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Redazione
Leggi i suoi articoliQuali lavori avete scelto di portare a Tefaf e quale ritenete esprima più chiaramente la cifra e l’identità della vostra galleria in questa edizione?
Ci siamo posizionati, all’interno della fiera, sul confine tra antico e moderno: questa è la nostra doppia anima e la selezione di opere che presentiamo la rispecchia. Sulla scia del successo riscosso dalla mostra su beato Angelico di Palazzo Strozzi, esponiamo una pala d’altare di Neri di Bicci molto importante per dimensioni, stato conservativo e qualità; una sala è dedicata ai caravaggeschi, con opere del Maestro del Lume di Candela, Stomer e Baglione; l’Artemisia da noi scoperta; disegni di Picasso; infine, una piccola mostra su Fontana, come nostro solito, in cui vi sono dipinti e ceramiche.
Questa fiera è da sempre un luogo di incontro tra mercato, istituzioni museali e ricerca: che peso hanno oggi, nel vostro approccio, la storia, la conservazione e lo studio delle opere con cui lavorate?
Una volta definii TEFAF un museo in vendita: questo è il luogo in cui mercanti ed istituzioni museali si incontrano, è qui che nascono i più importanti affari. Ma il lavoro che sottende questa manifestazione, e chiunque ne è coinvolto, è profondo e necessario per avere successo. Intuizione, conoscenza e studio continuo, l’ausilio dei grandi conoscitori e restauratori, la curiositas che deve animare l’operato di noi mercanti. Questi sono i pilastri del sistema – e pertanto anche del mercato – dell’antico.
Giovanni Baglione, «The Penitent Saint Jerome», 1610–15 ca. Courtesy of Robilant + Voena
Lucio Fontana, «Concetto Spaziale (Spatial Concept)», 1962–63. Courtesy of Robilant + Voena
Il Summit di quest’anno, intitolato «Oltre l’impatto economico», pone l’accento sul valore culturale e sociale dell’arte: in che modo questa prospettiva orienta le vostre scelte e il modo di raccontare le opere in fiera?
L’arte ed i musei sono proprio volti ad innalzare il popolo, il singolo cittadino. Pensiamo al Louvre e a come Napoleone lo concepiva, oppure alla celebre massima di Orazio: «Graecia capta ferum victorem cepit». Ingenti sono gli investimenti nel Golfo e nel Sud-Est asiatico al fine di reclamare un legittimo peso artistico-culturale.
Al di là della partecipazione al prestigioso appuntamento di Maastricht, su quali filoni di ricerca siete attualmente concentrati e attraverso quali progetti o iniziative li condividerete con il vostro pubblico nei prossimi mesi?
Abbiamo in programma, a fine marzo, l’inaugurazione di una mostra che vede il lavoro di Maria Kreyn, giovane e talentuosa artista americana, in dialogo con un meraviglioso acquerello di Turner (che tra l’altro presentiamo a TEFAF); per TEFAF NY, invece, un confronto tra scultori e ceramisti: Della Robbia e Fontana.
Matthias Stomer, «Old Woman With A Goblet», 1640–50 ca. Courtesy of Robilant + Voena
Neri di Bicci, «Tobia e l'arcangelo Raffaele, San Simone, San Taddeo, San Nicola da Tolentino, Sant'Agostino, Santa Monica e San Giacomo Maggiore», 1475 ca. Courtesy of Robilant + Voena
Pompeo Batoni, «Ritratto del Rev. Thomas Kerrich (1748–1828)», 1774 ca. Courtesy of Robilant + Voena
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