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Veduta esterna del Museo Archeologico e delle arti di Erimtan ad Ankara

Foto tratta da Wikipedia. Foto Nedim Ardoga | CC BY SA 4.0

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Veduta esterna del Museo Archeologico e delle arti di Erimtan ad Ankara

Foto tratta da Wikipedia. Foto Nedim Ardoga | CC BY SA 4.0

La Turchia ha «tracciato» i suoi reperti archeologici statali, con un Dna chimico per 600mila oggetti

Il sistema è integrato con una piattaforma di intelligenza artificiale centralizzata (Traceart) e un registro statale che abbraccia musei pubblici, privati e collezionisti autorizzati

Roberto Mercuzio

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Il governo turco ha varato un programma su scala nazionale per la tutela del patrimonio culturale con l’ausilio dell’intelligenza artificiale: in prima mondiale, oltre 600mila manufatti conservati nelle collezioni statali hanno ora un’identità digitale unica, invisibile e inviolabile, basata su un metodo di marcatura chimica che funge da suo Dna, identificando ogni oggetto in modo inconfondibile.

Il Ministero della Cultura e del Turismo turco sottolinea l’unicità di un sistema come questo su base nazionale; esso è integrato con una piattaforma di intelligenza artificiale centralizzata e un registro statale che abbraccia musei pubblici, privati e collezionisti autorizzati. Quasi tutti i pezzi esposti nei musei e conservati nei depositi sono già stati «registrati», e l’impatto di questa innovazione ha importanti conseguenze sull’intero mercato internazionale dell’arte e dell’archeologia.

Infatti, il sistema di sicurezza ruota attorno a TraceArt, una piattaforma di intelligenza artificiale sviluppata per scandagliare in tempo reale case d’asta, marketplace online e social media a livello globale, monitorando ogni giorno milioni di immagini e annunci alla ricerca di oggetti di presunta origine turca che non dovrebbero trovarsi sul mercato. Il sistema non si limita a cercare corrispondenze esatte, ma utilizza algoritmi di computer vision atti a riconoscere pattern stilistici, microfratture e texture dei materiali, paragonandoli istantaneamente con i modelli digitali archiviati nel Mues, il sistema nazionale di inventario museale che rappresenta la spina dorsale dell’intera infrastruttura.

Mehmet Nuri Ersoy, ministro turco della Cultura e del Turismo, ha dichiarato che queste nuove tecnologie hanno elevato la sicurezza dei manufatti conservati nei musei turchi al più alto livello mondiale, segnando al contempo progressi decisivi nella lotta alla contraffazione. L’obiettivo dichiarato è quello di allargare, entro il 2028, il sistema all’intero patrimonio nazionale, composto da oltre 2,8 milioni di manufatti.

Roberto Mercuzio, 31 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

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