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Cecilia Paccagnella
Leggi i suoi articoliPlurimi sono gli impatti del cambiamento climatico sul nostro Pianeta, ma anche sulle nostre vite. Se anche le prime conseguenze le stiamo riscontrando guardando i termometri e assistendo a eventi atmosferici sempre più impetuosi, pensare a lungo termine è comunque complicato. Molti professionisti e scienziati stanno concentrando le loro forze proprio per prevedere quale destino ci aspetta se non prendiamo precauzioni e, tra le vittime, c’è anche il patrimonio culturale.
In Francia esiste un gruppo di lavoro guidato da Ann Bourgès, ricercatrice presso il Centre de recherche et de restauration des musées de France e segretaria generale di Icom Francia, che ha lo scopo di studiare ed elaborare un modello di Intelligenza Artificiale capace di predire proprio l’impatto dei cambiamenti climatici sul patrimonio culturale.
Il progetto è nato quattro anni fa da un’idea della stessa Bourgès, sviluppata assieme a altri due colleghi (specializzati in conservazione, geoscienza, ingegneria e informatica), oltre a Adèle Cormier e David Roqui, dottorandi in due progetti avviati appositamente. Dallo studio di tre siti storici francesi e delle condizioni meteorologiche alle quali sono soggetti, sono stati ricavati i dati necessari ad addestrare un modello IA.
Si tratta della base ottagonale in arenaria della guglia della cattedrale di Strasburgo, edificata nel XIII secolo, dell’insediamento gallico fortificato di Bibracte, in Borgogna, e un sito costiero non ancora rivelato, che verrà aggiunto in un secondo momento. I due dottorandi si sono divisi i compiti: Cormier ha dovuto raccogliere i dati relativi a clima e deterioramento dei materiali, mentre Roqui si è occupato più che altro della somministrazione degli stessi all’IA (oltre a materiali quali fotografie e audio) e al modo in cui quest’ultima dovrà analizzarli. Come riportato da «The Art Newspaper», Bourgès ha portato l’esempio di come funziona un simile processo: dopo aver detto all’IA «questa è una fessura: trova altre fessure in questa immagine», le è stato chiesto di riconoscere la stessa forma all’interno della stessa immagine.
Questo strumento è stato concepito per diventare una open source accessibile a tutti e dimostrarsi utile al lavoro di restauratori e archeologi, motivo per cui le è stato insegnato anche a considerare i grandi modelli metereologici per espandere il raggio d’azione. «Vogliamo che gli utenti possano usarlo per visualizzare come il loro specifico sito si modificherà nel tempo in relazione al clima locale», ha dichiarato Bourgès alla testata inglese.
Tutti i frutti del progetto saranno poi raccolti all’interno del sito Espadon, per mostrare a chiunque il potenziale di un simile dispositivo e sperare di dare un’immagine più concreta di ciò che potrebbe avvenire un domani: «Se si riesce a mostrare un’immagine di come un muro, entro 100 anni, perderà metà del suo intonaco o della sua pittura, le persone capiranno. È un modo per prevedere il futuro e preservare al meglio il patrimonio, ma è anche un ottimo strumento didattico».
Cecilia Paccagnella
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