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Elisabetta Raffo
Leggi i suoi articoliGiovanna Rotondi Terminiello, storica dell’arte, soprintendente per i Beni artistici e storici della Liguria dal 1976 al 1996, docente a contratto di Storia e Tecnica del restauro all’Università di Genova (1996-2006), autrice di numerose pubblicazioni e cataloghi, ha continuato a insegnare in UniAuser, con la stessa urgenza civile che ha segnato il suo lavoro. Si è spenta a Genova il 28 dicembre.
Per ricordare i suoi ultimi impegni, nel 2023 intervenne in occasione della mostra «Arte liberata. Capolavori salvati dalla guerra. 1937-1947», alle Scuderie del Quirinale di Roma, riportando al centro la storia dei funzionari che, senza armi, difesero il patrimonio in tempo di conflitto. Nel 2024 ha collaborato con il regista e sceneggiatore Roberto Dordit nella stesura del film «I colori della tempesta», racconto della storia di Pasquale Rotondi e degli altri «Monuments men» che avevano salvato l’arte in Italia durante la Seconda guerra mondiale (capolavori di importanza universale come la «Tempesta» di Giorgione, «La flagellazione di Cristo», la «Madonna di Senigallia» e il «San Girolamo» di Piero della Francesca, il «San Giorgio» del Mantegna, la predella del «Corpus Domini» di Paolo Uccello, «La sacra notte» di Rubens, la «Pala dell'incoronazione della Vergine» del Bellini, tele di Tiziano e di Crivelli, opere di Lotto e del Guercino).
A Genova il 30 dicembre la Chiesa di Santa Maria delle Vigne era gremita: otto sacerdoti, il sindaco di Sassocorvaro, con il quale ogni anno premiava, in memoria di suo padre Pasquale Rotondi, quegli «eroi normali» che praticano l’arte di salvare l’arte, tanti concittadini genovesi: Giovanna Rotondi Terminiello era una donna di grandi amicizie, grandi competenze, grande tenacia e grande fede, accompagnata per tutta la vita dalla profonda conoscenza dell’arte. Aspetti che emergono in una delle sue ultime pubblicazioni, La vecchiaia tra venerazione e discredito. Storia e arte nel mondo occidentale, libro scritto insieme alla sociologa Carla Costanzi e al critico e storico cinematografico Claudio Bertieri nel 2018, «testo fondamentale e indispensabile per la riflessione personale e collettiva, per ”confronti con altre culture ed esperienze non occidentali». Il commento di don Paolo Farinella, «interpreta bene lo spirito da cui sono stata animata nel lavoro di ricerca e di stesura del testo», aveva scritto Giovanna.
Nasce spontaneo il riferimento al Palazzo Ducale di Urbino, sua città d’elezione, e a quella «pentecoste profana» raffigurata sulla volta della biblioteca di Federico da Montefeltro, rappresentazione della sapienza del principe rinascimentale, metafora di illuminazione intellettuale e fervore «umanistico», più che allusione devozionale in senso stretto. «… il suggestivo spazio della biblioteca di Federico… quel Federico che scriveva al potente sovrano turcomanno Uzun Hasan la cui alleanza contro il temibile sovrano ottomano Maometto II era molto richiesta; tutti e tre amici e nemici, grandi protagonisti della storia e appassionati mecenati bibliofili». Sono le parole di Alessandro Bruschettini nell’introduzione al catalogo della mostra «Il Montefeltro e l’Oriente Islamico. Urbino 1430-1550. Il Palazzo Ducale tra Occidente e Oriente», da lui curata presso la Galleria Nazionale delle Marche, Palazzo Ducale di Urbino nel 2018, grazie proprio a Giovanna Rotondi Terminiello.
Illuminazione intellettuale e fervore umanistico: era questo che univa anche Rotondi Terminiello e Bruschettini. Fu lei a presentargli il direttore del museo di Urbino, e a dare così il via alla progettazione della mostra, in occasione dell’assegnazione del Premio Rotondi 2016 - Sezione Mondo, «per essersi da sempre dedicato allo studio e alla promozione dell'Arte islamica e asiatica. Attraverso la "Fondazione Bruschettini"… ha contribuito all'organizzazione di convegni e alla pubblicazione, oltre che dei relativi atti, di ricerche scientifiche sull'arte islamica; ha promosso attività espositive; ha contribuito al finanziamento di importanti interventi di restauro su manufatti di cultura islamica e, a Genova, all'istituzione del Corso universitario di Storia dell'Arte islamica e di Storia dell'architettura islamica e alla creazione del "Centro internazionale di ricerca sull'architettura del mondo islamico e del Mediterraneo" presso il Dipartimento di Scienze per l'Architettura (DSA); ha effettuato donazioni di opere d’arte islamica in favore di istituti museali italiani e ha instaurato, a livello nazionale e internazionale, solidi rapporti di collaborazione scientifica con musei ed enti culturali».
Il Premio Rotondi ai salvatori dell’Arte nasce nel 1997 da un’idea di Salvatore Giannella, giornalista e scrittore (da allora Giovanna Rotondi Terminiello ne presiedeva la giuria) e prende il nome dal soprintendente di Urbino (1939-49) Pasquale Rotondi, «un intellettuale che amava servire la cultura piuttosto che servirsene», nelle parole di Giulio Carlo Argan, e che coordinò l’Operazione Salvataggio dei principali capolavori dell’arte italiana (7.821 pezzi) nel Montefeltro marchigiano durante la Seconda guerra mondiale. Per l’occasione Bruschettini dichiarò: «Sono onorato di ricevere il premio che porta il nome di Pasquale Rotondi, una persona che ho molto stimato e ho avuto la fortuna di conoscere personalmente. È stato mio insegnante di Storia dell’Arte in I, II e III Liceo Classico e grazie a lui ho avuto il privilegio di visitare il cantiere di restauro della volta della Cappella Sistina nella seconda metà degli anni ‘80. Ricevere un premio nazionale, riservato a chi si dedica alla storia dell’arte e si impegna a preservarla e promuoverla, rappresenta un riconoscimento di grande valore nel mio percorso di vita e di studi”.
Sono proprio Pasquale Rotondi e le arti islamiche a far incrociare le strade di Giovanna Rotondi Terminiello e Alessandro Bruschettini.
Ha raccontato Giovanna Rotondi Terminiello nel 2022, ricordando la figura di Alessandro Bruschettini in occasione della commemorazione a un anno dalla sua scomparsa: «Mi limito a focalizzare quanto maggiormente mi ha entusiasmato del suo modo di essere e del suo modo di fare, come mecenate e come promotore di cultura, nei lunghi anni di amicizia che, dopo una conoscenza per il contributo concesso nel 1987, come sponsor, alla mostra “Giovanni Pisano a Genova”, è iniziata nel 1989 complice anche la mia identità paterna da lui scoperta per caso durante l'operazione di esportazione temporanea di sue ceramiche Iznik prestate per un evento espositivo in Turchia. Ed anche io solo allora sono venuta a sapere che era stato alunno di mio padre, e che ancora lo frequentava!».
Da allora amicizia e scambio intellettuale si consolidano e si infittiscono. «La sua visione critica, di matrice occidentale, lo ha portato ad avere come obiettivo, certamente non secondario, la focalizzazione, nel campo delle arti, delle connessioni culturali che all'inizio dell’età moderna, grazie all'apertura determinata dagli scambi commerciali, hanno provocato tra l’oriente islamico e l’occidente medioevale e rinascimentale una sinergia di sensibilità e di gusto»: una visione che, secondo Giovanna Rotondi Terminiello, avrebbe potuto permettere «di rinnovare in senso finalmente costruttivo il rapporto di Genova, e quindi dell’Italia e dell’Europa, con il mondo islamico».
Una voce netta, capace di unire rigore e partecipazione: con la scomparsa di Giovanna Rotondi Terminiello il mondo dell’arte perde una figura che ha trasformato la competenza in responsabilità pubblica. Ma resterà per sempre il segno indelebile di una presenza che non temeva di prendere posizione e che ha accompagnato istituzioni e persone con profonda competenza e con un sostegno reale, fatto di fiducia e visione.
La salutiamo con le parole tratte dal suo contributo «Il palazzo di Federico, un’abitazione regale del Rinascimento» per il catalogo della mostra «Il Montefeltro e l’Oriente Islamico» («nel profondo della mia memoria essa si assomma alle sensazioni felici della mia infanzia montefeltrina…», mi aveva un giorno confidato) che termina con un racconto di grande poesia: «Concludo ricordando una vicenda di cui in tempo di guerra, da bambina, sono stata testimone nel Palazzo Ducale di Urbino. Un ufficiale musulmano dell’esercito di liberazione chiese ed ottenne dal soprintendente Rotondi di sostare nel cortile, al tramonto, per un’ora di meditazione. Stendeva il suo tappeto a terra nell’angolo diametralmente opposto al pozzo e si concentrava nella preghiera diventando insensibile ad ogni sollecitazione esterna. Mi piace immaginare, in convergenza con gli attuali temi espositivi, che siano stati i torricini del palazzo, “alti e forniti di guglie come minareti” e di “forma singolarissima più orientale che latina”, ed il cortile d’onore con la distensione serenatrice delle sue forme porticate ad accendere nell’ufficiale straniero sentimenti affini a quelli che nella patria lontana provava meditando in moschee dagli spazi articolati secondo un rapporto similare tra forme, volumi e spazio».
Ad maiora, cara Giovanna, o come amavi dire tu: «Evviva!».
Peter Aufreiter, Direttore Galleria Nazionale delle Marche, Palazzo Ducale di Urbino, il giornalista e scrittore Salvatore Giannella, ideatore del Premio Rotondi nel 1997, Alessandro Bruschettini. Sedute, a destra Giovanna Rotondi Terminiello e a sinistra Raffaella Turatti, Premio Rotondi Comunicazione 2016 «per il suo coraggioso lavoro di ricerca sul Museo Savitsky, e l’arte proibita in un’area remota del Karakalpastan, nel cuore dell’Asia centrale»
Una veduta di Urbino
Uno dei torricini del Palazzo Ducale di Urbino
La Biblioteca di Federico da Montefeltro con manoscritti e miniature islamici durante la mostra del 2018
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