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Silvia Conta
Leggi i suoi articoliA 1.140 metri d’altitudine, nel paesino di Lens/Crans-Montana, adagiata sulle rive del piccolo Lac du Louché, la sede della Fondation Opale si fonde con il paesaggio delle Alpi della Svizzera francese grazie a una facciata specchiante di pannelli fotovoltaici. L’edificio di Jean-Pierre Emery è stato ampliato nel 2023 con un’area che accoglie auditorium, archivio e biblioteca su progetto di évéquoz ferreira architectes. La Fondation Opale è basata su una delle maggiori collezioni private dell’Europa Occidentale dedicata all’arte aborigena australiana contemporanea, la Bérengère Primat Collection, ed è l'unico centro in Europa dedicato esclusivamente ad essa. Fino al 12 aprile 2026 i suoi spazi accolgono la mostra Racines (Radici, ndr), che attraverso una selezione di opere della Collezione Garance Primat, riflette, nella sua più profonda essenza, sul senso del collezionare.
Questo progetto espositivo si inserisce nella mission della Fondation Opale che fin dalla sua apertura nel 2018, «promuovere una maggiore comprensione delle prospettive indigene e favorire gli scambi tra gli artisti aborigeni e il più ampio mondo dell'arte globale». Il percorso espositivo si estende sui due piani dell’edificio ed è una “trasposizione” fisica del volume Racines/Roots, presentato in occasione della mostra e da cui deriva il titolo. Attraverso sette temi - Creare, Uno, Terra, Natura, Uomo, Matrice e Origine - il percorso espositivo offre un’immersione lirica e quasi onirica tra opere che si interrogano sulle creazione – intesa sia come origine del mondo che come atto creativo - e sul rapporto degli esseri umani con le domande che essa pone. Nelle sale una sessantina di lavori di – tra gli altri – Sheila Hicks, Ólafur Eliasson, Louise Bourgeois, Niki de Saint Phalle, Fabienne Verdier, Giuseppe Penone, Sol LeWitt e Vija Celmins, e opere di artisti aborigeni come Emily Kam Kngwarray, Clifford Possum Tjapaltjarri e Keith Stevens. In una nuova sala, inoltre, un focus monografico che esula dalla mostra principale, è dedicato all’artista Rover Thomas (1926-1998), che, come molti altri artisti aborigeni australiani, iniziò a dipingere in tarda età, dopo una vita trascorsa a lavorare in un allevamento di bestiame. In meno di dieci anni si è affermato come uno dei maggiori pittori aborigeni del ventesimo secolo e nel 1990 ha rappresentato l’Australia alla Biennale di Venezia. Racines è curata da Samuel Gross, curatore della Fondazione e suo direttore ad interim, fino alla primavera, dopo la conclusione, in questi giorni, del mandato di Gautier Chiarini. Nell’intervista qui sotto Gross ci accompagna alla scoperta del percorso espositivo, tra pubblicazione e allestimento.
Come è nata la mostra Racines?
La mostra mette in evidenza i legami tra Garance Primat e Fondation Opale. Quest'anno, Garance ha intrapreso un importante progetto editoriale basato sulla sua collezione, che ha portato alla pubblicazione di diversi libri. Uno di questi è dedicato a Le Domaine des Etangs, un luogo dove ha integrato le sue opere nelle sue riflessioni sull'ospitalità. Allo stesso tempo, ha lavorato al volume Racines che darà il titolo a questa mostra. Offre un viaggio poetico che mette in luce il suo impegno e la sua visione dell'arte. Questa mostra è un'interpretazione di quella pubblicazione.
La mostra ruota attorno al concetto «Créer le Un sur Terre qui est la Nature de l’Homme et notre Matrice Originelle» (Creare l'Uno sulla Terra che è la natura dell'Uomo e la nostra matrice originale, ndr), espresso dal collezionista Garance Primat. Questa idea è anche il punto di partenza per il libro. Può dirci di più su questo concetto?
Questa frase è suddivisa in sette piccoli capitoli consecutivi. Nel libro, ogni parola viene affrontata attraverso la sua etimologia. Qui, nella mostra, ogni parola struttura la selezione di una serie di opere e oggetti. Soprattutto, questa frase riflette la visione stessa di Garance Primat. La collezionista considera l'arte e la cultura come un mezzo per connettersi con il pensiero spirituale.
Nel comunicato stampa, lei dice: «Ogni opera in Racines contribuisce a una più ampia meditazione sull'origine e sull'essere. La mostra è concepita come un organismo vivente, una costellazione in evoluzione di forme che mettono in discussione il nostro posto nella natura». Puoi raccontarci di più sul Suo concetto di mostra come organismo vivente?
Stranamente, questa mostra segue una struttura logica anche se propone di spostarsi tra epoche, autori e intenzioni. Questa logica è unica nella sensibilità di Garance Primat e l'abbiamo semplicemente sviluppata ulteriormente per creare un percorso espositivo. Ogni opera del libro è riprodotta su una singola pagina, quindi la scala è completamente distorta. Nelle sale dobbiamo cercare di esprimere questa variabilità e unicità in modo diverso. Ma in entrambi i casi, il pubblico può anche costruire il proprio percorso.
Con quali criteri ha selezionato le opere del percorso espositivo?
La selezione delle opere esposte è stata fatta con l'obiettivo di trasmettere la ricchezza e la diversità della collezione di Garance Primat. L'obiettivo della mostra è tentare un'interpretazione spaziale di un progetto editoriale. Ho cercato di trovare un ritmo, rispettare la struttura del libro e ottenere un effetto costante.
Può indicarci delle opere esposte particolarmente significative rispetto al rapporto tra la collezione di Garance Primat e quella di Bérengère Primat?
La mostra principale presenta solo opere della collezione di Garance Primat. Anche se in questo progetto non c'è un gioco di corrispondenza tra la collezione della Fondation Opale, possiamo vedere l'interesse di Garance Primat per l'arte aborigena contemporanea e altri tipi di oggetti. In uno spazio di nuova creazione, tuttavia, presentiamo anche opere di Rover Thomas della Collection Bérengère Primat, a disposizione della Fondation Opale. Rover Thomas, nato intorno al 1926 nel Grande Deserto Sandy dell'Australia Occidentale, è una grande figura storica che è venuta a mancare nel 1998 a Warmun, nel Kimberley.
Quali sono gli aspetti principali che le opere degli artisti aborigeni in particolare portano nel percorso espositivo?
Uno degli interessi particolari di questa collezione è mostrare quanto si sia evoluta la prospettiva dei collezionisti contemporanei. Garance Primat, come molti altri, non limita il suo sguardo a un campo artistico ristretto. In quella che forse è una ricerca più personale, non esita a dimostrare una curiosità costante in varie direzioni. Da diversi anni ormai, l'arte aborigena contemporanea è parte integrante di questa visione di un'arte aperta e accessibile ad altre pratiche.
Negli stessi mesi, fino al 19 aprile 2026, il Musée Rath di Ginevra ospita Elles, una mostra focalizzata sulle opere di artiste aborigene della Fondation Opale, co-curata da Lei e Georges Petitjean. In che modo le due mostre possono essere collegate?
La mostra organizzata con il MAH di Ginevra al Rath Museum è una risposta a un invito. Questa mostra presenta figure artistiche femminili molto importanti. Il pubblico può quindi nuovamente familiarizzare con un particolare vocabolario artistico. La Fondation Opale mira anche a sostenere la visibilità degli artisti indigeni australiani contemporanei. Lo facciamo in particolare rispondendo agli inviti a partecipare a mostre sia in Svizzera che a livello internazionale. I visitatori delle mostre di Ginevra e Lens avranno l'opportunità di vedere e apprezzare l'interesse che speriamo crescerà grazie a questa visibilità.
Louise Bourgeois 1911 - 2010 Femme , vers 1960 Stamped: LB 6/6 MAF 06 Bronze, patine au nitrate d'argent B ronze, silver nitrate patina 61 x 43.2 x 30.5 cm Ed. of 6 + 1 AP (GP BOUL - 002.18) Photo : Arthur Péquin © 2025, ProLitteris, Zurich
Clifford Possum Tjapaltjarri 1932 - 2002 Warlugulong / Rêve Feu / Fire Dreaming , 1996 Acrylique sur toile de lin Acrylic on canvas 100 x 157 cm (GP POTC - 004.17) Photo : Arthur Péquin © 2025, ProLitteris, Zurich
Niki De Saint - Phalle 1930 - 2002 Lili ou Tony , 1965 Résine polyester peinte, tissu, grillage métallique et collage P ainted polyester resin, fabric, wire mesh and collage 236.8 x 130.5 x 79 cm (GP SAPN - 001.18) Photo : Arthur Péquin © 2025, ProLitteris, Zurich
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