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Un dettaglio degli affreschi dell’Antica Biblioteca di Trinità dei Monti

Foto Edoardo Brunetti. Courtesy di UC Studio

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Un dettaglio degli affreschi dell’Antica Biblioteca di Trinità dei Monti

Foto Edoardo Brunetti. Courtesy di UC Studio

L’Antica Biblioteca di Trinità dei Monti apre al pubblico senza libri

La Biblioteca del Convento dei Minimi, che fino alla fine del XVIII secolo custodiva circa novemila volumi, affida la sua rinascita all’arte contemporanea 

Samantha De Martin

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Dal 19 settembre nel complesso di Trinità dei Monti apre al pubblico l’Antica Biblioteca, visitabile dopo un lungo restauro che ha reso nuovamente leggibile  il valore storico e artistico del suo apparato decorativo.

Lo spazio inaugura con la collettiva «Hypothèse de lecture», a cura di Gaia Bobò e Teresa Ranchino, in programma fino al 7 novembre, una selezione di artiste e artisti delle scene italiane e francesi, con un’attenzione particolare ai contesti di Roma e Parigi e alla ricerca emergente. L’evento inaugura un nuovo orientamento culturale di Trinità dei Monti, fortemente voluto dalla direttrice Marie-Pierre Dabadie, che affida all’arte e alla cultura contemporanea il compito di interpretare le tracce storiche del luogo. Dabadie ribadisce come la mostra esprima «l’interesse per la creazione emergente e l’arte contemporanea, uno degli ambiti culturali che l’ente Trinità dei Monti ha voluto esplorare. Il nostro interesse per l’arte e la cultura si estende alle diverse espressioni artistiche, dal teatro alla musica, con un ricco calendario di appuntamenti in definizione».

Collocata in un ambiente del Convento dei Minimi sovrastante l’altare di quella che è una delle cinque chiese francesi di Roma appartenenti ai Pieux Etablissements de la France à Rome et à Lorette, l’Antica Biblioteca custodiva, fino alla fine del XVIII secolo, circa novemila volumi. Lo spazioè decorato da uno dei più monumentali soffitti lignei dipinti della città. La dispersione del patrimonio librario, avvenuta nel 1798, e i danni subìti durante le vicende rivoluzionarie ne hanno segnato profondamente la storia. 

La mostra, realizzata in partenariato con Carrè sur Seine e con il sostegno di Contemporalis, vuole essere un omaggio alla storia del luogo, con la scelta di costruire un’architettura fantasma ispirata a una biblioteca e concepita dall’architetto belga Olivier Goethals. Come anticipano le curatrice, «l’occasione offerta dalla mostra rappresenta un’esperienza inedita. Vorremmo fosse un momento di scoperta e di incontro». Volontà che si riflette anche nell’impostazione curatoriale e architettonica dell’esposizione, «articolata in un percorso che permette di svelare le opere un po’ alla volta, ma che allo stesso tempo apre a un gioco di trasparenze per creare collegamenti e attraversamenti concettuali e formali». L’idea è proprio quella di offrire diverse ipotesi di lettura, in cui il linguaggio visivo si affianca e sostituisce quello scritto.

L’apertura al pubblico consentirà di tornare a leggere anche le tracce di una funzione ormai perduta. «Abbiamo lavorato, continuano le curatrici, in collaborazione con l’architetto Olivier Goethals per creare un allestimento che evocasse la struttura di una biblioteca, per riabitare simbolicamente lo spazio e attivarlo partendo dalla sua memoria storica. La relazione non è solo architettonica e allestitiva, ma anche di natura concettuale: le opere sono state scelte a partire dalla loro capacità di attivare un dialogo con il luogo e con la sua vicenda storica, quella di una biblioteca il cui contenuto è andato disperso, per riflettere sulle implicazioni della perdita della memoria e della sua persistenza, attraverso un’indagine sulla parola nelle sue diverse forme e accezioni, e nel suo rapporto con l’immagine, alla dimensione del frammento e ai processi di trasformazione della materia».

Condotto dal 2003 in collaborazione con i Laboratori dei Musei Vaticani, l’intervento di restauro ha restituito alla biblioteca il suo straordinario apparato decorativo. «Si è trattato di un lavoro molto articolato, spiega la direttrice Marie-Pierre Dabadie, iniziato nei primi anni Duemila e sviluppato per campagne successive. Si è intervenuti innanzitutto sulla struttura lignea del grande soffitto dipinto: le tavole deformate sono state riallineate, le fessure consolidate con piccoli elementi lignei e sono stati stabilizzati i collegamenti tra le assi, insieme, naturalmente, alla pulitura e alla reintegrazione della superficie pittorica. Questo intervento ha riportato il soffitto dipinto a un nuovo splendore, consentendo una lettura più completa del suo programma iconografico. Ha consentito inoltre di comprendere molto meglio la tecnica costruttiva del soffitto, grazie alla possibilità di osservarlo dall’estradosso», restituendo «nuove informazioni sulle trasformazioni subite dall’opera, che non erano intuibili dalla sola osservazione dal basso».

Marie-Pierre Dabadie ricorda lo stato della biblioteca prima del restauro, «una situazione particolarmente complessa soprattutto a causa delle infiltrazioni d’acqua che si erano verificate nel corso dei secoli e che avevano lasciato vaste macchie e aloni sulla superficie dipinta. L’umidità aveva favorito il deposito di sostanze attraverso le tavole lignee, alterando pesantemente la leggibilità dell’immagine». A questo si erano aggiunti i naturali movimenti del legno, in particolare per la deformazione delle assi e il distacco di parte delle tele applicate in corrispondenza delle giunture.«Prima della pulitura, prosegue Dabadie, sono state condotte analisi in collaborazione con i Laboratori dei Musei Vaticani per individuare le sostanze presenti sulla superficie e definire il metodo più adatto. Per rimuovere le macchie è stato utilizzato un sistema in gel che consentiva al solvente di agire in maniera controllata, senza diffondersi indiscriminatamente nella pellicola pittorica originale».

Di particolare utilità si è rivelato il monitoraggio termoigrometrico. «Tra il 2010 e il 2011 sono stati collocati numerosi sensori nella sala, al di sotto del soffitto, sulle capriate e sull’estradosso, per seguire l’andamento di temperatura e umidità e comprendere come le variazioni climatiche potessero incidere sul legno e sulle superfici decorate».

 

Samantha De Martin, 18 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

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