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Giovanni Pellinghelli del Monticello
Leggi i suoi articoliWilhelm Weimar (1857-1917) raccolse il suo stupefacente «erbario fotografico» intorno al volgere fra XIX e XX secolo, unendo l’attento occhio del botanico a quello dell’artista e fotografo. Fiori, foglie, rami, composizioni si stagliano su sfondo neutro secondo il modello dell’incisione giapponese in un’immagine che cristallizza la forma, se non il colore, di piante e fiori. Weimar unisce nell’immagine fotografica la vitalità organica e dinamica dei vegetali, l’interesse botanico, la tradizione delle arti grafiche e l’aspirazione della fotografia a superare lo status di medium ausiliario.
Le sue fotografie si integrano allo Jugendstil, alla ricerca di nuove forme ispirate alla natura per le arti decorative e i gioielli. La mostra «Herbarium», fino al 19 aprile al Museum für Kunst und Gewerbe, presenta più di 40 opere di oltre 250 immagini realizzate fra il 1890 e il 1906 e finora inedite e collega il lavoro di Weimar alla tradizione degli «Etudes après nature» e ai lavori di Constant Alexandre Famin (1827-1888) e dei fratelli Alinari dal 1854 al 1890.
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