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La «Schiava turca» è l’amica di Bembo

Giovanni Pellinghelli del Monticello

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Aimée NgÈ fresca di nomina come associate curator di pittura antica presso la Frick Collection di New York Aimée Ng, curatrice della mostra «La poesia della “Schiava Turca” di Parmigianino» tenutasi lo scorso anno nello stesso museo.

L’olio su tavola (67x53 cm, circa 1532) è fra i tesori della Galleria Nazionale di Parma, città che la vide realizzata e in cui tornò solo nel 1928 dopo una secolare permanenza fiorentina, prima nella quadreria del cardinale Leopoldo de’ Medici (1617-75) poi agli Uffizi (già nel 1704).

In occasione della mostra Aimée Ng ha approfondito l’interpretazione e l’identificazione di quest’enigmatico ritratto, così denso di quei richiami iconologici reconditi tanto cari al Manierismo italiano.

Di «schiava turca» certamente non si tratta, anche perché l’acconciatura, che potrebbe sembrare un turbante, è in realtà un «balzo», un torchon di seta legato da rete d’oro, creazione d’Isabella d’Este (si veda il ritratto di Tiziano del 1534-1536 a Vienna) e perciò assai di moda nelle corti padane e presente in vari ritratti coevi.

E da qui prende il via l’analisi di Aimée Ng: il «balzo» reca al centro un cammeo con una figura di cavallo e più che richiamo araldico alla famiglia padana Cavalli, in esso si deve invece vedere Pegaso, simbolo mitologico dell’ispirazione poetica. Nella «schiava» va dunque identificata una dama poetessa fra Parma, Ferrara e Mantova. Barbara Torelli (1474-1533), vedova di Ercole Strozzi e celebre per il sonetto in memoria dello sposo assassinato? Troppo vecchia. Giulia Gonzaga contessa di Fondi (1513-1566) sarebbe anagraficamente perfetta ma andò in sposa a 13 anni nel regno di Napoli e non fu mai poetessa. Se Tullia d’Aragona (1510-1556), figlia del cardinale Luigi d’Aragona e cugina del duca Alfonso di Ferrara, appare la più idonea per bellezza e lusso di vesti, visse però a Ferrara solo fra il 1534 e il 1537.

La bolognese Cecilia Gozzadini, figlia di quella Costanza Rangoni Gozzadini ritratta con identica «capigliara» nel 1530 dallo stesso Parmigianino (Vienna, Kunsthistorisches Museum)? Geograficamente non coerente. Secondo Aimée Ng la più probabile appare, per notoria fama poetica e di ricercatezze iconologiche e vaghezze culturali, Veronica Gàmbara (1485-1550), contessa di Correggio e amica intima di Pietro Bembo, il poeta più celebrato del tempo, che appunto Pegaso usava come propria «impresa». Certo neppure lei nel fiore dell’età nel 1532, ma l’abile Parmigianino l’avrebbe galantemente ringiovanita.


Giovanni Pellinghelli del Monticello, 10 maggio 2015 | © Riproduzione riservata

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