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Roberto Mercuzio
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In Spagna la commissione Cultura del Senato ha approvato una mozione presentata dal Gruppo Parlamentare Plurale (con i partiti Junts Per Catalunya, Colación Canaria, Agrupación Herreña Independiente e Bloque Nacionalista Galego) che esorta il governo a ridurre l’Iva applicabile alle gallerie, ritenendo che il rifiuto di allineare l’aliquota fiscale a quella dei suoi omologhi europei (21% in Spagna contro il 5,5% in Francia o il 5% in Italia) possa essere interpretato «come una situazione di persecuzione e distruzione dell’arte», secondo le parole del relatore della mozione Francesc Xavier Ten Costa, di Junts. «Non è una misura strana, è strano non farlo», ha sottolineato.
L’iniziativa è stata approvata con i voti favorevoli di tutti i gruppi, compreso il PP, che ha presentato un emendamento, con i voti contrari del Gruppo Socialista e l’astensione di Izquierdas por la Independencia che, nella loro difesa di una «tassazione progressiva che gravi maggiormente su chi ha di più», ritengono che «non tutta l’Iva culturale abbia lo stesso impatto sociale».
«È ragionevole discutere dell’impatto dell’Iva sui prodotti culturali come il cinema o il teatro, dove una riduzione può avere un certo effetto sulla barriera all’ingresso. Ma nel caso della compravendita di opere d’arte», ha affermato il senatore catalano Jordi Gaseni, «parliamo principalmente di un mercato orientato ai redditi medio-alti e alti. La riduzione dell’Iva in questo settore avvantaggia fondamentalmente gli acquirenti con un elevato potere d’acquisto e gli intermediari commerciali», per cui «dal punto di vista della giustizia fiscale è discutibile ridurre la capacità di gettito per alleggerire il carico fiscale di coloro che non devono affrontare una reale barriera di accesso culturale».
Sebbene più conciliante, ha destato sorpresa il rifiuto della rappresentante del Gruppo Socialista, Araceli Martínez, dato che il ministro della Cultura Ernest Urtasun, della coalizione Sumar, suo partner di governo, si è sempre mostrato favorevole alla riduzione. Dopo lo storico sciopero di gennaio che ha chiuso le porte delle gallerie spagnole per una settimana, la senatrice socialista ha riconosciuto il ruolo delle gallerie come agenti culturali e il loro impegno a favore degli artisti locali ed emergenti, assumendosi «rischi considerevoli». «Sappiamo che sono svantaggiati», ha ammesso, ma «il mondo del mercato dell’arte è piuttosto eterogeneo» ed è necessario «approfondire una posizione più equilibrata (...) e armonizzare la protezione delle gallerie più vulnerabili con un sistema fiscale progressivo, redistributivo e che distingua tale attività dalle transazioni di lusso o dagli investimenti di alto valore patrimoniale per non compromettere uno Stato sociale forte».
Roberto Mercuzio
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