Rinascimento tedesco, Hans Baldung Grien. Dopo oltre cinque secoli trascorsi all’interno della stessa collezione di famiglia, il disegno inedito emerge come un frammento intatto di storia dell’arte, pronto a incontrare per la prima volta le attenzioni del mercato.
Il 23 marzo 2026, all’Hôtel Drouot di Parigi, la maison BEAUSSANT LEFÈVRE & Associés, in collaborazione con il Cabinet de Bayser, metterà all’asta un’opera di eccezionale rarità, il «Portrait de Susanna Pfeffinger» del 1517, disegno a punta d’argento su carta preparata con polvere d’osso, monogrammato e datato dall’artista. L’opera sarà offerta alla vigilia dell’apertura del Salon du Dessin, in un contesto che ne sottolinea il valore storico e simbolico. La vendita è accompagnata da una stima di assoluto rilievo, 1,5-3 milioni di euro, coerente con la rarità estrema dei lavori di Baldung ancora in mani private.
Hans Baldung Grien (Schwäbisch Gmünd c. 1484/85 – Strasbourg 1545), Portrait of Susanna Pfeffinger (Sélestat 1465 – Strasbourg 1538), wife of Friedrich Prechter, shown bust-length, three-quarter view facing left, 1517
Raffigurata a mezzo busto, di tre quarti, girata verso sinistra, Susanna Pfeffinger appare con l’austera eleganza di una donna devota dell’élite di Strasburgo. Cuffia, soggolo e abito a collo alto definiscono un’immagine di compostezza e rigore morale. Eppure, sotto la superficie controllata del ritratto, Baldung introduce una vibrazione psicologica sottile, affidata alla modulazione del segno e alla qualità tonale della linea. La tecnica della punta d’argento, appresa da Baldung nella bottega di Albrecht Dürer, non concede ripensamenti. Ogni tratto è definitivo e ogni variazione di pressione costruisce luce e ombra con una precisione assoluta.
Elemento decisivo dell’opera, come anticipato, è la sua provenienza. Il foglio è rimasto nella discendenza diretta della famiglia Pfeffinger Prechter sin dagli inizi del XVI secolo. Si tratta di un caso rarissimo, che ha mantenuto il disegno fuori dai circuiti collezionistici e dagli studi specialistici fino a oggi. In un’epoca in cui la provenienza è divenuta criterio centrale del valore, l’opera si presenta come un documento incontaminato, rimasto intatto attraverso guerre, riforme e mutamenti del gusto.
Il ritratto nasce nella Strasburgo del 1517, città libera imperiale e crocevia commerciale e intellettuale, animata da stampatori, mercanti e artisti. Hans Baldung Grien vi si era stabilito dal 1509, ottenendo la cittadinanza, aprendo una bottega e diventando nello stesso anno membro del Gran Consiglio cittadino. È in questo contesto di libertà e fermento che matura il suo linguaggio più personale, già emancipato dall’ombra di Dürer, pur restando in dialogo con la sua lezione.
Albrecht DÜRER (1471-1528), Agnes Dürer and a girl from Cologne, 1521
Il confronto con il celebre ritratto a punta d’argento di Agnes Dürer del 1521 mette in luce la distanza tra i due maestri. Se Dürer persegue una nitidezza analitica e descrittiva, Baldung introduce una sensibilità tonale più morbida e una tensione psicologica che preannuncia la sua visione inquieta del mondo, popolata di allegorie, eros e riflessioni sul tempo e sulla morte.
Artista refrattario a ogni classificazione, Hans Baldung Grien rappresenta una via laterale e potentissima del Rinascimento europeo. La sua influenza, riscoperta anche dai Surrealisti, risiede nella capacità di portare in superficie l’inconscio e di caricare l’immagine di una densità emotiva e simbolica estranea all’armonia classica italiana. Nel «Portrait de Susanna Pfeffinger» questa tensione è trattenuta, silenziosa. Ma già pienamente presente.
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