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Roberta Bosco
Leggi i suoi articoliLa svizzera Emma Kunz (1892-1963) si considerava ricercatrice, naturopata e guaritrice (ed era riconosciuta come tale), ma non artista. Per questo non pensò mai di esporre i suoi disegni, che furono scoperti da Harald Szeemann dieci anni dopo la sua morte grazie a una mostra organizzata dal suo ex paziente Anton C. Meier. «Il mio lavoro è destinato al XXI secolo» diceva e aveva ragione: dalla mostra del 1973 la sua opera ebbe un successo planetario.
Meier a cui si deve la salvaguardia delle opere di Kunz, era anche il proprietario della cava di Würenlos, da cui la guaritrice estraeva il minerale con cui realizzava l’antinfiammatorio Aion A, ancora oggi utilizzato nella farmacopea svizzera. Alla sua morte nel 2017, Meier lasciò come ultima volontà la creazione di una fondazione per gestire la cava e le opere della Kunz, ma la battaglia legale tra i suoi figli ha bloccato il progetto.
Mentre la disputa continua nei tribunali, l’opera della Kunz, a cui la Serpentine Gallery di Londra ha dedicato una grande mostra nel 2019, è presentata per la prima volta in Spagna, nel principale centro d’arte contemporanea dei Paesi Baschi, Tabakalera di San Sebastián. La mostra «Universo Emma Kunz. Una visionaria in dialogo con l’arte contemporanea» propone un dialogo tra le sue opere e quelle di 18 artisti contemporanei internazionali, tra cui Goshka Macuga, Mathilde Rosier, Shana Moulton, Rivane Neuenschwander e Joachim Koester.
La concezione olistica dell’essere umano della Kunz si materializza in disegni dalla geometria rigorosa, in cui ogni colore e ogni forma ha un significato preciso. «Queste opere, realizzate in lunghe ed estenuanti sessioni non stop, le servivano per esplorare il ritmo e gli schemi delle energie che percepiva», spiega la curatrice Yasmin Afschar. La Kunz disegnava sempre con l’aiuto di un pendolo, un compasso, una bussola e un righello.
Estranea al mondo dell’arte, introduceva nelle sue opere concetti di medicina, scienze naturali, spiritualità, chiaroveggenza e animismo. «Oggi che la visione razionalista occidentale della supremazia umana è superata e si riconosce l’importanza dell’arte in relazione a questioni fondamentali, il mondo è pronto per Emma Kunz» conclude la curatrice.
«Tabakalera» di Emma Kunz
Roberta Bosco
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