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Elisabetta Raffo
Leggi i suoi articoliLo scorso dicembre il progetto Multaka («punto d’incontro» in arabo) ha festeggiato il suo decennale con «Reflecting the Future», due giornate sulla berlinese Isola dei Musei pensate come piattaforma di confronto tra professionisti, Università e comunità. In un momento storico segnato da polarizzazioni, guerre e fratture sociali, la celebrazione è apparsa un promemoria pubblico: la mediazione culturale non è un servizio accessorio, ma un’infrastruttura civile. Al progetto, avviato nell’ambito del Syrian Heritage Archive Project dal Museum für Islamische Kunst, in cooperazione con il Vorderasiatisches Museum, il Bode-Museum e il Deutsches Historisches Museum, nel 2024 si sono aggiunti anche Altes Museum, Neues Museum e Alte Nationalgalerie, e nel 2025 Dokumentationszentrum Flucht, Vertreibung, Versöhnung e Museum für Naturkunde.
Multaka ha l’obiettivo di creare connessioni tra epoche e geografie attraverso visite dialogiche condotte da guide di lingua araba e persiana con percorsi di migrazione e/o protezione internazionale. La visita non si limita a spiegare le opere: mette in relazione oggetti e vissuti ribaltando la dinamica tradizionale tra esperto e pubblico. La conoscenza si produce nell’interazione, e le collezioni (soprattutto quelle legate a storie di mobilità, scambi, appropriazioni) rivelano la loro attualità proprio quando sono attraversate da più voci. L’anniversario è arrivato mentre il Pergamonmuseum è ancora chiuso per il cantiere avviato nell’autunno 2023: la grande riapertura è attesa in primavera 2027 e prevede una nuova esposizione permanente del Museum für Islamische Kunst. La trasformazione delle sale sta entrando nella fase conclusiva. «Multaka oggi è più importante che mai, ha sottolineato Stefan Weber, direttore del Museo di Arte Islamica. Il progetto mostra come i musei possano contribuire attivamente a costruire una società aperta e solidale».
«Multaka: Punto d’incontro al museo»: visita guidata al Vorderasiatisches Museum (Staatliche Museen zu Berlin) e il Museum für Islamische Kunst. Photo: Anita Back. © Staatliche Museen zu Berlin
A questa stessa linea di lavoro si collega anche Cultural x Collabs-Weaving the Future, progetto partecipativo del museo nato da un tappeto caucasico «a draghi». Il decennale berlinese ha inoltre ricordato che Multaka non è un progetto locale. L’International Multaka Network, rete nata nel 2019, include anche due esperienze italiane: Amir a Firenze e Fiesole e My Museo Egizio a Torino, entrambe basate sulla formazione di mediatori e sulla costruzione di percorsi di visita capaci di parlare alle comunità e, al tempo stesso, rinnovare lo sguardo dei frequentatori abituali dei musei. «Il decennale di Multaka è stato una dimostrazione di forza resa possibile dalla collaborazione e dalla diversità. I progetti di Berlino, Oxford, Firenze, Torino e Saragozza si sono riuniti per condividere approcci differenti lanciando un messaggio di unità. Più che somma di progetti, Multaka è una mentalità: mostra come equità, dialogo interculturale e comprensione reciproca possano indicare modalità concrete per lavorare insieme alla costruzione della società», ha dichiarato Nicola Bird, Project Manager Multaka Oxford, curatrice lo scorso novembre dell’incontro al Museo Egizio di Torino «The international Multaka Network: the evolving role of museums as places of belonging, in a world shaped by migration».
Multaka, oggi, mostra che l’educazione museale può essere un laboratorio di futuro: laddove esistono conflitti, offre strumenti per superarli con lessico condiviso, responsabilità e complessità. Un’indicazione strategica, sempre più urgente, per tutti noi.
Cultural x Collabs-Weaving the Future, produzione in India della copia del tappeto «a draghi»
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