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Silvia Conta
Leggi i suoi articoli«È molto freddo a St. Moritz, più freddo che a Maloja, ma bello. Qui è molto più luminoso che a Stampa, è la prima cosa che colpisce. [...] Mi piace molto. Spero tanto di poter tornare (da voi, ndr) in primavera, quando proverò a prendermi un po’ di vacanza e a lavorare un po’ meno», scriveva Alberto Giacometti in una lettera alla madre Annetta nel dicembre del 1946. A quasi ottant’anni da allora, la mostra Alberto Giacometti: Faces and Landscapes of Home (fino al 28 marzo), nella sede di Hauser & Wirth a St. Moritz, celebra l’indissolubile legame tra l’artista, la Bregaglia e l’Engadina, due valli contigue nel Cantone dei Grigioni. Un percorso espostivo molto intimo, con opere provenienti dalla Fondation Beyeler di Riehen (Basilea), dal Bündner Kunstmuseum di Coira, dalla Museo Ciäsa Granda e Atelier Giacometti di Stampa (Val Bregaglia) e da collezioni private. Tra dipinti, disegni e sculture che raffigurano familiari dell'artista, personaggi del luogo, interni domestici e paesaggi, come il lago Sils e il Monte del Forno, e autoritratti, riaffiora la dimensione da cui Giacometti partì, per diventare protagonista della ricerca più all’avanguardia della sua epoca, luoghi e persone che lo accompagnarono per tutta la vita e a cui fece continui ritorni. «Questi ritratti e vedute della sua terra natale rivelano, come nessun'altra opera, l'intensità unica e la profondità psicologica che caratterizzano l'approccio di Giacometti alla rappresentazione», ha ricordato la galleria. Nelle sale della galleria questa dimensione è resa ancora più intensa da una selezione di fotografie di Ernst Scheidegger, grande amico e collaboratore di Giacometti per la sua prima pubblicazione. Si incontrarono per la prima volta a Maloja nel 1943, da allora il fotigrafo documentò la vita di Giacometti e il suo lavoro per diversi decenni. La mostra è curata da Tobia Bezzola, che ci racconta il progetto espositivo nell’intervista qui sotto.
Come è nata la mostra Alberto Giacometti: Faces and Landscapes of Home?
Era naturale realizzare, nella regione in cui Alberto Giacometti è cresciuto, una mostra che si concentrasse sull’importanza di queste origini per la sua vita e per la sua opera.
Su quali aspetti della ricerca e della vita di Giacometti si concentra, in particolare, il percorso espositivo?
Si tratta proprio di questa importanza fondamentale del paesaggio natale e delle persone con cui è cresciuto in Bregaglia e in Engadina per la sua arte.
Tobia Bezzola. Photo: Christian Scholz
Come si è modificato, negli anni, il rapporto di Giacometti con i suoi luoghi d'origine?
Come molti giovani artisti, lascia il mondo rurale della sua giovinezza, conosce nella grande città nuove persone e altre concezioni dell’arte, per poi, in età adulta, tornare a riflettere sulle esperienze della giovinezza e ritornarvi su un piano più alto.
Le opere presenti nel percorso espositivo provengono da tre musei, oltre che da collezioni private. Che tipo di collaborazione c'è stata con queste istituzioni museali?Naturalmente si tratta di una collaborazione improntata alla fiducia e alla collegialità, fondata su un interesse condiviso per un artista di eccezionale rilievo.
Può indicarci qualche opera a cui prestare particolare attenzione per il significato nel percorso dell'artista?
L’arco si estende dalle opere più precoci – tra le quali spiccano certamente l’autoritratto della Fondation Beyeler e la raffigurazione del Monte Forno – passando per una testa in gesso del fratello Diego, centrale per lo sviluppo dell’opera e risalente alla metà degli anni Trenta, fino alle sculture e ai dipinti che rappresentano in modo esemplare il periodo maturo e tardo, dall’inizio degli anni Cinquanta alla metà degli anni Sessanta.
Nel percorso espositivo una sezione è dedicata a una selezione di fotografie di Ernst Scheidegger. Ci può dire di più delle fotografie in mostra e del rapporto tra Scheidegger e Giacometti?
Le fotografie di Ernst Scheidegger non sono soltanto le uniche a mostrarci il mondo privato di Alberto nell’Engadina e in Bregaglia, ma sono anche di straordinaria qualità artistica e, inoltre, documenti unici di un’amicizia artistica.
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