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Anselmo Bucci, «Anita», 1918, Reve Art (particolare)

Courtesy di Reve Art

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Anselmo Bucci, «Anita», 1918, Reve Art (particolare)

Courtesy di Reve Art

Modenantiquaria, i quasi quattro decenni della fiera di alto antiquariato

Pietro Cantore racconta l’edizione 2026, tra rigore scientifico, capolavori ritrovati e dialogo tra arti, collezionismo e territorio

Silvia Conta

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Dal 7 al 15 febbraio la città emiliana, ricca di storia, di eccellenze e di patrimoni artistici, ospita Modenantiquaria, la storica manifestazione di inizio anno dedicata all’alto antiquariato. La rassegna riunisce 85 espositori tra cui alcune tra le più autorevoli gallerie italiane e straniere, da Piva & C. a Reve Art, da Mirco Cattai a Cantore Galleria Antiquaria e poi ancora Carlo Orsi, Fondantico di Tiziana Sassoli, Longari arte Milano, Maurizio Nobile Fine Art, Milani Antichità, Altomani & Sons, Subert, Matheus Gallery, Raffaello Pernici Best Ceramics, Tornabuoni Arte, Lampronti Gallery e Galleria Cortona, solo per citare qualche nome. 

Organizzata da quest’anno da Confcommercio Modena con presidente Tommaso Leone e segretario generale Alberto Crepaldi, la mostra mercato rafforza il proprio legame con la città, valorizzandone il patrimonio storico e culturale e proponendosi come un’esperienza che unisce arte, collezionismo e territorio. Un appuntamento che conferma Modena come punto di riferimento internazionale per il grande antiquariato. Ne abbiamo parlato con Pietro Cantore, vicepresidente dell’Associazione Antiquari d’Italia e art director della rassegna. 

Le opere presentate a Modenantiquaria sono frutto di una selezione molto rigorosa. Quali criteri guidano oggi la scelta dei capolavori che entrano in fiera e che tipo di qualità cercate negli highlight proposti dagli antiquari?
In un mondo che va sempre più verso l’iperspecializzazione in tutti i settori professionali, anche il mercante d’arte segue questa tendenza. Troviamo quindi specialisti della pittura antica, della scultura, delle arti decorative, dei tappeti come degli argenti. Le mostre di antiquariato odierne devono in ogni caso offrire un’adeguata varietà di oggetti, per permettere al visitatore e al collezionista di ammirare in un’unica visita una gamma diversificata di altissimo livello. Gli antiquari vengono selezionati per esporre a Modenantiquaria secondo le loro specializzazioni. Al contempo questa iperspecializzazione è uno degli elementi che garantisce l’alto livello delle opere esposte. I criteri per scegliere un’opera sono sempre gli stessi: la qualità elevata, un’attribuzione conclamata e confermata dagli studi e lo stato di conservazione ineccepibile. 

Giovanni Francesco Barbieri detto il Guercino, «San Filippo Neri», 1640, Galleria Fondantico di Tiziana Sassoli. Courtesy di Galleria Fondantico

Tappeto «transilvano», Anatolia centrale fine XVII secolo, Mirco Cattai. Courtesy di Mirco Cattai

Ogni opera antica porta con sé una storia complessa, fatta di committenze, passaggi di proprietà e contesti culturali. Quali sono i racconti più significativi che emergono dalle opere in mostra nell’edizione 2026? 
Parafrasando un’affermazione di Federico Zeri, girano più le opere delle persone. Noi siamo solo possessori temporanei di queste straordinarie testimonianze del passato e abbiamo il dovere morale di custodirle e preservarle. Mediamente un dipinto antico, come gran parte degli oggetti d’arte antica, passa di mano ogni vent’anni. Questo dà la misura delle tappe che in tempi relativamente recenti può aver percorso una singola opera. Le mostre di antiquariato sono una straordinaria occasione per far riemergere queste opere che altrimenti rimarrebbero sconosciute ai più. In una mostra come Modenantiquaria, dove vengono esposti migliaia di oggetti di diverse epoche, le storie da narrare sarebbero innumerevoli. Una di quelle che amo raccontare di più riguarda il modelletto in marmo del monumento equestre raffigurante Francesco III d’Este, esposto da Altomani & Sons e realizzato dal Panzetta (Carrara 1719-97) in vista della commissione del monumento equestre del Duca, un tempo in piazzale Sant’Agostino e distrutto nel periodo napoleonico. L’opera, appartenuta ai Duchi d’Este, è stata rinvenuta in un’eredità transitata da Firenze e poi tornata a Modena. 

La varietà dell’offerta è uno dei tratti distintivi di Modenantiquaria. Quali dialoghi si creano quest’anno tra le diverse tipologie di opere e tra scuole italiane e internazionali?
Quest’anno Modenantiquaria si riconferma un vero dialogo tra pittura, scultura, arti decorative e design. Voglio citare ad esempio un pezzo unico di Piva & C. di ebanisteria veneziana, della metà del XVIII secolo, ovvero una «Slitta da parata» in legno intagliato e laccato su fondo azzurro con alla sommità lo stemma nobiliare. Tra il 1550 e il 1850 l’Europa visse la «piccola era glaciale», caratterizzata da inverni molto rigidi che favorirono l’uso e lo sviluppo delle slitte. Da semplici mezzi per il trasporto, esse divennero oggetti raffinati, simboli di prestigio e lusso. A Versailles si conservano esemplari spettacolari utilizzati da Luigi XV e poi restaurati da Maria Antonietta. La slitta esposta da Piva & C., proveniente da una collezione veneziana, testimonia la tradizione della laccatura settecentesca: ripulita dalla patina del tempo, rivela ancora i vivaci colori originali e la finezza degli intagli. Aggiungo poi lo strepitoso trumeau di Michele Subert, caratteristico arredo lombardo prodotto intorno al sesto o settimo decennio del XVIII secolo e il tappeto «transilvano» di Mirco Cattai, dell’Anatolia centrale di fine XVII secolo chiamato così perché veniva realizzato per essere appeso nelle chiese della Transilvania; la chiesa più famosa è la «Chiesa Nera» di Brasov che ne costudisce appesi alle pareti 120 esemplari da più di 400 anni. Queste opere di arte decorativa dialogano con capolavori assoluti come «Anita» di Anselmo Bucci di Reve Art, o con  l’intenso ovale di Giuseppe Mazzuoli di Longari arte Milano, «Madonna e i pastori» di Felice Torelli di Maurizio Nobile Fine Art o lo splendido Guercino, «San Filippo Neri», di Fondantico di Tiziana Sassoli, la «Madonna in trono con il Bambino incoronata da angeli e due donatori» di Simone Da Cusighe di Carlo Orsi, «Le Parigine» di Lorenzo Viani della Galleria Frediano Farsetti, che sarà una delle opere di punta della mostra «Il ritratto tra sacro e profano», a cura dell’Associazione Antiquari d’Italia, la scultura inedita di Raimondo Trentanove di Milani Antichità e «La partita della tombola» di Egisto Lancerotto di Matheus Gallery.

Giuseppe Mazzuoli detto il Vecchio, «Madonna col Bambino e i santi Caterina e Ansano», Longari arte Milano. Courtesy di Longari arte Milano

Lorenzo Viani, «Le Parigine», 1908, opera esposta nella mostra «Il ritratto tra sacro e profano», Galleria Frediano Farsetti. Courtesy di Galleria Frediano Farsetti

Il processo di vetting, affidato a storici dell’arte di fama internazionale per la pittura e la scultura e a una commissione Fima per le arti decorative, garantisce l’autenticità delle opere e un elevato rigore scientifico. In che modo questo sistema incide sulla presentazione delle opere e rafforza la fiducia di collezionisti e istituzioni?
Il comitato di vetting è composto da prestigiosi storici dell’arte come Andrea Bacchi, Fernando Mazzocca, Aldo Galli, Andrea De Marchi, Carlo Falciani, Gianni Papi, Yuri Primarosa e da una commissione Fima presieduta dal Presidente Fabrizio Pedrazzini. La selezione di espositori di comprovata fama e professionalità è già di per sé una garanzia per quanto riguarda l’affidabilità degli oggetti. Oltretutto gli espositori vogliono ben figurare in una mostra così importante, visitata da un vasto pubblico, spesso specializzato. Per dare un’ulteriore conferma ai collezionisti acquirenti gli oggetti esposti in mostra vengono vagliati, a porte chiuse, da un gruppo composto da storici dell’arte e specialisti che valutano le opere sulla base delle didascalie redatte dalle singole gallerie. 

Il busto di Francesco I d’Este di Gian Lorenzo Bernini è l’immagine simbolo della fiera. Che rapporto esiste tra quest’opera, la tradizione collezionistica modenese e le opere selezionate per questa edizione?
Il busto di Francesco I d’Este è l’esempio massimo della cultura collezionistica del territorio. A Modena c’è sempre stata una vivace sensibilità collezionistica, sviluppatasi nei secoli anche grazie alla famiglia d’Este e che permane tutt’ora. Ne sono la riprova le numerose collezioni createsi nella nostra città anche negli ultimi decenni, tra cui quella della Bper. Forse non è un caso che Modenantiquaria si sia radicata proprio in questa città. L’aver scelto come simbolo della manifestazione una delle sculture barocche più importanti al mondo non è solo un gesto di amore e attenzione per uno dei maggiori musei italiani, la Galleria Estense, ma un simbolo del forte legame creatosi in questi quarant’anni tra la mostra e la città. 

Modenantiquaria è spesso il luogo in cui riemergono opere rare o poco conosciute. C’è qualche scoperta, o tipologia di opera, che secondo lei rappresenta particolarmente lo spirito dell’edizione 2026?
Viene presentato per la prima volta a Modena dalla mia galleria, Cantore Galleria Antiquaria, un capolavoro di Hendrick van Somer (Amsterdam, 1615- Napoli, 1684), «San Giovanni Battista», mai esposto prima. Altre opere rare le troviamo da Enrico Gallerie d’Arte, con due capolavori dal grande valore culturale, «Muli lungo la strada» di Giovanni Fattori e «Corteggiamento» di Giacomo Favretto, da Arcuti Fine Art «Giuditta con la testa di Oloferne» di Simone Pignoni, da Studiolo Fine Art «Ritmi frenetici» di Umberto Mastroianni e l’importantissimo «Autoritratto con cravatta gialla» di Antonio Ligabue da Phidias Antiques. Antichità Giglio porterà un prezioso Antonio Tempesta, «Mosè separa le acque del Mar Rosso», Tornabuoni Arte un intenso capolavoro di Caspar van Wittel «Veduta di Castel Sant’Angelo a Roma» e infine la Galleria Roberto Ducci il dipinto «Angelica e Medoro» di Lorenzo Lippi.

Mobile a due corpi con piano scrittoio ribaltabile, Lombardia, terzo quarto del XVIII secolo, Subert. Courtesy di Subert

Ebanisteria veneziana della metà XVIII secolo, slitta da parata, Piva & C. Courtesy di Piva & C.

Silvia Conta, 04 febbraio 2026 | © Riproduzione riservata

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