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Johann Zoffany, «Ritratto del principe Jawan Bakht (anche conosciuto come Jahandar Shah)», 1784

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Johann Zoffany, «Ritratto del principe Jawan Bakht (anche conosciuto come Jahandar Shah)», 1784

La Tate accoglie 50 opere sull’incontro artistico tra India e Gran Bretagna in epoca coloniale

La donazione di Charles Greig, storico dell’arte e studioso dell’India britannica, permetterà di indagare una stagione di profonde trasformazioni sociali e politiche nel subcontinente indiano, sotto il dominio coloniale della Corona inglese, restituendo visibilità anche agli artisti locali che contribuirono a definire la cultura visiva dell’epoca

Alessia De Michelis

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Oltre due secoli di scambi culturali, relazioni e rapporti di potere raccontati attraverso cinquanta opere d’arte. È il nucleo di dipinti, acquerelli e miniature che Charles Greig, storico dell’arte e studioso dell’India britannica, ha donato integralmente alla Tate di Londra. La raccolta, frutto di oltre 45 anni di ricerca e collezionismo, entrerà a far parte delle collezioni pubbliche britanniche e sarà presentata al pubblico nel 2028, con una mostra dedicata negli spazi della Tate Britain.

L’acquisizione permetterà di indagare una stagione di profonde trasformazioni sociali e politiche nel subcontinente indiano, sotto il dominio coloniale britannico, restituendo visibilità anche agli artisti indiani che contribuirono a definire la cultura visiva dell’epoca.

Tra i pezzi di rilievo figura il «Portrait of Prince Jawan Bakht» (1784) di Johan Zoffany, destinato a diventare uno dei soli tre ritratti di singoli soggetti indiani dell’artista conservati in collezioni pubbliche nel Regno Unito. Di particolare interesse anche «Sepoy in HH Maharaja Srinagar’s Indian Regiment, 23 Years Old» (1886 ca) di Rudolf Swoboda, primo lavoro dell’artista a entrare in una collezione museale britannica. Realizzato per la regina Vittoria, fu esposto alla Empire of India Exhibition di Londra nel 1895.

La donazione comprende inoltre tre acquerelli di Sita Ram, figura di spicco del tardo periodo moghul, che lavorò per committenti britannici intrecciando tradizioni artistiche indiane e linguaggi visivi europei. Le sue opere introducono per la prima volta nelle collezioni Tate il genere delle cosiddette «Company paintings», sviluppato in risposta alla domanda dei funzionari della Compagnia britannica delle Indie orientali. Accanto a Sita Ram e Ghulam Ali Khan, la raccolta include opere di artisti europei attivi nella regione, come Zoffany e Swoboda, e paesaggisti britannici quali William Hodges, Thomas Daniell e William Daniell.

Per il direttore della Tate Britain, Alex Farquharson «questo eccezionale dono rafforzerà in modo significativo il nostro patrimonio di opere d’arte prodotte nell’Impero britannico e amplierà la gamma di persone e storie rappresentate nella collezione nazionale». Greig, che considera queste opere una testimonianza visiva di una storia condivisa, ha voluto garantirne la conservazione unitaria e l’accessibilità pubblica, affidandole a un’istituzione in cui possano essere studiate e fruite dalle generazioni future. «La maggior parte delle opere è stata realizzata in un mondo ormai scomparso, prima dell’avvento della fotografia, e ci offre una testimonianza visiva della nostra ricca storia condivisa a partire dal 1770 circa», spiega il donatore.

Alessia De Michelis, 28 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

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