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La statua equestre di Caesar Rodney quando era ancora esposta come monumento a Wilmington, nel Delaware

Foto tratta da Wikipedia. Foto McGhiever | CC BY SA 4.0

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La statua equestre di Caesar Rodney quando era ancora esposta come monumento a Wilmington, nel Delaware

Foto tratta da Wikipedia. Foto McGhiever | CC BY SA 4.0

L’Amministrazione Trump reinstalla la statua di un Padre fondatore proprietario di schiavi

A Freedom Plaza, nel centro di Washington, sono state erette 13 statue, tra cui un monumento equestre dedicato a Caesar Rodney, nel 2020 rimosso dall’esposizione in pubblico a Wilmington, nel Delaware, nel corso delle manifestazioni del movimento Black Lives Matter

Gaspare Melchiorri

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Il 22 maggio l’Amministrazione Trump ha eretto 13 statue a Freedom Plaza, nel centro di Washington, tra cui un monumento equestre dedicato a Caesar Rodney, figura della Guerra d’indipendenza e proprietario di schiavi, che era stato rimosso dalla scena pubblica a Wilmington, nel Delaware, nel giugno 2020, nel pieno del movimento Black Lives Matter.

La statua raffigura la storica cavalcata di Rodney del 1776 dalla battaglia di Dover nel Delaware a Filadelfia, dove espresse il voto decisivo per l’indipendenza del Paese. Rodney morì nel 1784, nella sua casa nella piantagione di Byfield, dove possedeva 200 schiavi.

Intorno alla statua ci sono 12 soldati, che «rappresentano il sacrificio collettivo di coloro che hanno servito durante la Guerra d’indipendenza, riflettendo l’ampio spettro di persone che hanno contribuito alla fondazione della nazione», come ha detto un portavoce del Dipartimento degli Interni.

Il portavoce ha proseguito: «Con l’avvicinarsi del 250mo anniversario degli Stati Uniti, l’Amministrazione Trump si è impegnata a celebrare e a riconoscere tutta la ricchezza della storia della nostra nazione».

Nel 2020, poco dopo la rimozione della statua di Rodney, Trump emanava un proclama per celebrare il 292mo compleanno del padre fondatore, sostenendo che la rimozione della statua di Rodney fosse il risultato di un «revisionismo storico antiamericano estremo» guidato da «teorici critici della razza nei campus universitari, sostenitori della cultura della cancellazione nelle sale dei consigli di amministrazione delle aziende e folle che bruciano bandiere per le strade delle città».

Inoltre, all’inizio di quest’anno, l’Amministrazione Trump ha annunciato l’installazione di una statua di Cristoforo Colombo, una replica di un monumento che i manifestanti a Baltimora avevano abbattuto in seguito all’omicidio di George Floyd nel 2020. La statua di Colombo era stata allora divelta per contestare il suo ruolo storico nella colonizzazione delle Americhe. L’esploratore genovese viene considerato dai movimenti indigeni e attivisti per i diritti civili non come uno «scopritore», ma come l’iniziatore di invasioni, genocidi, schiavitù e dello sfruttamento brutale delle popolazioni native.

La reinstallazione dei monumenti smantellati avviene proprio mentre Trump cerca di esercitare un maggiore controllo sulla Smithsonian Institution, la quale, secondo un decreto intitolato «Restoring Truth and Sanity to American History» («Restituire verità e buon senso alla storia americana»), starebbe promuovendo una versione della storia che «aggrava le divisioni sociali e alimenta un senso di vergogna nazionale».

Gaspare Melchiorri, 28 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

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