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Alessandro Martini
Leggi i suoi articoliSi avvicina la 57ma conferenza annuale del Cimam, il Comitato Internazionale per i Musei e le Collezioni d’Arte Moderna che dal 28 al 30 novembre riunirà a Torino 300 delegati (direttori di musei e curatori) provenienti da tutti i continenti. Tre giorni di sessioni di lavoro collettivo, performance, keynote e discussioni di gruppo sui temi più urgenti, «in uno spirito di indagine critica e immaginazione collettiva per esplorare il ruolo in evoluzione delle istituzioni d’arte contemporanea in un contesto globale sempre più complesso», spiega il Cimam. Organizzata dal Comitato (nato nel 1962 e affiliato all’Icom, International Council of Museums), la conferenza è sostenuta dalla Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea Crt e dalla Fondazione Crt e ospitata dalla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, dalla Fondazione Torino Musei e dal Castello di Rivoli. La giornata inaugurale si svolgerà alle Ogr Torino, hub di innovazione e cultura della Fondazione Crt, e si estenderà nelle sedi delle istituzioni coinvolte. Molteplici i temi, elaborati dal Comitato per i contenuti, composto da Chus Martínez, presidente, Kamini Sawhney, Malgorzata Ludwisiak, Leevi Haapala, Victoria Noorthoorn e i direttori e curatori delle istituzioni ospitanti Francesco Manacorda, Chiara Bertola, Bernardo Follini e Davide Quadrio.
Sotto il titolo «Enduring Game: espandere nuovi modelli di creazione museale» (e con il mantra guida «Dalla necessità, la virtù»), la conferenza, strutturata in tre sessioni di lavoro collettivo, intende rispondere alle sfide urgenti che i musei di tutto il mondo devono affrontare: pressioni finanziarie e politiche, divisioni sociali e necessità di reinventarsi. E si interroga su come i musei possano bilanciare resistenza e resilienza, ripensando al contempo la governance, le pratiche curatoriali, le strutture dei team e il coinvolgimento della comunità per costruire istituzioni radicate nella solidarietà, nella cura e nell’immaginazione.
Significativi i «motti» che caratterizzano le tre successive giornate. «Fare meno vs. Fare diversamente», il primo giorno, vedrà la performance di Alessandro Sciarroni, seguita da una conferenza di Françoise Vergès del Sarah Parker Remond Center for the Study of Racism and Racialization (Ucl, University College London). La seconda giornata («Mappare i desideri») si aprirà con una performance del francese Abdullah Miniawy, seguita dall’intervento di Elizabeth A. Povinelli (Franz Boas Professor of Anthropology and Gender Studies alla Columbia University, New York), mentre la giornata conclusiva («Transazioni e trasmissione. Tattiche di solidarietà») si aprirà con una performance di Diana Anselmo seguita da un discorso di Mariana Mazzucato, professore di Economia dell’innovazione e del valore pubblico e direttore fondatore dell’Institute for Innovation & Public Purpose (Ucl). Ogni giornata è conclusa da una sessione di approfondimento e discussione, ciascuna con lo scopo di «sfidare i preconcetti radicati e creare un vocabolario condiviso per riflettere sulla trasformazione istituzionale», spiega l’organizzazione. «Fare meno», ad esempio, è inteso non come ritiro ma come «ricalibrazione», invitando a riconsiderare l’aspetto qualitativo rispetto a quello quantitativo nel lavoro culturale.
La conferenza annuale del Cimam riunisce solitamente tra i 250 e i 300 professionisti museali provenienti da circa 90 Paesi. Per il Cimam è un ritorno in Italia dopo quasi cinquant’anni, dal suo ultimo appuntamento italiano a Bologna e Prato nel 1976.
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