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Una veduta dell’Ortomosaico sulla parete sud dell’Abbazia di Pomposa post restauro

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Una veduta dell’Ortomosaico sulla parete sud dell’Abbazia di Pomposa post restauro

L’Abbazia di Pomposa raggiunge un altro traguardo nella prevenzione: gli affreschi delle navate laterali

Il restauro di uno dei cicli pittorici più importanti del Trecento emiliano rientra in una vasta campagna di manutenzione, avviata nel 2010, di quello che è uno dei capolavori dell’arte romanica italiana

Stefano Luppi

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A Codigoro in provincia di Ferrara si è concluso un altro tassello della manutenzione pittorica nella chiesa di Santa Maria di Pomposa, sorta tra il VI e il IX secolo sull’isola boscosa Insula Pomposia da cui trae il nome e fulcro ancora oggi dell’omonimo complesso abbaziale benedettino. Si tratta del completamento del restauro di uno dei cicli più importanti dell’area padana, con parti risalenti a partire dal Mille cui si aggiunge un maestoso Cristo in gloria realizzato da Vitale da Bologna (1310 ca-1360), lavori realizzati in continuità con quelli precedenti avviati sulle navate laterali a partire dal 2010 (ex Soprintendenza architettura e paesaggio di Ravenna) e seguiti nel 2012-14 e poi nel 2022 sulla navata sinistra e sul crocefisso (Direzione regionale Musei nazionali Emilia-Romagna, oggi Musei nazionali di Bologna-Direzione regionale Musei nazionali Emilia-Romagna diretti da Luigi Gallo).

I risultati dell’intervento dell’ultima campagna di restauri nell’antico sito saranno presentati giovedì 18 giugno presso la Chiesa di Santa Maria di Pomposa, da Serena Ciliani, progettista, direttore dei lavori e responsabile della Abbazia di Pomposa, dal neo direttore Luigi Gallo, Direttore dei Musei nazionali di Bologna-Direzione regionale Musei nazionali Emilia-Romagna, da Maria Lucia Masciopinto, coordinatrice dei lavori, Keoma Ambrogio, direttore operativo degli interventi sulle superfici e dal direttore del Laboratorio di Restauro Ottorino Nonfarmale di San Lazzaro di Savena (Bo) Giovanni Giannelli che qui ha operato con cinque colleghe e rappresenta la memoria storica essendo intervenuto già sul luogo una trentina di anni fa.

Un dettaglio degli affreschi restaurati all’Abbazia di Pomposa

Un dettaglio degli affreschi durante il restauro all’Abbazia di Pomposa

«I lavori, spiega Ciliani, hanno riguardato nello specifico l’ultima campata della navata destra e la penultima campata della navata sinistra della chiesa, chiudendo così il restauro di tutto il fianco sinistro esposto a settentrione, aree che presentavano un avanzato stato di degrado prima della campagna di restauri. Siamo partiti nel luglio 2025, con circa 150mila euro attraverso il finanziamento della legge 190/2024, intervenendo sull’intera superficie pittorica parietale dove nel tempo si erano già susseguiti vari interventi». Prosegue la responsabile: «Questo cantiere rappresenta un ulteriore passo avanti nella cura complessiva del complesso di Pomposa, un luogo storico artistico straordinario che richiede attenzione costante e interventi mirati. L’accurata analisi delle diverse forme di degrado e la qualità delle operazioni di pulitura e consolidamento hanno infatti permesso di recuperare importanti porzioni della decorazione pittorica, rendendo oggi gli spazi più leggibili e accoglienti per il pubblico. Valorizziamo il patrimonio e ne promuoviamo una fruizione sempre più consapevole». Aggiunge Ciliani: «Nel 2010 il cantiere pilota condotto dalla Soprintendenza aveva interessato una sola campata, la prima della navata sinistra: lì si era cercato un diverso approccio all’intervento manutentivo degli affreschi: invece di “inseguire” il danno o il pericolo si era valutato un programma manutentivo pluriennale secondo un approccio metodologico coerente e adeguato alle diverse problematiche, visto che l’Abbazia di Pomposa e il complesso pomposiano sono un capolavoro dellarte romanica e un luogo ricco di memoria: qui tra il XIII e il XIV secolo fiorirono le arti figurative e oggi vediamo affreschi che sono il risultato di interventi stratificati nel tempo, che si sovrappongono formando un insieme articolato e affascinante con rappresentazioni che vanno dal Trecento al Sette - Ottocento su un apparato murario lasciato a “vista”. Di conseguenza tutto il sistema decorativo presenta una stratigrafia particolarmente complessa, riconducibile alle differenti fasi che hanno interessato nel tempo il luogo. Per esempio la parete dell’ultima parte della navata destra interessata dai restauri presenta ad oggi le tracce di ciò che rimane di una delle prime stesure pittoriche della chiesa, ovvero i dipinti murali databili tra l’XI e il XII secolo raffiguranti le storie di san Pietro e fasi decorative successive che appartengono invece a ulteriori apparati pittorici sovrapposti, costituiti sia da scene figurative che da decorazioni a finto marmo, databili presumibilmente tra XIV e XV secolo. Inoltre a tali stratificazioni storiche si aggiungono numerosi rifacimenti e integrazioni riferibili a campagne di restauro eseguite nel tempo. Nella penultima campata della navata sinistra invece predomina una redazione pittorica a fasce geometriche con specchiature marmoree databile al XIV secolo».

In una prima fase Giannelli e il suo staff, come spiega il restauratore, hanno eseguito «un corposo rilievo fotografico per documentare lo stato di conservazione delle superfici e realizzato una campagna di fotogrammetria relativa alle due campate utile a comprendere e conservare tutte le informazioni relative alla stratigrafica del palinsesto decorativo da utilizzare in futuro come supporto per eventuali studi e approfondimenti. La complessità stratigrafica delle superfici decorate ha reso necessario lavvio di una specifica campagna diagnostica finalizzata alla caratterizzazione e al confronto delle diverse malte presenti, con l’obiettivo di individuare eventuali correlazioni tra i differenti lacerti pittorici e definire con maggiore precisione la loro appartenenza alle diverse fasi decorative dell’edificio».

Poi i lavori veri e propri: «Le pitture murali, prosegue Giannelli, versavano in uno stato di conservazione fortemente compromesso, caratterizzato da diffusi fenomeni di distacco e decoesione degli strati di intonaco. La decorazione a “finti marmi” della navata sinistra riscontrava inoltre fenomeni di disgregazione della pellicola pittorica. Abbiamo operato integralmente sulle superfici murarie delle due navate con particolare riferimento al descialbo completo dellultima campata della destra, finalizzato al recupero delle decorazioni pittoriche sottostanti. L’intervento, oltre ad assicurare la buona conservazione, ci ha dato la possibilità di aumentare la nostra conoscenza, svelando brani del palinsesto decorativo che erano da tempo celati sotto strati di finitura incongrua».

Una veduta dell’Abbazia di Pomposa

Stefano Luppi, 17 giugno 2026 | © Riproduzione riservata

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