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Sono quattro le mostre fotografiche che, nel bicentenario del ritrovamento, il 20 luglio 1826 nel Capitolium di Brixia, della «Vittoria alata» celebrano quel magnifico bronzo (uno dei rarissimi giunti sino a noi), mostrandolo attraverso lo sguardo di alcuni dei nostri maggiori fotografi.
La prima ad aprirsi al pubblico, il 17 luglio, nel Museo di Santa Giulia è «La Vittoria di Brescia. 40 fotografi e una eterna bellezza» (fino al primo novembre), un progetto curato da Giovanna Calvenzi che alcuni anni fa aveva invitato 40 maestri della fotografia (da Gabriele Basilico, che tra l’altro la fotografò immediatamente prima che dal Museo di Santa Giulia venisse trasferita nell’allestimento progettato da Juan Navarro Baldeweg nel Capitolium, a Giovanni Chiaramonte, Francesco Cito, Gianni Berengo Gardin, Giovanni Gastel, Franco Fontana, Carlo Mari, Gianni Pezzani, Paolo Ventura e altri ancora) a entrare in dialogo con quel capolavoro, interpretandolo alla luce della propria creatività.
Ne sono nati lavori disparati, che catturano e restituiscono i tanti stimoli e le sorprendenti suggestioni che un’opera di questa grandezza è in grado di generare.
Il giorno successivo è la volta di «Shaping Memories» (fino al 6 settembre al MO.CA-Centro per le Nuove Culture, in via Moretto angolo corso Cavour), curata da Ilaria Bignotti, Silvia Casagrande e Camilla Remondina da un’idea di Silvia Casagrande, in cui il focus si concentra sul drappeggio bronzeo del chitone della «Vittoria», che diventa l’innesco di un’indagine tra arte contemporanea, moda e nuove ricerche, anche fra artisti molto giovani, questi ultimi selezionati attraverso l’open call «Vittoria 200. Forever Young» indetta dal Comune di Brescia e rivolta a creativi dai 18 ai 35 anni.
Alla Cavallerizza (via Fratelli Cairoli 9) va invece in scena dal 19 luglio al 30 agosto «Vittoria Alata. Viaggio di andata e ritorno. Fotografie di Renato Corsini», in cui, attraverso una scelta delle numerose immagini scattate dal fotografo bresciano, si ripercorre il lungo viaggio (funestato anche dal Covid-19, che così duramente colpì Brescia) della «Vittoria alata», dal luglio 2018 quando lasciò il Museo di Santa Giulia alla volta dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, dove fu sottoposta a un complesso restauro, fino all’ottobre 2020, quando rientrò a Brescia
Sempre il 19 luglio, fino al 30 agosto anch’essa e sempre alla Cavallerizza, l’attenzione si sposta su un altro capolavoro della statuaria, la «Pietà Rondanini» di Michelangelo che, acquisita nel 1952 dalla città di Milano quando il progetto dell’allestimento postbellico dei musei del Castello, firmato dallo Studio BBPR, era già avanzatissimo, fu da loro collocata in una sorta di (bellissima ma difficilmente accessibile) nicchia in pietra serena ricavata nella Sala degli Scarlioni del Castello Sforzesco, fino a che, nel 2014, non senza roventi polemiche, non fu ricollocata nel cinquecentesco Ospedale degli Spagnoli (nel Cortile delle Armi del Castello Sforzesco) restaurato da Michele De Lucchi.
Mario Cresci l’ha seguita dal 2013 al 2016, dapprima nell’allestimento storico, poi nel suo nuovo museo, in quel suo percorso così simile a quello compiuto a Brescia dalla «Vittoria alata», e ha dato vita al progetto emozionante «In aliam figuram mutare. Interazioni con la Pietà Rondanini di Michelangelo», restituendone, attraverso una quarantina di scatti, la molteplicità dei messaggi.