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Andrea Ciaroni

Courtesy of Altomani & Sons

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Andrea Ciaroni

Courtesy of Altomani & Sons

Italiani a TEFAF: Altomani & Sons

In occasione della loro partecipazione a TEFAF Maastricht, abbiamo rivolto ad alcuni antiquari italiani una serie di domande per approfondire la selezione di opere che presentano in fiera, il ruolo della ricerca e della conservazione nel loro lavoro e le prospettive che guidano oggi la loro attività

Quali lavori avete scelto di portare a Tefaf e quale ritenete esprima più chiaramente la cifra e l’identità della vostra galleria in questa edizione?
Per TEFAF Maastricht 2026 abbiamo scelto una selezione che attraversa pittura, bronzo, maiolica e arti suntuarie, dal Trecento al Seicento, perché la nostra identità nasce proprio da questa lettura ampia e insieme rigorosa del Rinascimento e della cultura di corte. Tra i lavori più significativi citerei il grande «Ritratto di Vincenzo I Gonzaga», attribuito a Pietro Facchetti, che riassume perfettamente il nostro metodo, riconoscimento attributivo, studio storico e diagnostica scientifica. In questo caso la diagnostica museale del Rijksmuseum ha permesso di riconoscere la composizione azzurra originaria degli occhi, oggi ossidati e non più percepibili, un dato decisivo per l’identificazione del ritrattato. Sul versante delle arti del fuoco, presentiamo anche uno straordinario piatto di Nicola da Urbino con Amore e Psiche, datato 1531 e lumeggiato da Mastro Giorgio, una delle vette assolute della maiolica rinascimentale. Se devo indicare l’opera che esprime più chiaramente la cifra della galleria in questa edizione, sceglierei il Gonzaga, perché unisce qualità visiva, storia dinastica, ricerca e scoperta.

Questa fiera è da sempre un luogo di incontro tra mercato, istituzioni museali e ricerca: che peso hanno oggi, nel vostro approccio, la storia, la conservazione e lo studio delle opere con cui lavorate?
Per noi storia e conservazione sono sempre state il punto più alto del lavoro. Oggi, però, lo studio ha assunto anche una forma nuova di comunicazione, più immersiva, più trasparente, più capace di mostrare come un’opera venga compresa davvero. La diagnostica, la ricerca archivistica, il restauro e il confronto con le istituzioni ci permettono di andare oltre la pura evidenza materiale e di restituire alle opere un’identità più profonda. È anche per questo che nella nostra collezione possono dialogare, senza forzature, un dipinto europeo e un’opera orientale, una maiolica e un bronzo, perché ciò che ci guida sono valori figurativi e simbolici universali. Penso, per esempio, a un Sassoferrato, dove il tema della madre con il bambino oltrepassa la sola lettura devozionale e parla di protezione, amore, pace e futuro. Sono valori leggibili ovunque.

 

 

 

 

Pietro Fachetti, «Ritratto di Vincenzo I Gonzaga, duca di Mantova», 1599-1600 ca. Courtesy of Altomani & Sons

Dettaglio di «Ritratto di Vincenzo I Gonzaga, duca di Mantova» di Pietro Fachetti, 1599-1600 ca. Courtesy of Altomani & Sons

Il Summit di quest’anno, intitolato «Oltre l’impatto economico», pone l’accento sul valore culturale e sociale dell’arte: in che modo questa prospettiva orienta le vostre scelte e il modo di raccontare le opere in fiera?
La prospettiva del Summit ci è molto vicina. Per noi il mercato è uno strumento di trasmissione, non il fine dell’opera. Il valore culturale e sociale dell’arte emerge quando un lavoro torna a essere letto nel suo contesto, nella sua funzione originaria e nella sua capacità di parlare al presente. In fiera cerchiamo di raccontare ogni opera in questo modo, come un nodo di memoria, tecnica, spiritualità, gusto e potere. Un ritratto Gonzaga, una maiolica istoriata, un’immagine del Sassoferrato non attivano soltanto un interesse collezionistico, ma rimettono in circolo conoscenza, relazioni con studiosi e istituzioni, e significati che il tempo aveva opacizzato. Questo, per noi, è il vero impatto sociale dell’arte.

Al di là della partecipazione al prestigioso appuntamento di Maastricht, su quali filoni di ricerca siete attualmente concentrati e attraverso quali progetti o iniziative li condividerete con il vostro pubblico nei prossimi mesi?
In questo momento siamo molto concentrati sulla valorizzazione del concetto di Rinascimento in una forma più ampia e attiva rispetto alla semplice periodizzazione storica. Ci interessa il Rinascimento come germe creativo, come energia di invenzione che riaffiora ogni volta che un artista riesce a trasformare la tradizione in qualcosa di nuovo. È una linea di ricerca che stiamo seguendo nella pittura, nella scultura, nella maiolica e nelle arti decorative. Nei prossimi mesi la condivideremo attraverso pubblicazioni, contenuti digitali più narrativi e immersivi, approfondimenti diagnostici e progetti espositivi costruiti per mostrare come certe idee del Rinascimento continuino ad agire ben oltre il loro secolo. Il nostro obiettivo è rendere la ricerca sempre più accessibile, senza perdere rigore.

Redazione, 09 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

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