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«Il dovere urgente di restare umani»: Tolentino de Mendonça racconta l'arte di Oriol Vilanova

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«Il dovere urgente di restare umani»: Tolentino de Mendonça racconta l'arte di Oriol Vilanova

«La cartolina è la più umile delle immagini»: Tolentino de Mendonça e il valore delle cose dimenticate

Dopo il Padiglione Spagna alla Biennale di Venezia, Oriol Vilanova presenta a Roma «Il dovere urgente di restare umani», nuova installazione per Conciliazione 5, lo spazio della Santa Sede dedicato all'arte contemporanea. Curato da Donatien Grau, il progetto espone il retro di antiche cartoline, restituendo visibilità a messaggi manoscritti e testimonianze di vite sconosciute. Il cardinale José Tolentino de Mendonça ne offre una lettura sulla memoria, sulla fragilità delle relazioni e sul significato della presenza umana nell'epoca dell'intelligenza artificiale, richiamando la prima enciclica di Leone XIV.

Luca Zuccala

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«Ogni cartolina è un piccolo libro sigillato. Il suo messaggio era destinato a una sola persona e a nessun altro». Nelle parole del cardinale José Tolentino de Mendonça, prefetto del Dicastero per la Cultura e l'Educazione della Santa Sede, è racchiuso il significato dell'ultima installazione di Oriol Vilanova (Manresa, 1980), presentata il 3 novembre a Conciliazione 5, lo spazio romano dedicato all'arte contemporanea inaugurato dal Vaticano nel febbraio 2025. Intitolato Il dovere urgente di restare umani, l'intervento raccoglie cartoline illustrate sulle quali sopravvivono brevi messaggi manoscritti, tracce di relazioni, affetti e vite sconosciute. L'opera costituisce il terzo e ultimo capitolo di Leggere, di nuovo, il programma curato da Donatien Grau che nel corso del 2026 ha indagato il significato della lettura attraverso gli interventi di George Rouy, Pan Daijing e, ora, dell'artista spagnolo.

La nuova installazione arriva mentre Vilanova è protagonista anche della 61ª Biennale d'Arte di Venezia, dove rappresenta la Spagna con Los restos, un progetto a cura di Carles Guerra che ricopre le pareti del padiglione nazionale con migliaia di cartoline raccolte dall'artista nell'arco di oltre vent'anni. Una pratica di collezionismo sistematico, sviluppata frequentando mercatini delle pulci e negozi dell'usato, attraverso la quale Vilanova ha costruito un archivio in continua espansione, composto da immagini riprodotte, vedute di monumenti, paesaggi e frammenti della cultura visiva popolare. Oggetti prodotti in serie, acquistati, spediti e successivamente dimenticati, che l'artista sottrae alla dispersione per interrogarne il significato storico e sociale. A Venezia l'accumulo delle immagini ha dato forma a una riflessione sul museo, sulle gerarchie del patrimonio e sui criteri attraverso i quali una società decide che cosa conservare. 

A Roma, Vilanova compie un gesto differente: volta le cartoline. Le immagini rimangono nascoste e attraverso la vetrina dello spazio espositivo diventano visibili i messaggi scritti sul retro, accomunati dall'inchiostro rosso. Saluti, notizie familiari, formule di cortesia, dichiarazioni d'affetto, comunicazioni ordinarie: il linguaggio privato di persone che non immaginavano che le proprie parole sarebbero un giorno entrate in un'installazione artistica. Il materiale rimane lo stesso, ma cambia radicalmente il suo statuto. La cartolina perde la funzione di immagine destinata a rappresentare un luogo e diventa documento di una relazione umana. La scrittura, con le sue irregolarità e i segni lasciati da chi l'ha tracciata, assume un valore visivo e testimoniale. È su questo aspetto che si concentra la riflessione di Tolentino de Mendonça, autore del testo Leggere l'illeggibilità della vita, che accompagna il progetto. Partendo da Goethe e dalla sua interpretazione del collezionista come figura della rinuncia, il cardinale riconosce nella raccolta di Vilanova un tentativo di opporsi alla scomparsa delle cose. Gli oggetti abbandonati, le carte consumate, i libri appartenuti ad altri conservano frammenti di esistenze che il tempo ha progressivamente reso anonime. Il collezionismo può restituire a queste testimonianze una nuova possibilità di lettura. Un gesto che Tolentino interpreta come resistenza all'oblio e, in ultima analisi, come forma di attenzione verso la vita degli altri.

«La cartolina è la più umile delle immagini», scrive il cardinale, osservando come anche un oggetto destinato a una circolazione effimera possa conservare qualcosa di duraturo. La sua riflessione si sofferma soprattutto sulla capacità di poche parole di contenere un'esperienza umana universale. «Siamo arrivati bene. Il tempo è bello. Mi manchi». Formule apparentemente insignificanti, ripetute per generazioni da milioni di persone, che acquistano una particolare intensità quando vengono sottratte al loro contesto originario e lette a distanza di decenni. «Non è una conversazione banale», osserva Tolentino: è la testimonianza dell'essere lontani, del desiderio di comunicare la propria presenza, della speranza di ritrovarsi. Il riferimento introduce una questione centrale nella ricerca di Vilanova: che cosa accade alla memoria privata quando gli oggetti che la custodiscono entrano in una collezione e diventano patrimonio di uno sguardo collettivo? Il passaggio dall'uso quotidiano alla dimensione artistica modifica inevitabilmente il significato dei materiali. La cartolina era stata scritta per qualcuno; l'installazione la rende leggibile a persone che non conoscono né il mittente né il destinatario. Tolentino de Mendonça affronta questa trasformazione attraverso un'immagine tratta dall'Apocalisse, quella del libro chiuso da sette sigilli. Ogni cartolina, nella sua interpretazione, custodisce un messaggio originariamente riservato a un solo lettore. Il gesto dell'artista consiste nell'aprirlo delicatamente, rendendo possibile una nuova rivelazione.

È una lettura che attribuisce al collezionismo un significato culturale e spirituale. La raccolta non restituisce un passato ordinato e perfettamente decifrabile, ma rende percepibile la persistenza di gesti e legami altrimenti destinati a scomparire. Le parole di persone sconosciute entrano in relazione con quelle degli altri, costruendo una narrazione collettiva che non possiede un unico autore. Per Vilanova, quella che definisce una possibile «letteratura da cartolina» è un genere composto da testi brevissimi, nei quali possono convivere le frasi di grandi scrittori e quelle di individui anonimi. L'inchiostro rosso, spiega l'artista, conferisce ai messaggi una particolare visibilità e un senso di urgenza: obbliga a soffermarsi su parole che, nella loro destinazione originaria, appartenevano alla dimensione più ordinaria della comunicazione. La calligrafia assume un ruolo decisivo. Nella riflessione di Tolentino de Mendonça, il valore della scrittura manoscritta risiede nella sua capacità di conservare la presenza fisica di chi scrive. Ogni grafia registra la pressione della mano, le esitazioni, le accelerazioni e le irregolarità del gesto. L'atto di scrivere diventa una testimonianza materiale del corpo, un segno irripetibile che collega la parola alla persona. «Una scrittura a mano è sempre la firma di una presenza», afferma il cardinale. La frase costituisce una delle chiavi più significative dell'installazione: le cartoline consentono di leggere le parole e, contemporaneamente, di riconoscere la traccia fisica di chi le ha affidate alla carta.

Questo rapporto tra scrittura e presenza acquista un significato ulteriore nell'epoca dell'intelligenza artificiale e della produzione automatizzata di testi e immagini. Il titolo dell'installazione richiama infatti la prima enciclica di Leone XIV, Magnifica humanitas, firmata il 15 maggio e pubblicata il 25 maggio 2026, dedicata alla tutela della persona umana nell'era dell'intelligenza artificiale. Il documento pontificio affronta la trasformazione delle relazioni sociali, del lavoro e della conoscenza in una società attraversata da tecnologie sempre più pervasive, richiamando la necessità di preservare la dignità e l'unicità dell'esperienza umana. Tolentino de Mendonça collega direttamente questa riflessione all'opera di Vilanova. «In un tempo in cui le parole si generano senza mano e le immagini senza sguardo», osserva, una cartolina scritta da uno sconosciuto conserva la testimonianza di una vita interiore, di una presenza individuale che nessuna riproduzione può rendere del tutto sostituibile. Il riferimento all'intelligenza artificiale introduce un interrogativo che attraversa il dibattito culturale contemporaneo: quale valore attribuiamo alle tracce personali in una società capace di produrre quantità pressoché illimitate di immagini e parole? La risposta proposta dall'installazione non dipende dalla complessità tecnologica del dispositivo artistico, ma dall'attenzione rivolta a materiali umili, portatori di una memoria individuale.

Il curatore Donatien Grau individua in questo rovesciamento della cartolina uno degli aspetti più importanti della nuova opera. Dopo aver lavorato a lungo sul fronte illustrato, Vilanova concentra lo sguardo sulla dimensione fisica della lettura, sul riconoscimento della grafia individuale e sulla relazione tra gesto e linguaggio. L'intervento prosegue così l'indagine sviluppata dal programma Leggere, di nuovo, attribuendo all'atto della lettura una dimensione che riguarda il corpo, la memoria e la responsabilità verso l'altro. Il progetto assume una specifica rilevanza anche per la sua collocazione: Conciliazione 5, affacciato sulla strada che conduce a San Pietro, è concepito come una vetrina sull'arte contemporanea, visibile ventiquattr'ore su ventiquattro. La scelta permette all'opera di incontrare un pubblico potenzialmente molto diverso da quello dei musei e delle gallerie, facendo della strada stessa un luogo di accesso alla ricerca artistica. 

La presenza di Vilanova a Roma, mentre il suo lavoro è esposto alla Biennale di Venezia, sottolinea anche il crescente interesse della Santa Sede verso una forma di dialogo con l'arte contemporanea che affronta direttamente i grandi problemi della società. Il rapporto tra memoria, immagine e umanità diventa in questo caso il terreno sul quale si incontrano una ricerca artistica fondata sull'accumulazione di oggetti ordinari e una riflessione filosofica e spirituale sulla permanenza dei legami. Nel testo di Tolentino de Mendonça, il valore dell'opera emerge precisamente da ciò che la modernità tende a considerare marginale: le parole scritte in fretta, gli oggetti consumati, le relazioni quotidiane e la fragilità delle tracce individuali. La cartolina diventa il documento di una presenza umana che continua a parlare anche quando i suoi protagonisti sono scomparsi. È in questa capacità di restituire attenzione a ciò che sembrava destinato all'oblio che l'installazione di Oriol Vilanova trova il proprio significato, collegando la storia delle immagini a una domanda che attraversa il presente: come conservare, nell'epoca della riproduzione e della generazione automatica, l'unicità dell'esperienza umana?

«Oriol Vilanova. Il dovere urgente di restare umani», Conciliazione 5, via della Conciliazione 5, Roma, 3 novembre 2026 – 10 gennaio 2027. Ultimo capitolo del programma Leggere, di nuovo, a cura di Donatien Grau, promosso dal Dicastero per la Cultura e l'Educazione della Santa Sede.

Luca Zuccala, 04 novembre 2026 | © Riproduzione riservata

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