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Gianni Berengo Gardin, «La più gioconda veduta del mondo. Venezia da una finestra», 2004-18

© Archivio Gianni Berengo Gardin

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Gianni Berengo Gardin, «La più gioconda veduta del mondo. Venezia da una finestra», 2004-18

© Archivio Gianni Berengo Gardin

La Venezia in bianco e nero di Gianni Berengo Gardin

La Fondazione di Venezia, nella sua sede di Palazzo Flangini, espone 36 fotografie ricevute in dono dal fotoreporter italiano

Camminare per calli e campielli veneziani con la Leica al collo è stato certamente un esercizio dello sguardo per Gianni Berengo Gardin (Santa Maria Ligure, 1930-Genova, 2025), ma anche l’espressione di un autentico interesse per l’architettura e i monumenti, l’essere umano nelle sue diversità, i valori sociali. A Campo Sant’Angelo come a Santa Maria Formosa, tra i tavolini del Sotoportego de la Fabriche Nove, nella maestosità composta di San Marco, come pure lungo il Canal Grande animato dai «gondolini» durante la regata storica, questo straordinario fotoreporter, che per oltre settant’anni ha raccontato il Bel Paese tra immobilità e cambiamento, ha saputo cogliere anche l’essenza della vita quotidiana. Le sue immagini fotografiche restituiscono momenti intensi nell’alternarsi delle stagioni, talvolta malinconici nella vitalità dell’attimo fuggente. Ma soprattutto, citando il titolo di uno dei numerosi libri che Berengo Gardini ha dedicato alla Serenissima, Una storia d’amore Venezia (Edizioni Fotoselex, 1981), ha avuto un vero e proprio legame amoroso con la città lagunare. Questa profonda connessione emotiva è confermata dalla mostra «Gianni Berengo Gardin. La Venezia del maestro del bianco e nero», curata da Denis Curti e realizzata dalla Fondazione di Venezia a Palazzo Flangini (dal 27 febbraio al 30 giugno) con l’esposizione di un nucleo di 36 fotografie donate dal fotografo alla fondazione veneziana.

«Questa mostra è un omaggio molto affettuoso a un autore che ha prodotto tantissimo con la libertà di non essere condizionato dalle scelte editoriali», afferma il curatore. A Venezia Berengo Gardin ha denunciato anche l’impatto delle grandi navi da crociera e grazie ai suoi scatti (il libro Venezia e Le Grandi Navi è stato pubblicato da Contrasto nel 2015) sono usciti numerosi articoli che hanno contribuito a sensibilizzare l’opinione pubblica, generando quella mobilitazione che ha portato il Consiglio dei Ministri ad approvare il decreto-legge che dal primo agosto 2021 vieta alle navi sopra alle 25mila tonnellate di transitare nel bacino di San Marco e sul Canale della Giudecca. All’inizio degli anni Cinquanta proprio a Venezia, dov’è cresciuto e ha vissuto fino al 1965, aveva cominciato a scattare fotografie amatoriali: alcuni di quegli scatti, inclusi quelli iconici del Lido, fanno parte della donazione. In questo suo errare nella geografica lagunare attraverso il tempo, l’interprete della «vera fotografia» (questa è la dicitura del timbro con cui stampava ogni sua immagine per affermare l’utilizzo della tecnica analogica e qualsivoglia tentativo di ricondurla a una pratica artistica) ha intercettato anche lo sguardo di un personaggio storico, Pietro Aretino (1492-1556), nella serie «La più gioconda veduta del mondo», in cui ha interpretato una visione che arriva da un tempo remoto per proiettarsi nel futuro. Lo scrittore, poeta, drammaturgo e cortigiano toscano si era trasferito a Venezia nel 1527 ed è qui che scrisse le sue opere principali, frequentando l’ambiente artistico, in particolare Sansovino e Tiziano che l’ha ritratto nel dipinto a olio conservato a Palazzo Pitti a Firenze. 

«Gianni era una persona curiosa e aveva delle intuizioni fulminanti che gli hanno consentito di realizzare i progetti più famosi, come “Morire di classe” (1969) insieme a Carla Cerati, con la cura di Franco Basaglia. A Venezia aveva trovato una lettera dell’Aretino dove era indicato anche il suo indirizzo, un palazzo straordinario che si affaccia sul Ponte di Rialto. Con la caparbietà che l’ha sempre caratterizzato, ha cercato questa dimora e ha contattato il proprietario Renato Padoan (oggi Ca’ Bolani Erizzo è sede di Italia Nostra, sezione di Venezia, Ndr) per vedere con i suoi occhi ciò che l’Aretino guardava da lì. Ha sviluppato questo progetto a partire dal 2004 tenendo a mente anche il personaggio con le sue provocazioni e il contesto culturale. Un reportage che per lui era stato anche il modo per raccontare nuovamente la Venezia che aveva sempre amato», conclude il curatore.

Gianni Berengo Gardin, «La più gioconda veduta del mondo. Venezia da una finestra», 2004-18. © Archivio Gianni Berengo Gardin

Manuela De Leonardis, 27 febbraio 2026 | © Riproduzione riservata

La Venezia in bianco e nero di Gianni Berengo Gardin | Manuela De Leonardis

La Venezia in bianco e nero di Gianni Berengo Gardin | Manuela De Leonardis