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Vittorio Bertello
Leggi i suoi articoliDopo tre mesi di restauro, il dipinto è tornato, alla fine del 2025, al suo posto al Musée des Beaux-Arts di Orléans, ma gli abituali frequentatori del museo lo trovano cambiato. La «Giovane contadina» di Salomon de Bray (1597-1664) sfoggia ora una scollatura generosa davanti ai visitatori. «Il team dei conservatori è rimasto molto sorpreso, perché a occhio nudo era impossibile da intuire», ricorda la mediatrice culturale Chloé Bruneau. «E noi, che ci occupiamo della mediazione al museo, quando abbiamo riscoperto il dipinto dopo che era stato riappeso, siamo rimasti molto stupiti perché il cambiamento tra il prima e il dopo è comunque notevole».
Il punto di partenza è una decisione del museo, che possiede il quadro dal 1907, allora acquistato presso una galleria antiquaria di Bordeaux come opera di Jacob Jordaens. Nel corso degli anni, la vernice del dipinto si è ossidata al punto da ingiallire. L’intervento sembrava di routine. «Non c’erano particolari aspettative», dice ai giornalisti Olivia Voisin, direttrice dei musei di Orléans. «Volevamo solo renderlo un po’ più chiaro». «Il quadro doveva stare via 2-3 settimane e tornare più brillante di quanto non fosse in origine», aggiunge Chloé Bruneau.
L’opera viene inviata agli atelier Arcanes a Parigi, che procedono con rigore scientifico. «Si fa una serie di analisi, come quando si va dal medico», paragona la restauratrice Cinzia Pasquali. «Si usa la radiografia. L’ultravioletto mette in evidenza tutto ciò che è estraneo alla superficie. Abbiamo iniziato a notare che la camicetta della contadina aveva un colore diverso dal resto. […] Abbiamo prelevato un piccolo frammento di pittura e lo abbiamo sezionato. Lo abbiamo esaminato al microscopio. Spesso tra la ritoccatura e l’originale si trova un deposito di polvere e residui di restauro».
A quel punto il museo ha deciso di approfondire la questione. «L’intenzione iniziale dell’artista era quella di rappresentare la giovane donna così come la vediamo oggi», spiega Chloé Bruneau. «La scelta definitiva è stata quella di cercare di ritrovare uno stato il più vicino possibile all'originale». Pazientemente, i restauratori di Arcanes rimuovono a poco a poco con il bisturi, sotto una lente d’ingrandimento, la pittura. Scoprono un «ritocco di pudore», che era una pratica molto comune. «La questione di ciò che si ha il diritto di mostrare del corpo umano evolve nel tempo nelle diverse culture», commenta Bruneau. «Qualcosa che poteva essere perfettamente accettabile nell'Olanda del XVII secolo poteva non esserlo affatto cinquanta o cento anni dopo nello stesso paese o altrove».
A chi si deve questa aggiunta? A sentire gli esperti, dovrebbe risalire all’inizio del XVIII secolo. «Si può immaginare che questo quadro sia stato acquistato da un borghese olandese per la sua casa. È passato in eredità ai suoi figli, forse venduto in quel momento», suggerisce Voisin. «Ci ritroviamo intorno al 1700. È stato acquistato da qualcun altro che trova questa composizione un po’ “piccante”. Il quadro, nonostante tutto, gli pace. Quindi decide di renderlo un po’ più conforme alle idee dell’epoca e fa dipingere questa piccola camicetta».
Questo ritocco cambia profondamente la lettura del quadro. «Se si osserva più da vicino, la donna indossa un abito di broccato. Si tratta di un tessuto molto pregiato che una contadina non indosserebbe. Ha un foulard di seta tra i capelli con dettagli dorati. Ha un seno molto in evidenza che comprime a tal punto che il pittore ha aggiunto le vene sporgenti».
La ricerca potrebbe forse fare passi avanti grazie a questa scoperta. L’opera viene confrontata con altre dello stesso autore. «È un pittore che ha raffigurato molto spesso figure femminili, mettendo in risalto proprio il loro seno, dice Voisin. Finora, questo dipinto era un po’ marginale. Oggi ha ritrovato il suo posto. La ricerca potrà integrarlo completamente e studiarlo meglio, e forse trovare un committente».
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