Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Image

Antonello da Messina, l’Ecce Homo rientra al MuNDA nei giorni della Perdonanza

Image

Antonello da Messina, l’Ecce Homo rientra al MuNDA nei giorni della Perdonanza

L’Ecce Homo di Antonello torna a L’Aquila per la Perdonanza

Dopo l’esposizione al Meeting di Rimini, dal 20 al 27 agosto, l’Ecce Homo di Antonello da Messina è rientrato al Museo Nazionale d’Abruzzo, dove è nuovamente visibile nella Sala 9 proprio nei giorni della Perdonanza Celestiniana. La trasferta aveva acceso un dibattito sull’opportunità di spostare un’opera tanto preziosa fuori dal contesto museale, ma aveva anche attirato migliaia di visitatori. Il ritorno a L’Aquila riporta ora il dipinto dentro una città nella quale patrimonio, spiritualità e identità collettiva tornano eccezionalmente a coincidere.

Bianca Castelbarco Albani

Leggi i suoi articoli

L’Ecce Homo di Antonello da Messina è tornato al Museo Nazionale d’Abruzzo. Dopo la breve esposizione al Meeting di Rimini, la tavola è stata ricollocata nella sua teca nella Sala 9 del MuNDA, nuovamente visibile al pubblico proprio nei giorni della Perdonanza Celestiniana. Un rientro che assume un significato particolare: l’opera torna nel museo mentre L’Aquila celebra una delle manifestazioni religiose e civili più profondamente legate alla propria identità.

Il dipinto, recentemente acquisito dal Ministero della Cultura, era stato trasferito a Rimini per essere presentato dal 20 al 27 agosto nell’ambito del Meeting. Durante l’assenza, al MuNDA la teca era rimasta coperta e un avviso informava i visitatori della temporanea trasferta. Il viaggio aveva però prodotto un dibattito che andava ben oltre la logistica museale. Da una parte erano state avanzate perplessità sulla movimentazione e sulla sicurezza di un’opera di eccezionale valore, anche in relazione alla particolare attenzione suscitata pochi giorni prima dal furto di opere attribuite ad Antonello da Messina in Sicilia. La direttrice del MuNDA, Federica Zalabra, aveva assicurato che tutte le condizioni di sicurezza previste per il trasferimento e l’esposizione erano state garantite.

Dall’altra parte, la discussione aveva investito una questione più delicata: fino a che punto un capolavoro conservato in un museo pubblico possa essere trasferito temporaneamente all’interno di una manifestazione caratterizzata da una forte identità culturale e religiosa. È una domanda che riguarda sempre più frequentemente i musei contemporanei, chiamati a decidere dove e in quali condizioni far circolare le proprie opere, bilanciando accessibilità, tutela e contesto. Nel caso dell’Ecce Homo, la questione è resa ancora più interessante dalla natura stessa del dipinto. L’immagine di Cristo sofferente elaborata da Antonello appartiene alla storia della grande pittura rinascimentale, ma nasce all’interno di una cultura visiva profondamente religiosa. Museo e devozione non sono quindi due dimensioni completamente separabili: la forza dell’opera risiede precisamente nella capacità di attraversarle entrambe.

A Rimini questo elemento è apparso con particolare evidenza. Migliaia di persone hanno atteso per vedere la piccola tavola, inserita in un percorso che introduceva il pubblico alla storia dell’acquisizione e del restauro prima dell’incontro diretto con il dipinto. La dimensione raccolta dell’allestimento e il carattere della manifestazione hanno inevitabilmente accentuato la lettura spirituale dell’immagine. Antonello da Messina costruisce del resto l’Ecce Homo sulla prossimità psicologica. Cristo non appartiene a una scena narrativa complessa: emerge davanti allo spettatore, isolato, esposto allo sguardo. La riduzione dello spazio e la concentrazione sull’espressione del volto trasformano il soggetto religioso in un’immagine di straordinaria intensità umana.

È una caratteristica centrale nella ricerca dell’artista siciliano. Antonello porta nella pittura italiana del Quattrocento una capacità nuova di combinare precisione luministica, costruzione volumetrica e analisi psicologica, assimilando esperienze fiamminghe e cultura prospettica italiana. Nei suoi ritratti come nelle immagini sacre, lo spettatore non osserva semplicemente una figura: viene collocato di fronte a una presenza. L’Ecce Homo appartiene forse più di altri soggetti a questa logica. Il Cristo presentato al popolo diventa un corpo vulnerabile offerto allo sguardo, e la distanza fra immagine sacra e ritratto sembra ridursi. È anche per questo che opere di piccole dimensioni possono assumere una forza percettiva superiore a quella di composizioni molto più monumentali. Il ritorno a L’Aquila modifica nuovamente il contesto dell’opera. Dal carattere eccezionale e temporaneo dell’esposizione riminese, il dipinto rientra nella sequenza museale del MuNDA e quindi in una lettura storica, conservativa e scientifica. Ma lo fa precisamente durante la Perdonanza, quando l’intera città viene attraversata da una ritualità religiosa che coinvolge monumenti, istituzioni e spazio pubblico.

La coincidenza è significativa. La Perdonanza Celestiniana, nata dal privilegio concesso nel 1294 da papa Celestino V, costituisce uno dei nuclei della memoria storica aquilana. Nei giorni della sua celebrazione, patrimonio artistico e pratica religiosa tornano a occupare gli stessi luoghi e a parlare alla stessa comunità. In questo quadro, l’Ecce Homo acquisisce inevitabilmente una risonanza ulteriore. Non perché il museo debba trasformarsi in uno spazio liturgico, ma perché l’opera dimostra quanto sia difficile separare completamente la storia materiale di un’immagine dalle funzioni e dai significati per i quali è stata originariamente prodotta. Ora Antonello è nuovamente a L’Aquila. Nella sua teca, dentro il MuNDA, l’Ecce Homo torna a essere parte della collezione permanente e della storia artistica nazionale. Ma il calendario gli assegna, per qualche giorno, un’altra cornice. Nel tempo della Perdonanza, il capolavoro rinascimentale torna a incrociare quella dimensione di devozione collettiva dalla quale immagini come questa hanno avuto origine.

Bianca Castelbarco Albani, 29 agosto 2026 | © Riproduzione riservata

Bianca Castelbarco Albani

Leggi i suoi articoli

Altri articoli dell'autore

In una necropoli di Skonager, nello Jutland occidentale, gli archeologi hanno rinvenuto una rara sepoltura femminile dell'epoca vichinga con frammenti di lana e lino conservati a contatto con due spille. Analisi tessili, radiocarbonio e indagini sui coloranti potrebbero ora ricostruire la successione degli indumenti e persino i loro colori, offrendo informazioni eccezionali sull'abbigliamento scandinavo di circa tredici secoli fa.

Dal 12 novembre Palazzo Madama riunisce il «Ritratto Trivulzio» e il «Ritratto d’uomo» del Museo Mandralisca di Cefalù. Due tavole, due identità sconosciute e due differenti momenti della ricerca di Antonello da Messina permettono di osservare da vicino una trasformazione decisiva del Quattrocento europeo: il passaggio dalla fisionomia alla psicologia, dal volto rappresentato alla costruzione dell’individuo moderno.

Nella grotta di Gedikkaya, nella Turchia nord-occidentale, gli archeologi hanno rinvenuto circa 25 statuette di tartaruga in pietra, alcune inserite verticalmente nel terreno attorno a strutture circolari. Gli strati associati risalgono all’Epipaleolitico, tra 14.500 e 11.200 a.C. Il ritrovamento rafforza l’ipotesi che la grotta non fosse un semplice rifugio, ma uno spazio rituale in cui animali, formazioni naturali e oggetti intenzionalmente deposti assumevano significati simbolici.

Architetto, designer e grafico, allievo e collaboratore di Bruno Munari, Marco Zanuso e Angelo Mangiarotti, Marco Ferreri è morto a 68 anni dopo una lunga degenza seguita a un incidente nel cantiere del castello di Faraneto. Dal celebre logo di Festivaletteratura allo sgabello Is conservato al MoMA, ha attraversato quarant’anni di cultura del progetto italiano rifiutando confini disciplinari. Nel 2020 aveva ricevuto il Compasso d’Oro alla carriera.

L’Ecce Homo di Antonello torna a L’Aquila per la Perdonanza | Bianca Castelbarco Albani

L’Ecce Homo di Antonello torna a L’Aquila per la Perdonanza | Bianca Castelbarco Albani