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Matteo Mottin
Leggi i suoi articoliAlberto Grifi (Roma, 1938-Roma, 2007) è stato una figura chiave del cinema underground sperimentale italiano. Affascinato dalle potenzialità espressive della tecnologia, concepisce il mezzo cinematografico come un dispositivo politico e collettivo, in grado di decostruire e destabilizzare i meccanismi del proprio funzionamento, ampliando i limiti del linguaggio visivo attraverso lavori volutamente incompiuti, frammenti in attesa di innestarsi in opere a venire. Il volume a lui dedicato da Lisa Andreani e Valerio Di Lucente si configura come uno strumento in totale aderenza con la pratica del cineasta: il libro ricompone il ritratto di Grifi attraverso testimonianze di artisti, attori, collaboratori e amici che hanno contribuito a dare forma alla sua ricerca e a sostenere la sua idea di arte. La scelta di non offrire un’immagine monolitica di Grifi, lasciandolo emergere da un racconto collettivo, è coerente con il pensiero di un artista che non concepiva una separazione tra arte e vita e che guardava al cinema come un organismo vivo, in divenire.
L’impianto grafico è ben pensato: ogni sezione ha un suo codice visivo, con carte e font diversi, e molte immagini tratte dai film e dall’archivio dell’Associazione di Promozione Sociale Alberto Grifi, che tutela il patrimonio artistico del regista. Le biografie (troviamo figure quali Gianfranco Baruchello, Aldo Braibanti, Enrico Ghezzi, Cesare Zavattini) sono presentate in ordine alfabetico, mentre le testimonianze, significativa quella di Luca Lo Pinto, seguono un ordine cronologico: il libro si può leggere partendo da qualsiasi punto, consentendo a ogni lettore di tracciare un suo personale percorso di definizione dell’artista. Merita una menzione il segnalibro, progettato dal collettivo artistico Gli Impresari (Edoardo Aruta, Marco Di Giuseppe, Rosario Sorbello): un rettangolo con un lato specchiante e l’altro bianco, con disegnato un pidocchio: richiama con intelligenza un episodio cardine di «Anna» (1975), in cui la protagonista, trasmettendo il parassita alla troupe, innesca un cambio di prospettiva, e da personaggio diventa persona, ridefinendo così il linguaggio e la struttura del film che avrebbe dovuto interpretare. Più promemoria che segnalibro, condensa il significato di Anna in un oggetto che accompagna la lettura di un libro che a Grifi sarebbe sicuramente piaciuto.
Alberto Grifi: Corpo Collettivo,
a cura di Lisa Andreani e Valerio Di Lucente, 496 pp., ita./eng., ill. col., VEII, Roma 2026, € 50
Alberto Grifi e Lou Castel durante le riprese di Transfert per Camera verso Virulentia, 1967. Courtesy APS Alberto Grifi
Matteo Mottin
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