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Courtesy of James Lees (James Visits Museums su Instagram e TikTok)

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Courtesy of James Lees (James Visits Museums su Instagram e TikTok)

La mappa dei musei più bizzarri del mondo

L'iniziativa - ideata da James Lees, fisico, divulgatore e consulente museale - riporta l'attenzione sulla natura e la tenuta dei cosiddetti micromusei

Camilla Sordi

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Un contenitore digitale nato quasi per caso da un'intuizione individuale sta gradualmente assumendo i caratteri di un archivio globale dei musei più particolari e bizzarri del mondo. James Lees, fisico, divulgatore e consulente museale noto sui social come James Visits Museums, ha ideato una mappatura interattiva destinata a tracciare le istituzioni culturali più eccentriche del pianeta. Quello che nelle intenzioni originali doveva rimanere un promemoria ad uso personale si è rapidamente trasformato in un fenomeno della rete: la prima versione, che contava circa seicento tappe, ha registrato un'esplosione di segnalazioni da parte degli utenti, portando l'indice ad sfiorare quota millecinquecento indirizzi.

L'atlante geografico assemblato da Lees spazia attraverso una varietà quasi surreale di manie collezionistiche. Dall'istituzione svedese dedicata alla storia della cravatta al museo giapponese celebrativo di Godzilla, il tracciato raccoglie musei dedicati alle patate, al sale, alla cannabis, agli avvistamenti del Bigfoot, fino a spazi dedicati alle postumi di una sbornia o alla conservazione dei cimeli lasciati da relazioni sentimentali naufragate. Non mancano veri e propri filoni ricorrenti su scala globale, come i percorsi espositivi incentrati sui sanitari o sulla figura del cane. Per preservare l'identità del progetto ed evitarne la saturazione, l'ideatore ha dovuto applicare criteri di selezione rigorosi, escludendo categorie di fatto divenute seriali o troppo diffuse, tra cui i musei della tortura o le sale storiche dedicate ai flipper.

L'iniziativa riaccende così i riflettori sulla natura e la tenuta dei cosiddetti micromusei. A differenza delle grandi insituzioni pubbliche o private che siamo abituati a freqeuntare, in cui la conservazione delle opere risponde a logiche istituzionali e programmatiche, queste realtà nascono spesso dall'ossessione monografica di un singolo individuo. Come evidenziato dallo studioso Andrew Green, nei musei nazionali un reperto può al massimo sperare nell'attenzione temporanea di un curatore specializzato, mentre nei piccoli spazi privati ogni singolo pezzo beneficia delle cure maniacali del fondatore e di una ristretta comunità di appassionati. Si tratta inoltre di strutture intrinsecamente precarie, fugaci, spesso destinate a esaurirsi insieme ai loro fondatori. Prive quasi sempre di una vocazione alla perpetuità, vivono legate alla vita dei loro creatori, rischiano la dispersione nel giro di poche settimane e appartengono interamente al proprio presente piuttosto che ai posteri.

Sotto il profilo della sostenibilità economica, tuttavia, non mancano eccezioni capaci di resistere al tempo e al mercato. Alcune strutture storiche e specializzate riescono a mantenersi autonome grazie a donazioni e lasciti, altre coprono le spese gestionali esclusivamente con i proventi del bookshop interno. Un caso emblematico è rappresentato da quelle collezioni meccaniche d'epoca gestite come attività commerciali private, capaci di autofinanziarsi unicamente attraverso le monete inserite dai visitatori nei macchinari e sostenute dalla nostalgia del pubblico locale e internazionale.

Questa dimensione intima e circoscritta dell'esperienza espositiva richiama la visione letteraria di Orhan Pamuk, che nel suo manifesto dedicato ai musei teorizza il superamento delle grandi narrazioni epiche e monumentali a favore di spazi piccoli, accessibili e incentrati sulle storie personali degli individui. In uno dei suoi romanzi più celebri, Il museo dell'innocenza, il protagonista Kemal gira l'Europa per visitare tutte le case museo possibili. Siamo quindi certi che della mappa di James Lees avrebbe fatto un largo e intenso utilizzo.

Camilla Sordi, 31 agosto 2026 | © Riproduzione riservata

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