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Un’immagine del Tesoro de Villena

Foto tratta da Wikipedia, CC BY-SA 3.0

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Un’immagine del Tesoro de Villena

Foto tratta da Wikipedia, CC BY-SA 3.0

Colpo grosso in Spagna: rubati i 59 pezzi del Tesoro de Villena, uno dei più importanti della preistoria europea

Nella notte tra il 26 e il 27 agosto i ladri sono riusciti a sottrarre gli oggetti d’oro, d’argento, di ferro e d’ambra (per un totale di circa 10 kg) al Museo Archeologico di Villena, nella provincia di Alicante

Giorgio Valentini

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59 oggetti d’oro, d’argento, di ferro e d’ambra per un totale di circa 10 kg: è questo il bottino che i ladri, nella notte tra il 26 e il 27 agosto, sono riusciti a sottrarre al Museo Archeologico di Villena (Muvi), in Spagna, nella provincia di Alicante.

Si tratta del Tesoro de Villena, uno dei più importanti e ricchi della preistoria europea, secondo solo alle tombe reali di Micene, in Grecia, e da due anni esposto permanentemente al pubblico dietro una teca antiproiettile (prima dell’apertura del museo circolavano solo delle riproduzioni). Ciononostante, secondo le prime ricostruzioni della polizia locale e della Guardia Civil, il furto è stato compiuto con notevole rapidità dopo aver rimosso una finestra da un lato dell’edificio.

Il rinvenimento della collezione, che comprende 11 coppe, 28 bracciali, tre bottiglie d’oro e tre d’argento, oltre a diversi pezzi in materiali misti, risale all’ottobre 1963 quando, durante i lavori lungo la Rambla del Panadero e via Ferriz, ad Alicante fu trovato per caso un braccialetto d’oro. Il gioielliere Carlos Miguel Esquembre ne riconobbe il valore e avvisò l’allora direttore del museo comunale e archeologo José María Soler. Gli scavi ufficiali lungo la riva del fiume portarono infine, il primo dicembre di quell’anno, alla scoperta dell’intero tesoro, nascosto in un vaso. Il materiale più importante è senza dubbio l’oro, che rappresenta il 91% dei pezzi e il 93% del peso. L’argento occupa una posizione secondaria, con solo il 4,5% dei pezzi e il 5,7% del peso. Le quantità di ferro e ambra, invece, sono praticamente insignificanti.

La datazione dei pezzi è da allora oggetto di studio e il più recente, condotto dai ricercatori Salvador Rovira-Llorens, Martina Renzi e Ignacio Montero-Ruiz, rispettivamente del Museo Archeologico Nazionale, dell’Autorità per lo Sviluppo della Porta di Diriyah (Arabia Saudita) e dell’Istituto di Storia del Consiglio Nazionale delle Ricerche spagnolo (CSIC), li fa risalire alla tarda Età del Bronzo, più precisamente tra il 1400 e il 1200 a.C. e sostiene che il ferro provenga da un meteorite.

Giorgio Valentini, 27 agosto 2026 | © Riproduzione riservata

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