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Carlo Carrà, «Venezia», 1960

Courtesy of Galleria d’Arte Cinquantasei

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Carlo Carrà, «Venezia», 1960

Courtesy of Galleria d’Arte Cinquantasei

Il tempo delle forme e il dialogo delle epoche ad AMAB 2026

Alla 51ma edizione della mostra di Bastia Umbra, che inizia il 22 aprile, l’antiquariato incontra contemporaneo, spiritualità francescana e nuove visioni dell’arte

Nel calendario delle fiere italiane dedicate all’antiquariato, poche manifestazioni hanno saputo trasformarsi con la coerenza con cui lo ha fatto AMAB – Assisi Mostra Arte Antiquariato Bastia Umbra. Giunta alla sua 51ma edizione, la rassegna torna dal 24 aprile al 3 maggio negli spazi del Polo Fieristico Umbria Fiere di Bastia Umbra, riaffermando una traiettoria ormai chiara che prevede non più soltanto esposizione di oggetti ma costruzione di un ecosistema culturale in cui le epoche non sono compartimenti stagni. AMAB si presenta infatti come un dispositivo curatoriale complesso, che tiene insieme circa novanta espositori e una molteplicità di linguaggi: antiquariato, arte moderna e contemporanea, design, grafica, gioielleria. Ma la cifra più interessante non sta nell’ampiezza dell’offerta quanto nella sua regia implicita, l’idea che il valore non risieda più nella singola eccellenza isolata bensì nelle relazioni che gli oggetti riescono a instaurare tra loro. In questo senso, l’edizione 2026 segna un ulteriore consolidamento del progetto di rinnovamento avviato nel 2023 che ha progressivamente spostato il baricentro della manifestazione da una logica mercantile a una logica culturale. La fiera diventa così un territorio interpretativo, dove l’antiquariato diventa linguaggio.

Il contesto non è secondario. L’Umbria, e in particolare Assisi, si inserisce in un anno simbolico segnato dalle celebrazioni per l’Ottavo Centenario della morte di San Francesco. È in questa cornice che la manifestazione costruisce la propria identità curatoriale, dichiarando apertamente la volontà di dialogare con l’eredità francescana come principio dinamico. La parola chiave è infatti «accoglienza», non solo nel senso spirituale ma come metodo estetico e culturale.

Come sottolinea Emo Antinori Petrini, direttore della fiera, l’idea guida è quella di una continuità tra Medioevo e contemporaneità, intesa non come linea storica progressiva, ma come coesistenza di tempi differenti. Il francescanesimo diventa così una matrice interpretativa: apertura al mondo, riduzione delle gerarchie tra linguaggi, ascolto della pluralità come forma di conoscenza. All’interno di questa architettura concettuale si inseriscono le sezioni espositive che diventano campi di tensione. Tra le più rilevanti spicca la mostra dedicata a Giorgio Ascani, curata da Bruno Corà. Il percorso, inserito nel programma Nuvolo Centenario restituisce la radicalità di una ricerca che ha trasformato la serigrafia da tecnica riproduttiva a linguaggio autonomo.

 

Giovanni di Tano Fei, «Madonna con il Bambino in trono incoronata da due angeli tra i Santi Giuliano l’Ospedaliere e Antonio Abate». Courtesy of Tornabuoni Arte

Vaso biansato con grappoli d’uva a rilievo e decoro a pompelmi e zagare Manifattura Cantagalli, Firenze 1895 - 1900 circa. Courtesy of Best Cerami

Le circa quindici opere esposte, tra cui il nucleo centrale delle «Genesi», mostrano un artista impegnato a forzare i limiti stessi del mezzo. Le quattro Serotipie degli anni Cinquanta, in particolare, segnano un passaggio decisivo: la stampa non è più duplicazione, ma produzione dell’unico. Le successive opere del ciclo «OIGROIG», con la loro struttura speculare e rigorosa, introducono invece una riflessione quasi matematica sulla forma, dove simmetria e variazione convivono in equilibrio instabile. Accanto a questa dimensione sperimentale, la mostra dedicata a Tita Tegano, costumista, scenografa e autrice di svariati libri, introduce un registro completamente diverso, più legato alla materialità del teatro e alla memoria della scena. La selezione di circa quindici costumi, provenienti dalla collezione donata al Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto da Renato Bruson, racconta una stagione della lirica italiana in cui il costume non era semplice ornamento ma dispositivo narrativo. Curata da Raffaella Clerici e Clelia De Angelis, la sezione attraversa opere come Simon Boccanegra, Falstaff, La Traviata, Rigoletto e Otello, restituendo la complessità di una pratica scenografica che teneva insieme rigore storico e invenzione visiva. In questi abiti, il corpo dell’attore diventa superficie di iscrizione di un immaginario collettivo.

Nuvolo, «Senza titolo» [n.24] (Genesi), 1990. Collezione privata © Associazione Archivio Nuvolo © ph. Paolo Asca

Maestro della Madonna del Duomo di Spoleto, «Madonna in trono col Bambino», XIV secolo. Courtesy of Umbria Artis

Il terzo asse espositivo significativo è rappresentato dalle opere di Lorenzo Fonda, che introducono invece una riflessione apertamente contemporanea sul rapporto tra tecnologia, etica e rappresentazione. In «Un Grido per la pace», la presenza di figure attorno a Papa Francesco costruisce un’immagine corale e quasi iconica della fragilità politica del presente, mentre «Captcha / Cieche speranze» sposta il discorso sul piano dell’intelligenza artificiale, interrogando il confine sempre più incerto tra umanità e sistema. Questa tensione tra registri diversi trova ulteriore sviluppo nel programma di incontri e performance, che costituisce una parte strutturale della fiera. 

Tra gli appuntamenti, il dialogo tra Monsignor Vincenzo Paglia e Lorenzo Fonda affronta il tema della pace e dell’IA, mentre Andrea Baffoni propone una riflessione sull’evoluzione del pensiero francescano nell’arte contemporanea. Alessandro Delpriori interviene invece sul rapporto tra immaginario francescano e cultura visiva, mentre Costantino d’Orazio approfondisce la rivoluzione iconografica di Giotto nel contesto umbro del Trecento. A chiudere simbolicamente il programma è la dimensione performativa: il concerto dedicato al Rigoletto del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto, le installazioni immersive dell’AMAB OFF e le performance site-specific che si diffondono tra Assisi e i suoi luoghi storici. Qui l’arte esce letteralmente dal recinto fieristico e si disperde nel territorio, assumendo una forma itinerante e sensoriale.

Particolarmente significativo è il progetto AMAB OFF, che include interventi come Cum tucte le tue creature, esperienza immersiva ispirata al Cantico di Francesco, la mostra «Da me a te» al Palazzo del Capitano del Perdono e le performance alla Rocca Maggiore di Assisi. In questo spostamento geografico e percettivo, la fiera perde la sua rigidità e diventa paesaggio culturale diffuso. Ciò che emerge, in ultima analisi, è una trasformazione sostanziale del concetto stesso di antiquariato, ma «campo di negoziazione» tra tempi diversi. 

Pier Francesco Foschi (attr.) «Madonna Incoronata». Courtesy of Matheus Gallery

Redazione, 23 aprile 2026 | © Riproduzione riservata

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