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Francesco Bandarin
Leggi i suoi articoliLe decisioni del 48° Comitato del Patrimonio Mondiale, che si conclude oggi a Busan nella Corea del Sud, confermano le nuove tendenze della Convenzione Unesco: meno monumenti isolati, più sistemi culturali, patrimonio moderno e siti minacciati dai conflitti. La prima tendenza riguarda il progressivo passaggio dal monumento al sistema culturale. La Lista non premia più soltanto edifici o siti eccezionali, ma riconosce sempre più spesso reti territoriali, paesaggi storici e forme di organizzazione sociale che raccontano processi di lunga durata. È il caso delle antiche capitali di Asuka e Fujiwara in Giappone, o del complesso produttivo della porcellana di Jingdezhen in Cina, dove il valore universale risiede soprattutto nelle relazioni tra luoghi, comunità e storia.
Questa evoluzione è evidente anche nella candidatura italiana dedicata ai teatri condominiali dell’Italia centrale. Si tratta di un’iscrizione originale, che non celebra soltanto una raffinata tipologia architettonica, ma un modello di partecipazione civica sviluppatosi tra Sette e Ottocento. Nei piccoli centri dell’Italia centrale i cittadini contribuivano direttamente alla costruzione dei teatri acquistando i palchi, divenendone comproprietari e partecipando alla gestione degli edifici. Il teatro diventava così un’istituzione della comunità prima ancora che un luogo di spettacolo. Più che i singoli edifici, l’Unesco ha riconosciuto il valore di questo particolare modello sociale e culturale. Una seconda tendenza riguarda l’apertura della Lista verso il patrimonio del Novecento. Per molti anni l’architettura moderna è rimasta ai margini della Convenzione. Oggi, invece, il riconoscimento di Tashkent, ricostruita dopo il terremoto del 1966 come uno dei principali laboratori dell’urbanistica sovietica, conferma la crescente attenzione verso un patrimonio che fino a poco tempo fa appariva troppo recente per essere considerato universale. Anche l'iscrizione di Aalto Works va nella stessa direzione, riconoscendo l’opera di uno dei grandi protagonisti dell’architettura moderna europea.
Accanto a questa apertura cronologica emerge con forza un’altra dimensione: quella della memoria storica. L’iscrizione delle spiagge dello sbarco in Normandia rappresenta infatti il riconoscimento di un luogo che ha segnato la storia del Novecento e che conserva un valore universale non tanto per i suoi monumenti, quanto per il significato che continua ad avere nella memoria collettiva europea e mondiale. È un’ulteriore conferma di come la Convenzione si stia progressivamente aprendo ai cosiddetti «luoghi della memoria», un tema che fino a pochi anni fa trovava spazio solo marginalmente nella Lista. Di particolare interesse è la iscrizione del Monte Olimpo in Grecia, considerato un sito misto, naturale e culturale, per i suoi valori geologici e di biodiversità ma soprattutto per il legame indissolubile con la mitologia greca, come sede degli Dei. Le decisioni destinate ad avere il maggiore impatto internazionale sono probabilmente quelle riguardanti il Medio Oriente. L’iscrizione di Sebastia, in Palestina, e quella dei castelli del Monte Amel, nel Libano meridionale, entrambe accompagnate dall'inserimento nella Lista del Patrimonio Mondiale in Pericolo, costituiscono uno dei messaggi più forti usciti dalla sessione di Busan. In entrambi i casi il Comitato ha riconosciuto siti di straordinario valore storico situati in aree oggi segnate da guerre, tensioni politiche e gravi difficoltà di conservazione.
In un mondo segnato da guerre, cambiamenti climatici e profonde trasformazioni sociali, il valore universale non consiste più soltanto nell’eccezionalità materiale dei siti, ma anche nella loro capacità di rappresentare la storia comune dell’umanità e, soprattutto, la responsabilità collettiva di conservarla.
L'Unesco ha confermato l'iscrizione di 19 nuovi siti di genere Culturale (Aalto Works, Il castello di Alamut, il Teatro Amazonas, Asuka e Fujiwara, le spiagge dello sbarco in Normandia, i teatri condominiali, i palazzi modernisti di Gdynia, i siti industriali di produzione di porcellana di Jingdezhen, i castelli del Monte Amel, le moschee di roccia di Mangystau, i castelli catari, Sarnath, Sebastia, Sidi Bou Saïd, l'architettura modernista di Tashkent, le città storiche delle Comore, le plantagioni coloniali di São Tomé e Príncipe, il tempio di Wat Phra Mahathat, il complesso di cimiteri reali di Xiongnu), 5 di genere Naturale (La riserva naturale di Aqaba, gli spazi migratori di Boma–Badingilo, i fossili ossei del canale Limfjorden, il fiume Wurayah, il Rifugio Faunistico Nazionale di Okefenokee) e un sito di tipo MIsto (La zona del Monte Olimpo)
Francesco Bandarin
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I danni non sono ancora paragonabili a quelli dell’Isis in Iraq, ma è sempre più evidente la vulnerabilità di siti, sei dei quali Patrimonio Unesco, che stanno subendo gli effetti delle onde d’urto e degli ordini di evacuazione, mentre nel Sud sono oggetto di distruzione interi villaggi tradizionali
Genius Loci • Inserito nella Lista del Patrimonio Mondiale nel 1998, il sito si colloca in una zona di transizione culturale tra Mesoamerica e il Sud-Ovest degli attuali Stati Uniti, e proprio in questa posizione liminale risiede gran parte del suo interesse
Genius Loci • Il sito, in una regione severa e quasi disabitata del Sud-Ovest del Paese, è la traccia ancora leggibile di una forma di organizzazione territoriale e simbolica di eccezionale complessità, Patrimonio Unesco dal 1987
Genius Loci • Sul piano della conservazione, la Lavra presenta sfide complesse: tutela delle strutture ipogee, gestione dei flussi turistici, restauro delle superfici barocche e vulnerabilità alla guerra



