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Vittorio Bertello
Leggi i suoi articoliUn annuncio del 19 marzo del Ministero della Cultura cambogiano ha salutato con favore la notizia del termine del restauro di una figura di Shiva danzante del X secolo, che in passato era stata ridotta in oltre 10mila frammenti. Ne dà notizia un articolo pubblicato sul sito del quotidiano francese «Le Figaro».
Questa scultura in arenaria, alta cinque metri e del peso di sette tonnellate, proviene dal sito dell’antica capitale dell’impero Khmer, Koh Ker. Raffigura la divinità indù Shiva con dieci braccia e cinque volti. Le rovine del tempio di Koh Ker, nel nord della Cambogia, sono state inserite nel Patrimonio Mondiale dell’Unesco nel 2023. Lo Shiva danzante, che ha potuto «rinascere dopo il suo completo restauro», come ha precisato il ministero, è stato presentato il 18 marzo al Centro di conservazione di Angkor, nella città di Siem Reap (Nord-ovest), dove si trova il celebre sito di Angkor Wat. Esperti cambogiani, in collaborazione con l’École française d'Extrême-Orient (Efeo), hanno dedicato cinque anni al restauro di quest’opera monumentale, ha aggiunto il ministero.
La statua «era stata rovesciata nel XIV secolo e frantumata in oltre 10mila frammenti dai saccheggiatori» durante gli anni della guerra civile (1967-75) che colpì il Paese, secondo un documento pubblicato dal Ministero della Cultura, dall’Efeo e da altri soggetti coinvolti nella sua ricostruzione. «Questo restauro costituisce una potente testimonianza degli sforzi intrapresi affinché i saccheggiatori non abbiano l'ultima parola», vi si dichiara.
Nel corso dei lavori, i restauratori avevano censito 2.750 lacerti con superfici scolpite e identificato oltre 700 altri frammenti, secondo quanto riportato nel comunicato. Le autorità sperano di reinstallare la scultura a Koh Ker per attirare un maggior numero di turisti nel sito.
Il mese scorso, la Cambogia ha accolto la restituzione al Paese di 74 oggetti d’arte che erano stati saccheggiati da un trafficante d’antichità britannico, Douglas Latchford. Gli esperti stimano che migliaia di reperti siano stati portati clandestinamente fuori dalla Cambogia nel corso degli anni. Secondo loro, questo traffico ha prosperato dalla metà degli anni ’60 agli anni ’90 del XX secolo, un periodo di generale instabilità che ha visto l’avvento del regime genocida dei Khmer Rossi (1975-79) e ha lasciato il prezioso patrimonio senza protezione.
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