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Redazione
Leggi i suoi articoliQuali lavori avete scelto di portare a Tefaf e quale ritenete esprima più chiaramente la cifra e l’identità della vostra galleria in questa edizione?
Per TEFAF Maastricht 2026, il nostro stand 318 offrirà una nuova esperienza espositiva, una «mostra nella mostra» dedicata ai pittori svedesi di inizio Novecento. «Swedish Lights» mette al centro il fascino dei paesaggi nordici e la silenziosa magia della luce svedese, offrendo l’occasione di confrontarsi con un linguaggio pittorico che unisce rigore formale e sensibilità poetica e intimista, trasformando ogni scena in un’esperienza contemplativa. Questa scelta espositiva rappresenta l’esito naturale di un percorso che portiamo avanti da oltre vent’anni. In questo arco di tempo abbiamo dedicato un lavoro costante e approfondito a questi artisti, costruendo una solida rete internazionale sia sul piano del mercato sia su quello della ricerca storico-artistica. Con questa edizione desideriamo consolidare e rendere ancora più riconoscibile questo impegno, presentandolo in una forma curatoriale chiara e strutturata. Di pari interesse e altrettanto fascino lo stand prosegue con una selezione di dipinti e sculture di artisti italiani ed europei dalla metà del XIX secolo alla prima metà del XX secolo. La nostra proposta attraversa sensibilità diverse tracciando un percorso che armonizza storia e istinto estetico: spaziando dalla danza onirica nel «Faust» di Theodore von Holst, allievo prediletto di Füssli, fino all’«Autoritratto» come manifesto identitario dell’artista femminile parigina Henriette Daux.
Questa fiera è da sempre un luogo di incontro tra mercato, istituzioni museali e ricerca: che peso hanno oggi, nel vostro approccio, la storia, la conservazione e lo studio delle opere con cui lavorate?
Per noi la storia, la conservazione, la qualità e lo studio delle opere sono elementi fondanti. In un contesto come TEFAF Maastricht, il mercato richiede competenza e trasparenza: ogni opera è sostenuta da ricerca rigorosa e attenzione conservativa. Questo equilibrio tra rigore scientifico e visione di mercato guida le nostre scelte e rafforza il dialogo con musei e collezionisti internazionali.
Henriette Daux, «Autoritratto d'artista al cavalletto», 1880-85 circa. Courtesy of Antonacci Lapiccirella Fine Art
Gustaf Fjæstad, «Paesaggio innevato», 1913. Courtesy of Antonacci Lapiccirella Fine Art
Il Summit di quest’anno, intitolato «Oltre l’impatto economico», pone l’accento sul valore culturale e sociale dell’arte: in che modo questa prospettiva orienta le vostre scelte e il modo di raccontare le opere in fiera?
La prospettiva «oltre l’impatto economico» riflette pienamente il nostro modo di lavorare. In fiera non presentiamo solo opere, ma contesti, relazioni e percorsi di ricerca che ne evidenziano il valore culturale e sociale. «Swedish Lights» ne è un chiaro esempio, un’esperienza comune, la prospettiva di una generazione di pittori scandinavi che, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, seppero mediare con maestria tra la tradizione accademica e le nuove istanze del naturalismo e del simbolismo europeo. Raccontare un dipinto significa restituirne la storia, il dialogo con il proprio tempo e la sua capacità di parlare ancora oggi, andando oltre la dimensione puramente commerciale.
Al di là della partecipazione al prestigioso appuntamento di Maastricht, su quali filoni di ricerca siete attualmente concentrati e attraverso quali progetti o iniziative li condividerete con il vostro pubblico nei prossimi mesi?
L'eclettismo che da sempre ci contraddistingue si traduce anche nel nostro programma espositivo: a maggio presenteremo in galleria «Vernet incontra Piranesi» un progetto espositivo realizzato insieme al fotografo newyorkese Marshall Vernet che mette in dialogo i suoi scatti con le celebri Vedute di Roma di Giovanni Battista Piranesi. In autunno oltre al consueto appuntamento a Palazzo Corsini per la Biennale di Firenze, ci stiamo focalizzando su un progetto di mostra che riguarderà le donne nell’arte.
Gustaf, «La neve», 1920-21. Courtesy of Antonacci Lapiccirella Fine Art
Theodor Matthias Von Holst, «Scena dal Faust di Goethe», 1833 ca. Courtesy of Antonacci Lapiccirella Fine Art
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