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Archeologi al lavoro sul sito di Karnak

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Archeologi al lavoro sul sito di Karnak

L’Egitto ritrova la fertilità del Nilo: scoperta a Karnak una raffigurazione del dio Hapi

La divinità, legata a filo doppio con la provvidenziale fecondità del fiume, veniva raffigurata come una figura maschile dalle forme rotonde e incarnava anche l’unione tra Alto e Basso Egitto

Gaspare Melchiorri

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Nell’ambito di una missione di scavo congiunta nel complesso templare di Karnak, un team di archeologi egiziani e cinesi ha portato alla luce un rilievo raffigurante Hapi, l’antica divinità preposta alle piene annuali del fiume Nilo e simbolo supremo di fertilità e nutrimento.

I lavori sul campo, avviati nel 2018 all’interno del recinto sacro dedicato al dio Montu, hanno finora permesso di ricostruire l’impianto architettonico completo di ben cinque cappelle consacrate ad Osiride, il sovrano dell'Oltretomba. Proprio nella quinta cappella, scavata di recente, gli studiosi sono riusciti a ricomporre un’intera parete, riassemblando blocchi di pietra caduti nel corso dei secoli, svelando un ciclo scultoreo di grande valore storico e simbolico.

Il rilievo mostra il dio Hapi rappresentato come una coppia di figure gemelle intente a recare doni e offerte in processione verso l’ingresso del tempio. Una coppia è posizionata sul lato sinistro e un’altra su quello destro, ciascuna accompagnata da geroglifici ben conservati. Spiega l’archeologa Wen Jing, ricercatrice presso l’Istituto di Storia Mondiale dell’Accademia Cinese delle Scienze Sociali: «Le figure tengono in mano le offerte e guardano verso l’entrata del tempio. Davanti a ogni raffigurazione di Hapi è presente un’iscrizione che identifica con precisione ciò che viene donato».

Per gli antichi Egizi, l’inondazione annuale del Nilo era la fonte primaria di sopravvivenza: le acque ricoprivano i campi lasciando un limo fertilissimo che consentiva agli agricoltori di coltivare la terra. Hapi, legato a doppio filo con questa provvidenziale abbondanza, veniva raffigurato come una figura maschile dalle forme floride e rotonde, incarnando anche l’unione tra l’Alto e il Basso Egitto. «L’abbondanza è un concetto astratto: come si fa a raffigurarla visivamente? Gli antichi scultori sceglievano di scolpire una figura corporea e prospera per comunicare immediatamente al popolo che si trattava della ricchezza del Nilo», osserva la ricercatrice.

La presenza di Hapi in un edificio consacrato ad Osiride conferma la natura inclusiva del «pantheon egizio», in cui le divinità convivevano come un’unica grande famiglia. Tuttavia, l’aspetto più affascinante del ritrovamento risiede nello stile scultoreo: pur risalendo alla XXV-XXVI Dinastia (circa 747-525 a.C.), il rilievo mostra tratti arcaici che richiamano l’Antico Regno, l’era delle Grandi Piramidi conclusasi oltre 1.500 anni prima. In un periodo di relativo declino politico, gli Egizi cercarono coesione e identità rievocando consapevolmente gli stili estetici delle proprie radici storiche.

Oltre ai rilievi di Hapi, la campagna di scavi ha rivelato un lago sacro finora mai documentato dalle fonti, la scultura di una figura femminile sacra e diversi frammenti lapidei iscritti, confermando il complesso di Karnak come un bacino inesauribile di scoperte.

Gaspare Melchiorri, 16 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

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