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Camilla Sordi
Leggi i suoi articoliPrima di accedere alla parola, la letteratura di Italo Calvino nasce come un'esperienza pura del visivo. È lo stesso autore ad aver rivelato più volte come il suo processo di scrittura non partisse mai da un'idea teorica o da un impianto concettuale astratto, bensì da un'immagine mentale isolata, una vera e propria figurazione visiva carica di significato che insisteva nella sua mente fino a pretendere di essere sviluppata. Che si trattasse di un barone rampante che decide di vivere sugli alberi, di un cavaliere vuoto contenuto soltanto in un'armatura candida o di un uomo tagliato a metà da una palla di cannone, l'atto narrativo per Calvino ha sempre rappresentato il tentativo di tradurre in sequenza verbale un'intuizione originaria di natura squisitamente grafica.
Questo primato del segno affiora con intima nitidezza in un episodio legato alla sua giovinezza. Di ritorno a Sanremo, sommerso dalla confusione dei turisti e stretto da una sensazione di noia e frammentazione quotidiana, lo scrittore si confidò in una lettera a Natalia Ginzburg raccontando come avesse ritrovato una vecchia collezione di conchiglie e avesse iniziato a tracciarne i contorni su carta. Pur ammettendo con umiltà le proprie difficoltà tecniche, specialmente nel rendere la complessa geometria del nautilo, quel gesto lento e ostinato rappresentava per lui l'unico modo per non perdere il contatto con ciò che contava davvero. Disegnare la spirale di una conchiglia si trasformava così in un dispositivo di presenza consapevole, un allenamento dello sguardo capace di riscattare la noia e ritrovare un ordine silenzioso di fronte al disordine del mondo esterno.
La conchiglia ha finito con gli anni per incarnare la metafora stessa della costruzione letteraria ed estetica di Calvino, intesa come una struttura esatta che protegge una materia fluida e informe. Questa riflessione sulle geometrie naturali trova un'eco diretta anche nella narrativa, in particolare nel racconto La spirale dalle Cosmicomiche, dove il protagonista Qfwfq, nella forma di un mollusco primordiale, secerne calcare semplicemente per esprimere se stesso e per farsi guardare, inventando la forma prima ancora che esistano gli occhi per comprenderla. L'immagine si fa così fondamento del pensiero, proprio come teorizzato nella conferenza sulla Visibilità all'interno delle Lezioni americane, in cui Calvino rivendica la necessità di far nascere il discorso scientifico o filosofico a partire da un'intuizione figurativa.
L'inclinazione per la narrazione attraverso i segni grafici affiora persino in testi emblematici come I disegni arrabbiati, apparso nel 1977 sul Corriere dei Piccoli, dove due bambini sviscerano il loro scontro non a parole ma a colpi di matita, dimostrando come il tratto su carta sia una forza viva capace di plasmare la realtà. Il rapporto viscerale tra lo scrittore e il disegno si riflette infine nella tessitura profonda di tutte le sue opere successive. La precisione combinatoria dei tarocchi ne Il castello dei destini incrociati, la griglia architettonica de Le città invisibili o lo sguardo microscopico di Palomar rivelano una scrittura che funziona a tutti gli effetti come una mappa, un diagramma o un tracciato a china inciso per resistere al caos.
Camilla Sordi
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