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Giorgio Morandi, «Nature Morte», 1956

© Galleria Maggiore g.a.m.

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Giorgio Morandi, «Nature Morte», 1956

© Galleria Maggiore g.a.m.

La pittura sospesa di Giorgio Morandi arriva a Parigi

Al 208 di Boulevard Saint-Germain, le opere dalla Galleria d’Arte Maggiore entrano in dialogo con Josef Albers, Lucio Fontana, Ettore Spalletti e Lee Ufan, mentre Arman, Bertozzi & Casoni, César e Dadamaino ne rendono omaggio

Alessia De Michelis

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Dal 6 ottobre al 5 novembre, la g.a.m.-Galleria d’Arte Maggiore porta a Parigi «Giorgio Morandi. Un lieu de l’infini / Un luogo dell’infinito», una mostra che torna a interrogare l’attualità di un artista capace di attraversare il tempo senza lasciarsi definire dalla cronaca. Al 208 di Boulevard Saint-Germain, le opere di Morandi entrano in dialogo con Josef Albers, Lucio Fontana, Ettore Spalletti e Lee Ufan, mentre Arman, Bertozzi & Casoni, César e Dadamaino ne rendono omaggio.

Al centro dell’esposizione è la cosiddetta «condizione Morandi»: quella capacità della sua pittura di restare fedele a sé stessa trasformandosi, attraverso variazioni minime in superficie e radicali nella sostanza. Un tema già centrale nella mostra monografica organizzata nel 1987 all’Hotel de Ville di Parigi, voluta da Madame Chirac e realizzata in collaborazione con la città di Bologna. Quarant’anni dopo, le parole di Franco Solmi tornano a interrogare il rapporto fra attualità e inattualità dell’opera morandiana.

I quattro accostamenti proposti sviluppano altrettante possibilità di lettura. Una «Natura morta» dialoga con Spalletti, riprendendo l’esperienza della mostra bolognese del 2014-2015, quando l’artista trasformò lo spazio espositivo in un’atmosfera sospesa, fondendo opere e ambiente. Una tela del 1941, proveniente dalla collezione di Francesco Arcangeli, incontra invece Ufan nel segno di una pittura meditata, sospesa fra figurazione e astrazione. Con Albers il confronto si concentra sulla serialità, sul quadrato e sul ruolo del colore nella costruzione di forme e spazi. Infine, la luce di Morandi si confronta con i «Tagli» di Fontana, in un dialogo sul gesto e sulla possibilità di aprire la pittura verso l’invisibile e l’infinito.

La mostra coincide inoltre con la pubblicazione del volume Giorgio Morandi. Mark Rothko, edito da Fondazione Calarota e Dario Cimorelli Editore, che sviluppa l’inedito confronto fra i due artisti. In questa prospettiva, Morandi continua a presentarsi come «pittore nel quale» confluiscono tensioni formali apparentemente inconciliabili. Una pittura che, per dirla con Solmi, può diventare «un luogo dell’infinito, di un tempo senza presente».

Josef Albers, «Study for Homage to the Square: Towards Autumn», 1961. © Galleria Maggiore g.a.m.

Lucio Fontana, «Concetto spaziale. Attese», 1968. © Galleria Maggiore g.a.m.

Alessia De Michelis, 30 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

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